In Lettonia per questioni logistiche ho scelto di non allontanarmi troppo da Riga e sono andata al mare a Jurmala, poco più di mezzora di treno dalla capitale e spendendo meno di 4€ tra andata e ritorno... ovviamente se ci si accontenta dei mezzi utilizzati da noi comuni mortali, se no potrete optare per qualche opzione più appariscente!
Se come tutti i comuni mortali arriverete in treno, scendete a Maori come faranno tutti sul vostro treno. Se siete come me, la prima cosa che penserete sarà: Coma mai sono l'unica che ha il costume addosso sotto la maglietta se stiamo andando tutti quanti in spiaggia?
Appena arriverete in spiaggia però capirete tutto e quanto sono organizzati questi lettoni: su tutta la spiaggia ci sono delle cabine dove cambiarsi. Non hanno porte ma all'interno hanno dei separé tipo labirinto per cui ci stanno due persone ma la tua privacy è totalmente assicurata. In Estonia ce ne sono di simili, ma sono quadrati.
La spiaggia a Jurmala è assolutamente di sabbia ed è decisamente ampia e lunga per fare una bella passeggiata!
Di ombrelloni in spiaggia ce ne sono pochissimi probabilmente perché c'è sempre vento (tenete presente che la Lettonia è piattissima e non ci sono montagne che facciano da barriera) e perché appena dietro la spiaggia c'è un parco dove l'ombra abbonda.
La maggior parte delle persone stava sul suo asciugamano, ma è possibile affittare a 5€ un lettino di plastica.
Se poi volete fare i fighi potete provare a chiedere quanto costi stare nello stabilimento a quattro stelle.
Oltre a fare un po' di vita di mare, merita andare a zonzo per le vie di Jurmala, che viene definita la Costa Azzurra della Lettonia.
Passeggiando a casaccio tra le sue viuzze vi troverete a vedere le tipiche case di legno.
Alcune sono delle vere e proprie regge con i macchinoni parcheggiati in giardino:
Mentre altre, magari proprio di fronte, sono più modeste
E altre ancora sono talmente mal messe da non poter essere più abitate.
Gironzolate, gironzolate finché non troverete la vostra preferita!
Per troppo tempo ho fatto la cretinata di lasciare La verità sul caso Harry Quebert sul comodino: un po' perché è un tomone e un po' perché trovavo sempre di meglio da leggere e da appoggiargli sopra.
Un giorno un collega mi ha detto che pure a lui piace leggere e che non riusciva a staccarsi dalle pagine di questo giallo.
Non è stato male leggerlo ad agosto perché questo è proprio il tipo di giallo che merita di essere letto quando si ha il tempo per leggere tutto d'un fiato.
Il 30 agosto 1975 sparisce una ragazzina, Nola Kellergan, da una tranquilla cittadina del New Hampshire, uno staterello sulla costa orientale degli Stati Uniti quasi ai confini con il Canada.
A rendere ancora più tetro il dramma si aggiunge l'omicidio di una signora anziana che aveva chiamato la polizia subito dopo aver visto la ragazza inseguita da un uomo.
Dopo più di 30 anni per puro caso viene ritrovato il cadavere di una ragazzina nel giardino del famoso scrittore Harry Quebert e, guarda caso, seppellito con lei c'era la copia del suo libro più famoso, che racconta un amore impossibile. Dopo poco si scopre che l'uomo, all'epoca trentenne, e la quindicenne avevano avuto una storia d'amore: ovvio che il caso, seppur dopo tanti anni, sembra risolto e si pensa di aver trovato l'assassino.
Ma questo è solo uno dei livelli della storia: questo è un libro sui libri, un metalibro!
Infatti a cercare di scagionare lo scrittore Harry Quebert ci penserà un secondo scrittore, più giovane ed allievo del presunto assassino, che fin da subito crede all'innocenza del suo amico.
Lo "scrittorino" dopo aver pubblicato il suo primo libro si ritrova con l'editore alle calcagna e senza nemmeno un briciolo di ispirazione per scrivere il secondo: aiutare l'amico diventa un'opportunità per cambiare aria ed allontanarsi da New York.
Intanto scopriamo anche come è nato il libro "Le origini del male" che ha reso famoso Harry Quebert e che lui aveva scritto proprio per Nola.
Cosa è successo per davvero in quella maledetta estate del 1975?
Il libro è un giallo coinvolgente e di quelli assolutamente non scontati: io verso la fine avevo azzeccato l'assassino ma non il movente.
La scelta di raccontare la storia su più piani narrativi rende la lettura più dinamica.
Se siete tra i pochi che ancora non lo hanno letto a sto punto è inutile che andiate a cercarlo adesso: aspettate la prossima estate, infilatelo nella valigia e buone vacanze 2019 :)
Incredibile come passa veloce il tempo quando ci si diverte: incredibile come agosto sia già passato... e sia già arrivato in un attimo il momento di ritornare al lavoro!
