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28 febbraio 2017

Il grande salto


Il grande salto è un libricino sottile, di quelli scritti con una prosa semplice ed immediata, e che si potrebbero leggere nel giro di qualche giorno.
Il grande salto invece non sono riuscita a leggerlo velocemente: non riuscivo a leggerne più che un capitoletto per volta o prima di andare a dormire. E' un boccone amaro, qualcosa che è davvero difficile da digerire e fa star male.

Sidi Moumen probabilmente è un nome che non dice nulla alle nostre menti, ma era un posto assolutamente sconosciuto anche ai marocchini fino al 2004: il classico posto dimenticato da Dio e dagli uomini, nati dall'altra parte del muro.
Alla periferia di Casablanca, città che ho visitato quasi 15 anni fa (e vi consiglio di leggere il post di Francesca), sorge una vera e propria città divisa dal resto del mondo da un muro vero e proprio: la città da una parte e la città-discarica dall'altra.

Per la prima metà del libro ho pensato che le periferie del mondo si assomiglino tutte quante: cambiano le temperature, ma restano le storie di povertà, di violenza bruta e ceca, di impossibilità di cambiare vita e le piccole solidarietà tra vicini che permettono di sopravvivere:
E nonostante la fame dispieghi i suoi tentacoli, serrandogli il collo fino a soffocarli, a Sidi Moumen non uccide perché la gente divide ciò che possiede. Perché misurano a vicenda la loro comune disperazione. Domani sarà il turno di uno. Dopodomani quello di un altro. La ruota gira così in fretta.
Poi arrivano gli sceicchi nel quartiere e lì ho veramente faticato a prender sonno: gli sceicchi sanno come plagiare le menti di ragazzi che non hanno mai avuto nulla, ma soprattutto sanno che non avranno mai la possibilità di avere nulla.
Mi ha colpito molto che siano stati loro a fare uscire fisicamente per la prima volta i ragazzi dalla discarica, fargli vedere la "loro" città e portarli in montagna.

Il libro si conclude con l'attentatore che , giovanissimo, si fa saltare in aria in un hotel a Casablanca nel marzo 2003.

Ho letto l'intervista all'autore, Mahi Binebine, in cui racconta le minacce ricevute in seguito alla pubblicazione del libro ma soprattutto le difficoltà incontrate durante la stesura.
L'artificio di far parlare Yashin da un ipotetico aldilà, gli ha permesso di rendere meno spaventoso il suo protagonista, che in fondo non è altro che un ragazzino che sognava il calcio e che viveva nella spazzatura e ha incontrato le persone sbagliate.
Lo stesso autore spiega con quanta delicatezza sia necessario camminare sul labile confine tra il giustificare l'ingiustificabile e il racconto di quel che è stato.

Io mi sento di consigliarlo solo a chi si avvicina a questo libro preparato psicologicamente a leggere una storia molto dura e cruda.
Assolutamente inadatto a chi si fa facilmente impressionare: potrebbe togliere il sonno.
Piacerà sicuramente a chi non crede che i muri servano a renderci più sicuri.

24 febbraio 2017

Lion

Lion è un film incredibilmente coinvolgente, di quelli da cui non riesci a staccare il pensiero anche a film terminato.

Lion racconta la storia vera del piccolo Saroo, un bimbo indiano che vive in una condizione di povertà vera. Sua mamma cresce da sola 3 bambini e fa un lavoro pesantissimo, suo fratello lavora e si prende cura di lui, così come Saroo ad appena 5 anni deve prendersi cura della sorellina.

Saroo è un bambino felice perché è circondato dall'affetto e dalla protezione di una famiglia che adora.
 A soli cinque anni però finisce sul treno sbagliato e si ritrova a Calcutta, a 1600 km da casa sua, dove si parla addirittura un'altra lingua.
Saroo si salva dai mille pericoli ed insidie della vita della strada solo perché è un bambino molto sveglio e per una gran dose di fortuna.

Il bambino finirà a crescere ancora più lontano da casa: verrà felicemente adottato da una coppia australiana.
Saroo è un giovane universitario quando all'improvviso si ricorda la sua storia e decide di riprendere "la strada verso casa" e ritrovare la sua famiglia biologica, nonostante sia consapevole che ormai i suoi genitori sono la coppia che l'ha cresciuto.
Questa storia vera è straordinaria non solo perché Saroo riuscirà a riabbracciare la sua famiglia ma per il mezzo con cui riesce a trovarli: tramite Google Earth il ragazzo riesce a localizzare il suo villaggio.

La storia è commovente e mi spiace di non aver visto il film a casa per poter piangere in santa pace come una fontana!

E se per convincervi a vederlo non vi fosse bastato leggere la trama, ascoltare il mio giudizio positivo, sapere che il film è candidato a ben 6 premi oscar... beh, forse un ottimo motivo per cedere è il protagonista: l'attore è un gran figone! Tanto che ho proposto a Claudia del blog Il giro del mondo attraverso i libri di iniziare un nuovo progetto: #IlGiroDelMondoAttraversoGliAttoriBoni!

21 febbraio 2017

Che ragazza!

