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13 marzo 2010

I bambini vengono prima

Lo sapete: ormai sono anni che "lavoro" con bimbi immigrati. Ed è vero che certi venerdì torno a casa che non ne posso più e tirerei il collo a tutti ma è pure vero che le soddisfazioni non mancano.
I sentimenti che ho dentro sono tanti. Riassumendo direi che la gamma varia dal disgusto e lo schifo alla rabbia e all'incredulità. Incredula perché non capisco, mi sforzo ma non capisco.
E allora ho deciso di non parlare io, ma di farlo con le parole di Massimo Gramellini.

La Corte di Cassazione ha stabilito che un clandestino non può restare in Italia solo perché suo figlio frequenta la scuola. La tutela delle frontiere deve prevalere sul diritto del minore allo studio. Che dire? Comprendiamo tutto. L’applicazione rigorosa della legge e anche le reazioni di giubilo che si leggono sui blog: l’augurio è che i giubilanti siano altrettanto implacabili quando si discute di reati contro il patrimonio o di evasione fiscale. Però la comprensione si arresta davanti alla realtà della vita che, a differenza della legge, è fatta di carne. In questo caso della carne di un bambino. Il quale uscirà devastato da un’esperienza del genere, si sentirà assaggiato e sputato come una caramella guasta, quando in fondo la sua iscrizione a scuola era la prova migliore della volontà di integrarlo nella nostra comunità. Anche ammesso che la maggioranza dei clandestini siano così spietati da venire in Italia con un bimbo in età scolare solo per turlupinarci (ma ne avete parlato con la badante di vostra madre?), rimane il fatto incontrovertibile che quel bambino è un bambino. E che i diritti dell’infanzia, in una società che voglia distinguersi da un agglomerato di selvaggi, dovrebbero ancora significare qualcosa. E’ un pensiero buonista? No, è un pensiero umano. E mi rifiuto di credere che questi tempi spaventati ci abbiamo reso così insensibili da non cogliere la differenza. Da non capire più la semplice verità inculcata da generazioni di educatori: i bambini vengono prima.

1 commento:

  1. Il punto è che più passa il tempo più stiamo inesorabilmente diventando una massa di selvaggi.. altro che società civile.

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