Dopo un mese e mezzo fuori casa (prima per il lavoro in montagna e poi per le ferie) è anche bello tornare a casa, tra familiari cane&gatto amici e tanti pomodori dell'orto che sanno di pomodoro per davvero!
Libri:
Agosto non è il mese in cui leggo di più durante l'anno. Mi ero portata un libro in vacanza ma alla fine non l'ho nemmeno tolto dallo zaino.
I due libri che ho letto li ho finiti sotto un pino nelle giornate di ferie casalinghe, mentre io sorseggiavo succo di frutta e le zanzare sorseggiavano (il mio) sangue ed un uccello mi ha cacato sul libro (non è manco la prima volta che mi capita!).
I due libri che ho letto non hanno assolutamente niente in comune ma mi ha fatto sorridere che nel secondo, La verità sul caso Harry Quebert, uno dei personaggi dica "Nel mondo succedono un sacco di schifezze, ma noi non ne parliamo perché non ne abbiamo il tempo. Non possiamo parlare di Nola Kellergan e del Sudan perché ci manca il tempo, capisci?": il (Sud) Sudan è proprio il paese da cui inizia il viaggio de Il ragazzo perduto.
Il ragazzo perduto:la storia di un ragazzino sudanese che fugge dalla guerra e fa più di 6000 km da solo. Una storia di coraggio e riscatto.
La verità sul caso Harry Quebert: un giallo intrigante e multistrato. Il cadavere della piccola Nola di soli 15 anni viene ritrovato dopo 30 anni dalla sua sparizione e svelerà tante menzogne.
Viaggi:
Finalmente sono stata in vacanza in Lettonia ed Estonia: è stato un viaggio organizzato a grandi linee, in modo un po' sommario e sono tornata a girare le città con le mie amate infradito. Sembra una cretinata, ma è dai dettagli che si ritorna a capire che cosa siamo per davvero... e io sono una donna in ciabatte :)
Viaggiare da soli, come tutte le cose, ha i suoi pro ed i suoi contro: in questa fase della mia vita è quello che mi piace di più e mi regala serenità!
Il pavimento dell'unica Sinagoga sopravvissuta all'occupazione nazista ed io che realizzo che sono tornata a girare in infradito :)
Quando sono tornata da un mese e mezzo di solitudine (un luglio di lavoro sui monti e la vacanza in solitaria tentando di parlare in inglese) mi sono chiesta come sarebbe stato ritornare alla vita sociale vera e ho scelto la tecnica del tutto&subito: dopo una notte di pochissime ore di sonno in aeroporto ed una bella doccia rigenerante mi sono catapultata in una grigliata in montagna con tutti i miei amici. E' stato un ferragosto estremamente ordinario, con i soliti amici e le solite battute sui miei wurstel di farro, ma proprio per questo è stato bellissimo: anche tornare a casa ha il suo fascino!
E anche andare al mare, seppur in giornata, giusto per fare un bagnetto ha il suo perché!
Non mi sono proprio fatta mancare nulla :)
Laigueglia (SV) con i suoi ombrelloni e l'isola Gallinara
Ed ora è settembre ed è tempo di migrare, come diceva D'Annunzio.
Magari non fisicamente, che sono due mesi che più o meno felicemente vago, ma sicuramente con pensieri e progetti. E che si incrocino tutte le dita disponibili per me!
Leggere un libro come Il ragazzo perduto di Aher Arop Bol serve per capire com'è la vita di un profugo?
Assolutamente no, perché per quanto si soffra e si stia male e si tema per la vita di questo bambino quando si chiude il libro noi avremo un bicchiere d'acqua, un pasto, una casa.
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Quindi è una lettura inutile? Assolutamente no e in questi tempi bui leggere libri come questo forse non serve per capire fino in fondo, ma serve per sensibilizzare.
Prendete una mappa mentre leggete il libro e seguite il viaggio che porterà questo bambino a fare più di 6.000 km ed attraversare 8 frontiere senza uno straccio di passaporto e senza una famiglia su cui fare affidamento.
Aher Arop Bol è nato in un paese che non esisteva ancora: il Sud Sudan è nato nel 2011. Nel 1983 è iniziata la guerra che ha poi portato alla secessione tra il governo del Nord e del Sud e ha ammazzato due milioni e mezzo di persone.
Nel 1987 Aher era un bimbo di 3 o 4 anni e sulle spalle di uno zio abbandona il suo villaggio e la sua famiglia per fuggire verso l'Etiopia dove quella povera gente pensava di trovare un campo profughi o qualcuno ad attenderli: troveranno l'inferno. L'inferno è fatto di morte di fame e di stenti, di colera, di sevizie. Se Aher è vivo lo deve solo a quello zio che si toglie il poco che ha per darlo a lui e arriva a legarlo alle piante quando non c'è per evitare che ceda alla sete e beva acqua infetta.