Un post condiviso da Federica (@federica_zucca) in data:
Se "Che ragazza!" è finito sul mio comodino è perché mi sono innamorata di un altro romanzo della stessa autrice, Cathleen Schine, "La lettera d'amore".

La lettera d'amore è un libro che, a ripensarci, non è superlativo, ma è l'unico libro per cui abbia mai sentito la necessità impellente di liberarlo: mi aveva fatto così bene leggerlo che avevo deciso di lasciarlo su una panchina, sperando che lo ritrovasse qualcuno che aveva bisogno di un balsamo per l'anima.
Che ragazza! non ha questo potere, ma è un bel libro: scorrevole, accattivante e brillante.

Fin ha solo 11 anni quando rimane orfano in un piccolo paesino del Connecticut e al funerale della mamma si presenta la sorellastra che lo porterà a vivere a New York.
Siamo negli anni '60  e  Lady, questo è il nome dell'eccentrica sorella, trascinerà il bambino a vivere al Greenwich Village, una zona di New York che in quegli anni era il fulcro della vita culturale alternativa.


Lady è uno spirito libero, ma a 24 anni decide che entro i 25 dovrà assolutamente sposarsi: inizia così un'estenuante e sfinente ricerca del suo uomo ideale, I pretendenti non le mancano e sono disposti a tutto per lei. Fin, che è solo un ragazzino, cercherà di aiutare la sorella, che ormai è tutta la sua famiglia insieme al suo cagnone, a fare la scelta più giusta.

Peccato che Lady si senta soffocare e decida di punto in bianco di scappare da New York e tornare in un posto che aveva amato fin da piccolina: Capri. Mica scema la Lady!
E qui la storia prenderà tutta un'altra piega...

Un libro adatto a chi ama New York, gli anni '60 e le ragazze che in caso di necessità si dimostrano molto più caparbie di quello che appaiono.

17 febbraio 2017

Le case di Chiloé

Anche le case di Chiloè rimandano alla tradizione polinesiana proprio come il curanto, il piatto tipico dell'isola.
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Le case palafitta di Castro
Le case di Chiloè vicino al mare sono fatte a palafitta e le più famose sono quelle di Castro. Immagini di queste case-simbolo le si trova un po' ovunque, anche nei murales di protesta e denuncia.
Queste case erano e sono costruite così per permettere ai pescatori di "parcheggiare" la loro barchetta vicino casa ed averla sempre sott'occhio.

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Murales a Castro, Chiloé
Le case invece più all'interno, quelle non proprio in riva al mare,  hanno tre cose che occhio e croce le accomunano tutte:

  • Le case di Chiloé sono coloratissime, non solo quelle a palafitta,
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Case colorate di Ancud, Chiloè

  • Le case di Chiloè sono fatte di legno, proprio come le Chiese, ma le pareti sembrano rivestite come da tegole.
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Sobrietà!

  • All'interno i cileni amano collezionare di tutto e di più! Questa era la credenza della sala colazione della pensioncina dove ho dormito un paio di notti a Castro: gli altri turisti europei son scoppiati a ridere quando con fare circospetto appena è uscita la proprietaria mi hanno visto scattare questa foto!
Chi toglie la polvere?

  • Ma la vera curiosità delle case di Chiloè è che sono case che "si spostano". Anche con una semplice passeggiata appare evidente che tutte queste casette di legno sono costruite non a raso terra... e mi chiedevo quale fosse il motivo!
Guardare la casa rossa!





















Le case si trovano sopraelevate perché se c'è la necessità con l'ausilio di una decina di mucche e l'aiuto di tutto il vicinato vengono fatte scorrere fino al posto dove serve... comodo no?

14 febbraio 2017

Amore a prima vista

Quest'estate sono stata in Polonia e ho provato a scoprire qualcosa di più di Wislawa Szymborska, una poetessa dal nome impronunciabile, premio Nobel, di cui mi sto innamorando sempre più.


Sono entrambi convinti
che un sentimento improvviso li unì.
È bella una tale certezza
ma l’incertezza è più bella.

Non conoscendosi, credono
che non sia mai successo nulla fra loro.
Ma che ne pensano le strade, le scale, i corridoi
dove da molto tempo potevano incrociarsi?

Vorrei chiedere loro
se non ricordano –
una volta un faccia a faccia
in qualche porta girevole?
uno « scusi » nella ressa?
un « ha sbagliato numero » nella cornetta?
– ma conosco la risposta.
No, non ricordano.

Li stupirebbe molto sapere
che già da parecchio tempo
il caso giocava con loro.

Non ancora pronto del tutto
a mutarsi per loro in destino,
li avvicinava, li allontanava,
tagliava loro la strada
e soffocando una risata
con un salto si scansava.

Vi furono segni, segnali,
che importa se indecifrabili.
Forse tre anni fa
o lo scorso martedì
una fogliolina volò via
da una spalla a un’altra?
Qualcosa fu perduto e qualcosa raccolto.
Chissà, forse già la palla
tra i cespugli dell’infanzia?

Vi furono maniglie e campanelli
su cui anzitempo
un tocco si posava su un tocco.
Valigie accostate nel deposito bagagli.
Una notte, forse, lo stesso sogno,
subito confuso al risveglio.

