L'altro volto della speranza racconta di due storie di fuga molto differenti tra loro, ma destinate ad incrociarsi.
Un uomo finlandese sembrerebbe avere la classica crisi di mezza età: molla la moglie ubriacona, un lavoro poco soddisfacente e decide di ricominciare da zero comprando un ristorante.
Compresa nel prezzo c'è una piccola squadra che promette fin da subito di regalare più di un sorriso per quanto siano improbabili.
Parallelamente seguiamo anche la storia di Khaled, giunto in Finlandia perché é scappato da Aleppo dopo che la sua casa e la sua famiglia sono stati bombardati da chissenefregachi (i russi, gli americani, l'isis o boh). Khaled fa la domanda per avere l'asilo politico ma gli viene negata.
Nel momento in cui è un clandestino incontrerà le due facce dell'Europa: quella della solidarietà tra persone in difficoltà e quella della destra xenofaba che accerchia il più debole.
Questo film stramerita di essere visto:
in giorni come questo per tenere gli ccchi bene aperti quando risuona minaccioso il vento delle destre pericolose ;
perché tratta di un tema estremamente attuale come quello del diritto di asilo e la gestione dei profughi;
perché non è facile parlare di violenza e far sorridere insieme: Kaurimaski ci riesce benissimo!
Se a fine anni '90 eravate delle ragazzine, probabilmente Leonardo Di Caprio ha segnato la vostra adolescenza.
Io in quegli anni ho visto Titanic un numero di volte che credo non mi bastino le dita delle mani e dei piedi per contarle. E ho sempre pianto con i singhiozzi, sempre.
Quando ho scoperto che a Torino c'era una mostra sul Titanic non ho nemmeno provato a resistere e ho organizzato una visita con le amiche Se passate da Torino fino al 25 giugno, vi consiglio vivamente di mettere in programma una visita a questa mostra che ormai da anni fa il giro del mondo e per la prima volta arriva in Italia. La mostra del Titanic a Torino porta con sè molti oggetti, dalle eliche della nave ad i diversi servizi di stoviglie ed ai vestiti ritrovati nelle valigie (per saperne di più vi consiglio di visitare il Blog di Roberta che ha fatto un post davvero dettagliato di quello che è esposto nella mostra).
Tutti gli oggetti raccontano nel loro piccolo un po' di quotidianità di quei tempi, ma quello che mi ha davvero colpito sono state le storie dei passeggeri che quasi per caso erano finiti sul Titanic (proprio come il "mio" Jack Dawson), quelli che sognavano il viaggio sulla nave più lussuosa di sempre, quelli che cercavano un futuro diverso ed avevano nelle loro valigie gli strumenti di un mestiere e quelli che hanno vissuto il resto della loro vita consci di essere sopravvissuti ad una tragedia immane.
Durante il percorso troverete la ricostruzione delle cabine delle diverse classi, accompagnati da musiche differenti che aiutano a ricostruire l'atmosfera che si viveva nelle diverse classi.
Quando si attraversa il corridoio della prima classe fa davvero effetto perché si ha l'impressione di non essere ad una mostra ma di stare davvero sulla nave,
Scendendo la musica lascia spazio al rumore dei motori della stiva e le stanze da solari ed illuminate diventano sempre più scure.
Piccola nota dolente: sulle bacheche che accompagnano i pezzi esposti ogni tanto ci sono degli errori ortografici/grammaticali e secondo me è inaccettabile in un contesto come questo!
Ed anche la tanto pubblicizzata stanza con l'iceberg non è niente di che.
A parte questo dettaglio, la mostra è davvero imperdibile e merita di dedicarci un pomeriggio!
Mi piace raccontare i miei viaggetti con gli stati (quelli vecchi!) di whatsapp.
Mi piace con un'occhiata avere davanti l'intero riassunto di una vacanza.
Sono stata a Genova questo fine settimana: non ho fatto la turista-maestrina come piace solitamente a me. Niente guida alla mano e percorso studiato per non perdersi nulla.
Ho semplicemente gironzolato per le sue viuzze =scarpinato su e giù per i carrugi.
E' una città che stupisce per quanto si sviluppi in altezza e per quanto stretti siano tutti quei vicoli.
Stupisce ancora di più chi fino a quel momento l'ha vista solo dai cavalcavia dell'autostrada e si era fatto un'idea completamente diversa di questa città dai mille palazzoni.
E' una bella città, ma avrebbe bisogno di una gran bella ripulita: immondizia ovunque e muri imbrattati non sono un bel biglietto da visita.
Ho pure visto un topo in pieno centro alle 22 di sera: certo era solo mentre a Roma ho viste intere famiglie... ma mi fa schifo lo stesso!
Il posto di cui mi sono però innamorata è l'Acquario.
Il sito dice che per visitarlo ci vanno 2 ore e mezza. Non credeteci: noi ci abbiamo messo 4 ore.
