14 giugno 2019

L'Atlante delle frontiere

Perché ho letto L'Atlante delle frontiere di Tertrais e Papin?
L'Atlante delle frontiere l'ha letto Claudia e l'ha consigliato sul suo blog.
In libreria lo avevo sfogliato fisicamente e mi aveva conquistato con le sue infografiche colorate.
Chi me lo ha regalato, dopo avermi chiesto più volte indicazioni per assicurarsi di aver capito bene cosa volessi, ha scritto sul bigliettino, con un sorriso, qualcosa tipo "sembra una delle cose più pallose che io abbia mai visto, ma se a te piace... auguri!".
Ed è vero! Se non amate la geografia è un libro orribile, ma se ne siete impallinati come me avrete trovato pane per i vostri denti!


La trama in breve:
Siamo davvero certi di sapere che cosa sia un confine?
è una linea che unisce o separa?
E c'è differenza tra una frontiera ed un confine?
Vengono gestiti in tutto il mondo nella stessa maniera?
Il muro di Trump, la Brexit, la Palestina: questi sono solo alcuni degli argomenti che verranno raccontati in questo libro, tramite infografiche colorate ed intuitive.







“Gli Stati nascono sull’idea di confine, che separa le genti, divide ‘noi’ dagli ‘altri’. Noi chi? Noi quali? E quali altri?” È così che, in parte, #marcoaime, introduce con la sua splendida prefazione l’intelligentissimo lavoro di #brunotertrais e #delphinepapin, autori dell’#atlantedellefrontiere, pubblicato in Italia da @add_editore, indipendente sempre attenta alla saggistica e alle tematiche più scottanti della geopolitica. Non si può sfogliare questo libro senza porsi una serie infinita di domande, quasi sempre riconducibili al semplice ‘perché...?’ Il perché dei confini, dei muri, delle barriere culturali che abbattono quelle fisiche imposte dalle Nazioni. Il perché della strategia, delle guerre dei limiti, delle guerre del non senso. Il perché di un mondo che invece di abbattere le distanze, si incaponisce su come riempirle delle macerie del retaggio storico, dell’orgoglio patrio, del conflitto religioso, del potere fine a se stesso. Eppure par proprio che delle frontiere noi non si possa fare a meno. Anzi...L’atlante porta a riflettere, più o meno indirettamente, anche sul fatto che le frontiere stanno dentro di noi, nella nostra genetica, oltre che al di fuori. Come se non fossimo in grado di pensarci senza una qualche separazione dal diverso, piuttosto che accettarlo. Dopo #lacrepa di #guillermoabril e #carlosspottorno, opera di fortissimo impatto (la trovate recensita seguendo #atticuslegge), @add_editore ha scelto di darvi un seguito ideale, ragionato e completo. Imperdibile. #booksnews #levostreletture #libridaleggere #bookworm #atticuslegge #confini #frontiere #nonfiction #reportage #bookstagram 📚📚📚 Se l’argomento vi interessa consiglierei anche la lettura de #limpetodellarealtà di #navidkermani @keller_editore e #suiconfini di #marcotruzzi @exorma_edizioni, di cui trovate entrambe le recensioni in #atticuslegge
Un post condiviso da Marti (@_bookworm_atticus__) in data:


Atlante delle Frontiere: recensione

Alla fine della Laurea triennale mi ero fatta convincere dalla mia relatrice a scrivere una tesi sui LLDCs, sigla che al 99,99% della popolazione sana di mente non dice nulla (esclusa quindi lei, me stessa ed amici e parenti stretti che sopportarono i miei scleri mentre la scrivevo). Si tratta dei paesi in via di sviluppo senza accesso al mare che sono, secondo la mia tesi (ed i dati che avevo comparato), i più sfigati tra i paesi in via di sviluppo perché (riassumendo molto) per il loro sviluppo commerciale dipendono sempre dalla stabilità dei paesi confinanti.
Dal momento in cui ho scritto partorito la mia tesi, mi è rimasta la curiosità per i confini, le frontiere e le dogane ed una infinita adorazione per il sempre-sia-lodato-Shengen!


L'Atlante delle frontiere propone 40 infografiche coloratissime con cui analizzare la nascita di alcune frontiere, curiosità, questioni attuali come i muri ed i flussi migratori ed i conflitti legati a problemi frontalizi.

Nessun caso è particolarmente approfondito, ma si possono trovare un sacco di questioni su cui scervellarsi   approfondire negli anni a venire!
Un esempio?
Ecco le tre cose che mi hanno incuriosito di più:

  1. Si parla tanto del Muro di Trump tra Stati Uniti, ma nel mondo ci sono tanti altri muri di cui non sappiamo nulla! Il più alto muro esistente si trova tra Uzbekistan e Kirgikistan ed è alto 9 metri, mentre il Muro di Berlino era 3,6 metri.
  2. Tra Bangladesh ed India, frontiera molto calda, esiste la regione del Cooch Behar dove c'è la frontiera più complicata del mondo: fino al 2015 c'era un territorio indiano che è addirittura enclave nell'enclave dell'enclave. Per capire questo casino, è necessario capire la storia di questi paesi...
    Fonte: amor vacui
  3. Quando si sceglie un confine naturale, come un fiume, sembra tutto molto semplice e naturale... ne siamo sicuri? Il confine dove lo sistemiamo? Nel mezzo o su una delle due rive? E se un fiume è navigabile non sarebbe meglio valutare la portata del fiume ed il suo letto? E cosa succede quando il fiume attraversa più stati e quello più a monte fa scelte discutibili? La cosa fondamentale da tenere a mente è che ogni frontiera è artificiale perché è scelta dall'uomo!
Autori: Bruno Tertrais e Delphine Papin
Anno prima pubblicazione: 2016
Pagine: 137
Dove: mondo!!!
A chi può piacere: agli amanti della geopolitica, a chi è estremamente curioso
Un'altra recensione: oltre alla recensione de Il giro del mondo attraverso i libri, vi consiglio questa breve intervista all'autore

4 commenti:

Moz O'Clock - nerdblog retro & pop ha detto...

Proprio ieri mi dicevo che vorrei leggere un atlante, questa estate... eccolo qui! :o

Moz-

babalatalpa ha detto...

Hai fatto centro di nuovo. Comunque, tu e la Claudia siete già sufficientemente pericolose, se poi aggiungi anche i post di Martina-Atticus è la fine!Abbiate pietà della scarsità di tempo dell'occupata in cerca di diversa occupazione.

Sara ha detto...

Mi sembra molto bello anche da regalare a uno studente delle superiori, o sbaglio?

Federica ha detto...

@sara: se è un ragazzo appassionato di geografia e politica assolutamente sì.
Le infografiche sono davvero molto colorate, intuitive e curiose.