Ogni inizio infatti
è solo un seguito
e il libro degli eventi
è sempre aperto a metà.

09 febbraio 2017

Le chiese di Chiloè

A Chiloè, in Cile, uno non ci va solo per mangiare il curanto, il piatto tipico dell'isola.

La vera attrazione artistica dell'isola sono le sue chiese e ci sono dei veri e propri tour che vi portano a visitarle.


Che cosa hanno di così particolare queste Chiese da renderle Patrimonio UNESCO?

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La strada delle 16 chiese di Chiloè

  • Sono totalmente costruite in legno e hanno la particolarità di non avere nessun chiodo all'interno. Lignee non nel senso della foto eh, questa era  in ristrutturazione!
Chiesa di Dalcahue in ristrutturazione nel febbraio 2015
  • Queste chiese non sembrano affatto delle chiese, a partire dai colori. La più colorata ed appariscente che abbia visto è quella di Castro... ma anche le altre non scherzano!
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Chiesa di Castro

  • La chiesa di Castro è grande, anche perché si trova in un centro abitato che è una cittadina, ma ce ne sono altre minuscole che si trovano quasi in mezzo al nulla. Una delle mie preferite è quella di Aucar, isoletta dell'isola e che si raggiunge camminando su un pontile ed è definita l'isola delle anime naviganti.
pontile-aucar
L' "ingresso" all'isola della anime naviganti
  • Storicamente queste chiese servivano come punto di ritrovo e riparo contro i saccheggi dei pirati ed è questo il motivo per cui grandi o piccole che siano sono comunque esagerate per la quantità di popolazione che potevano accogliere durante una normale funzione religiosa.

Chiesetta di Aucar
  • Tutte quante hanno delle torri "campanile" molto alte: queste infatti servivano anche come faro per i tanti pescatori dell'isola.
chiesa-celeste-stelle-chiloè
La chiesa di Tenaun, proprio in riva al mare

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Chiesa di Colo
All'interno della chiesetta il soffitto è un azzurrissimo cielo stellato e sono appese tante barchette

06 febbraio 2017

Igiene dell'assassino

nothomb-assassino
Igiene dell'assassino è un libro troppo, troppo lungo!
Eppure non ha nemmeno 200 pagine ed è scritto bello grande.

Il problema di questo libro è che le prime 100 pagine servono solo ed esclusivamente per farti capire che il protagonista è un essere schifoso, odioso ed insopportabile.
Tach è un premio nobel per la letteratura  ed è vecchio, obeso e malato: scopre di avere un tumore molto particolare che colpisce solo gli assassini e gli lascerà solo più 2 mesi di vita.  Appresa la notizia, decide di concedere una serie di interviste a dei giornalisti che non vedono l'ora di incontrarlo dopo che per anni si è ritirato a vita privata.
Il ritratto che si delinea di questo uomo viscido è quello di un misogino e misantropo che odia tutto e tutti.
Ci sono anche alcuni spunti di riflessione su che cosa significhi  leggere per davvero: molta parte del romanzo ruota intorno alla questione se è possibile dire di aver letto un libro se non ti ha cambiato almeno un po'.

Poi intorno a pagina 100 arriva l'unica giornalista donna, quella che parte più svantaggiata di tutte perché Tach considera le donne come una grandissima piaga del genere umano, ma, a differenza dei colleghi che l'hanno preceduta, è l'unica che ha davvero letto le opere dello scrittore.
La giornalista ha scoperto che l'ultimo romanzo di Tach, quello che l'autore ha lasciato volutamente incompiuto, in realtà è la confessione di un omicidio e si dedica ad ottenere la confessione del vecchiaccio e tutti i particolari che nel libro non ci sono.

Cosa non funziona di questo libro?
A parte il personaggio volutamente ed eccessivamente pesante, il libro è tutto un dialogo o più precisamente un'intervista.
E dopo un po' (molto poco a dir la verità) io mi sono annoiata tantissimo.


03 febbraio 2017

9 ciliegie

Penisola di Hel, Polonia
Ciao Federica che 9 anni fa iniziavi a scrivere su un blog,
sono la Federica che dopo 9 anni continua a scrivere sullo stesso blog.

Sì Federica, alla fine hai trovato una cosa in cui essere costante: questo piccolo spazio.
Chi lo sa il perché, ma a questo blog ti ci affezionerai ogni giorno di più e anche quando tempo/energie/idee verranno a mancare tu rimarrai sempre attaccata con le unghie a questo albero di ciliegio che hai scelto come casa.

Vorrei dirti di stare tranquilla: niente di quello che stai sognando alla fine si realizzerà.
La cosa divertente è che in fondo non è poi così male: certi sogni 9 anni fa non potevi nemmeno immaginarli.
E oggi mi piace pensare che "il meglio deve ancora venire"...

Buon nono compleanno (+3 giorni) bloggerello mio, quanta strada abbiamo ancora da fare insieme :)



Il vento per soffiare via le nuvole
ha dovuto spingerle fin qui.
[Wislawa Szymborska]