Quando sarete "immersi" in tutte quelle vasche ritroverete il gusto dello stupore di quando si è bambini!
Un post condiviso da Federica (@federica_zucca) in data:
Suicidi in capo al mondo è un'inchiesta giornalistica che ha i ritmi, ma non il finale ahimé, di un thriller.
La Guerriero racconta una vicenda davvero accaduta: a cavallo con l'inizio del millennio in una cittadina nel mezzo del nulla patagonico, Las Heras, iniziano a susseguirsi una serie preoccupante di inspiegabili suicidi.
La giornalista, anni dopo. decide di andare ad incontrare i parenti delle giovani vittime per capire se davvero c'è un filo rosso che ha unito tutte queste morti.
Le motivazioni che trova sono diverse ma facilmente riassumibili in mancanza di lavoro o prospettive future, musica metal ed un possibile nesso con una setta satanica, famiglie troppo oppressive o famiglie completamente disgregate.
Sinceramente questo non è il miglior libro che abbia letto sulla Patagonia, il più avvincente o emozionante, ma è quello più vicino all'idea che mi sono fatta dai racconti degli argentini su questa regione.
La Patagonia non turistica è un posto dove molti ragazzi argentini, soprattutto tra la classe media che studia ingegneria, sanno che passeranno qualche anno perché là c'è lavoro per via dell'estrazione del petrolio. Tutti però dicono che ci staranno per un po', per guadagnare e mettere da parte qualche soldo, ma poi scapperanno a gambe levate e torneranno a vivere nelle loro città.
Le aziende al sud pagano molto di più rispetto al resto del paese (ma ad onor del vero la vita è anche molto più cara) per convincere la gente a lavorare in un posto dal clima inospitale, dove il vento spazza via qualsiasi cosa e dove -in sintesi- non c'è nulla.
Un ragazzo mi ha raccontato (quindi chissà se è davvero così!) che gli abitanti di Ushuaia d'inverno, quando la città non è invasa dai turisti, non sapendo cosa fare, fanno in continuazione il giro della cittadina in macchina. D'altra parte la benzina ce l'hanno quasi gratis perché in Patagonia è un bene sussidiato e si trovano in quattro gatti senza nulla da fare.
Suicidi in capo al mondo
Se sognate la Patagonia leggete Suicidi in capo al mondo: se avrete la fortuna di visitarla, come ho fatto io, vedrete dei posti da sogno e difficilmente passerete in posti come Las Heras, ma sapere che esistono vi darà tutta un'altra consapevolezza.
Se ti interessano i libri che parlano di Patagonia ti consiglio anche:
Ancora non avete visto La bella e la bestia?
Se siete delle principesse che hanno sognato a lungo di indossare un abito giallo da sogno, avere una biblioteca sterminata e trasformare con un bacio un bruto in un principe gnocco.... beh che aspettate a vederlo?
Avete paura di rimanere deluse?
Vi capisco! Io qualche settimana fa mi sono rivista il cartone, cantando a squarciagola con Gino Paoli e Amanda Sandrelli "Ti riporta via come la mareaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa la felicitààààààààààààààààà!"... e mi sono chiesta; "E se sto film fosse solo un'enorme macchina commerciale mangia soldi?"
Vi posso però assicurare che uscirete dal cinema con l'entusiasmo a palla, gli occhi a cuore e persino un po' lucidi!
Ecco brevemente 3+1 motivi per cui il film è stupenderrimo:
Hermione Emma Watson è fantastica: non solo è Bella, non solo è brava, ma è credibile. E' davvero la Bella che avete lasciato nel vostro cuore di bimbe.
I costumi sono fedeli a quelli del cartone, ma hanno quel qualcosa in più che li rende veri, che sembra quasi di toccarli.
Alcuni atteggiamenti della Bella sono ancora più marcati rispetto al cartone per far capire alle bambine (di oggi e di ieri) che essere autonome, indipendenti e fuori dal coro è un valore aggiunto.
Io adoro il Letont del film: da semplice macchietta del cartone nel film trova un suo spazio. Sì Letont è gay ed è innamorato di quel cretino-pallone gonfiato di Gastone, ma tutta la polemica della Malesia che voleva addirittura censurare il film è una follia.
Ed ecco 3 piccole pecche del film, che però non inficiano il risultato:
ogni tanto il doppiaggio nel cantato non è proprio perfettissimo.
La biblioteca del film è bella, ma molto più reale di quella fantasmagorica e da sogno del cartone.
Tra lo Stia con noi del cartone e quello del film non c'è storia: il cartone ha una magia che il film non riesce a riprodurre.
Tra gli effetti collaterali vi segnalo 3 piccoli problemini:
una voglia incontrollabile di cantare e ballare in ogni situazione, più o meno così...
un'incontenibile propulsione all'acquisto di oggetti indispensabili