Lo zio viene costretto ad arruolarsi e Aher si ritrova ancora una volta da solo, come tanti altri bambini nei campi profughi.
Mi piace un sacco il sottotitolo che riporta l'edizione spagnola: "il bambino che sapeva quello che voleva".
Fin da piccolissimo, quando non aveva quaderni ma imparava a scrivere sulla terra secca, Aher ha sempre saputo che l'unica possibilità per migliorare la sua esistenza era l'istruzione e lotterà con tutte le sue forze per riuscire a studiare.
Questo libro è il racconto di come è arrivato fino a Pretoria in Sudafrica ad iscriversi alla facoltà di legge e a scrivere la sua storia.
Quel che colpisce di questo libro, oltre ovviamente alle difficoltà che ha dovuto affrontare, è la tenacia di questo ragazzino che non smette mai di cercare la sua strada.
Non so quante volte scriva la frase "sono stato fortunato" mentre racconta situazioni tremende: ammetto di essermi sentita una cacchetta perché si percepisce che è una frase davvero sentita e noi (frase fatta ma vera) non sappiamo apprezzare quello che abbiamo.
Il libro è vecchiotto: è stato pubblicato nel 2009 e l'anno dopo tradotto in italiano.
Se lo trovate però leggetelo: di questi tempi libri come questo aprono la mente ed il cuore.
E credo che di questo ce ne sia davvero tanto bisogno. Tanto, tanto.
10 giorni tra Lettonia ed Estonia: un viaggio tra due paesi dove c'è un confine ma non c'è dogana (grazie Schengen, sempre sia lodato), dove tutto è piatto e non c'è una montagnola manco a pagarla oro e dove il paesaggio è un susseguirsi di bettulle-pini e pini-betulle.
Occhio però a pensare che si trovino città simili: Riga e Tallinn sono città estremamente differenti, come mi aveva avvisato Claudia, ma di loro vi parlerò poi.
Indispensabile per affrontare questo viaggio è stata la lettura di Anime Baltiche: senza avrei capito molte meno cose di quello che ho visto.
#unafotoalgiorno (una e solo una... e non sempre è facile!) è ormai diventata una forma mentis quando sono in viaggio, per riuscire a focalizzarmi su quello che è stato il meglio del giorno: per chi ha seguito il mio viaggio sulla pagina facebook del blog non ci saranno grandi sorprese perché questa volta sono stata bravissima ed attentissima a pubblicare ogni santo giorno una foto.
E ne approfitto per ringraziare chi sulla pagina con un mi-piace o un commento mi ha fatto compagnia :)
Giorno 1: Riga
Il primo pomeriggio a Riga l'ho passato a gironzolare a caso in una città molto elegante e fiorita: mi è davvero incredibile immaginare Riga in versione invernale e senza le sue aiuole curatissime.
Quello che mi ha più colpito è stato un grande girotondo di orsi nella piazza del Duomo: si tratta dei Buddy Bears. E' un'installazione temporanea che ormai da 15 anni gira il mondo per sensibilizzare sul tema della pace e della collaborazione tra le diverse nazioni: ci sono questi orsi alti 2 metri, ognuno dipinto in maniera differente, che rappresentano ogni singolo paese.
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Giorno 2: Riga
Per avere uno sguardo d'insieme su Riga ho scelto di partecipare a due free walking tour: quello sulla Città Vecchia e quello sul centro città. I tour sono solo in inglese ed i gruppi erano giganteschi (ma d'altra parte ad inizio agosto la città era invasa dai turisti).
Non sono tour esaustivi e non è il loro obiettivo: per esempio non si entra in nessuna chiesa, ma l'idea è di capire qualcosa di più di quello che stai vedendo. A me è piaciuto soprattutto il secondo.
Quello che però più mi ha colpito nella giornata è stato il Museo del KGB (la visita guidata costa 5 € ed è preferibile prenotare). Si ripercorre insieme alla guida quello che era il percorso e la quotidianità di chi aveva la sfortuna di aver a che fare con il KGB: dalla sala dell'interrogatorio dove venivi spogliato di qualsiasi oggetto personale, alle celle, il cortiletto per i venti minuti di aria, fino al luogo dove avvenivano le fucilazioni.
Giorno 3:
Raggiungere Rundale non è così complicato come sembra, ma solo un po' lunghetto: dalla stazione degli autobus bisogna cambiare due pullman ma poi si arriva in quella che era la Versailles dei Paesi Baltici.
Il giardino del Palazzo è grande e soprattutto il roseto è molto curato, anche se ad agosto non è il momento migliore per vedere le rose.
Il Palazzo è grandioso e fastoso, ma all'interno le spiegazioni non sono molto dettagliate e divulgative quindi si passeggia senza godere a pieno di quello che si visita.
Grazie ad Anime Baltiche però sapevo che palazzi come questo, anche se non direttamente Rundale, negli anni dell'Unione Sovietica non solo non venivano valorizzati o mantenuti in modo decoroso, ma venivano riadattai per esempio a case di cura per malati mentali. A Rundale è andata meglio: era un museo etnografico.
Giorno 4: Jurmala
Jurmala, mezzora di treno da Riga, è la Costa Azzurra della Lettonia.
Pensavo esagerassero ed invece è davvero un posto per ricconi, come dimostrano le ville da favola che ci sono più o meno vicino al mare: merita di perdersi e girovagare a caso per vederne di bellissime anche non sulle vie principali.
In spiaggia a Jurmala ho pucciato i piedi nel mar Baltico (anche se non era la prima volta in vita mia), mi sono scottata la schiena perché il sole picchiava, ho mangiato la solita zuppa di barbabietola... come tutti i giorni in Lettonia!
Giorno 5: Riga e Parnü
La mattina l'ho passata ancora in giro per Riga, ad entrare nelle Chiese e nella Sinagoga che non avevo visto gli altri giorni.
Ultimo giro al mercato centrale per comprare i frutti di bosco e poi ho preso il pullman per Parnü, la località balneare per antonomasia dell'Estonia.
Qui ho scovato una vera chicca in un negozio di roba usata: i dischi di Riccardo Fogli, i Ricchi e Poveri e Pupo... perché ovunque tu vada ci sarà sempre qualcosa o qualcuno che ti farà sentire a casa!
Giorno 6: Parnü
Dire che Parnü è la Florida dell'Estonia mi pare un po' esagerato: è un posto che mi è piaciuto tantissimo. Mi sono sentita davvero a mio agio e contenta su queste lunghe spiagge ventose e tra i viali del suo gigantesco parco e mentre guardavo i bambini giocare su quello che è il suo simbolo: (il perché un elefante sia il simbolo di una cittadina estone mi sfugge)
Giorno 7: Tallinn e Pirita
Appena arrivata a Tallinn credevo di essere finita in un girone infernale: gente ovunque! Poi ho scoperto che quella mattina erano attraccate tre navi da crociera contemporaneamente e quindi tutta sta gente com'era sbarcata velocemente se n'è andata.
Per sfuggire alla ressa ho pensato bene di rifugiarmi a Pirita, poche decine di minuti di bus da Tallin, dove c'è una famosa spiaggia. Peccato che insieme ai crocieristi anche il sole se ne sia andato e quindi Pirita non mi ha detto granché nella sua versione grigia. Invece il centro della città rivisto senza ressa mi è piaciuto parecchio!
Giorno 8: Tallinn
Anche a Tallinn non mi sono fatta mancare due free walking tour: quello classico della Città vecchia e quello della città comunista.
Per le cose che ho visto senz'altro il primo è più interessante, ma il ragazzo che ci ha fatto fare il secondo giro era così preparato che anche questa parte più grigia mi è interessata parecchio.
La cosa che più mi ha colpito è stato il grigiore, il degrado e la bruttezza del Linnahall: un'opera mastodontica fatta costruire per le Olimpiadi del 1980. Nei piani dei sovietici doveva essere il biglietto da visita della città, una specie di spazio polifunzionale con una grande sala concerti e una gradinata sul mare: oggi gli spazi sono chiusi per mancanza di fondi (e forse poco interesse) e la gradinata è lasciata a se stessa.
Giorno 9: Parco Lahemaa
L'escursione al Parco Lahemaa è un piccolo investimento ed è una cosa estremamente turistica: 59 euro + 13 per il pranzo (facoltativo) per essere scarrozzati tutto il giorno in giro per il Parco Lahemaa in minipullmini in piccoli gruppetti di max 8 persone.
L'escursione è molto ben organizzata e si vedono diversi punti ed aspetti del parco.
A me è piaciuta tantissimo, soprattutto la camminata nella palude estone!
Giorno 10: Tallinn
L'ultimo giorno a Tallinn l'ho passato per musei e mi sono esaltata davvero tantissimo!
L'ultima cosa che ho visto è stato il Museo del Kgb all'interno dell'Hotel Viru ed è una della cose più curiose di questo viaggio.
La vera sorpresa però è stato il Museo Kumu, un museo di Arte vicino al Palazzo Kadriorg: ero esaltatissima!
In un paio di ore si farà un vero e proprio viaggio nel tempo guardando le tele di pittori estoni a noi totalmente sconosciuti: è stato emozionate vedere come è cambiato il modo di ritrarre persone e paesaggi nel corso dei secoli. La parte poi legata alla propaganda comunista è stato come essere catapultata sul set de Il compagno Don Camillo!