01 luglio 2020

Giugno 2020

Giugno profuma di normalità: sono tornata a lavorare, seppur con orari ridotti e con un contratto che è terminato ieri. Le giornate hanno ripreso a girare con un ritmo più preciso e le gioie della domenica (prima fra tutte la colazione con calma in giardino) sono tornate ad essere solo una gioia del fine settimana e, proprio per questo, ad essere ancora più apprezzate.

Sono tornata a vedere gli amici con regolarità, a cenare insieme ed una sera sono pure andata in pizzeria... una cosa che non facevo da gennaio! 

In realtà gli ultimi miei giugni avevano tutto un altro sapore perché nelle ultime 3 estati, a luglio, andavo a lavorare in colonia in Friuli e quindi a giugno si doveva fare i conti con il "chiudere tutto", non lasciare cose in sospeso e prepararsi a un mese speciale nel bene e nel male. Quest'anno avevo già deciso che non sarei partita, ma il covid mi ha tolto tutti i dubbi.

Libri:
Non credevo che avrei mai potuto dire una cosa del genere, ma sono proprio contenta di aver letto meno degli ultimi mesi. Anche in questo sono tornata ai miei ritmi normali, un po' meno bulimici!
Ho anche provato a leggere Augustus per partecipare ad #unannoconlastoria il cui tema di giugno era la Roma Imperiale: mi sono bastate 70 pagine per ricordarmi perché al liceo detestassi il latino. Lettura abbandonata!
Le mie letture di luglio tra Brasile, Grecia e Regno Unito


 T
itoli di coda --> un giallo ambientato ad Atene, che parla di crisi e di Europa. 

 

 
La follia dei Flood --> un giallo gotico un po' inquietante ma con un finale poco soddisfacente


Il castello di Ipanema --> una saga familiare un po' troppo confusionaria per conquistarmi.

Audiolibri:
Le sette morti di Evelyn Hardcastle
è così mortale che ho persino deciso di chiudere con gli audiolibri per qualche mese. Se ne sconsiglia vivamente l'ascolto!
Serie tv:
Poche gioie e molte delusioni: questo è il riassunto della prima stagione di Paquita Salas che, con la sua agenzia, rappresenta varie starlette ed attrici. 
Poche gioie e molte delusioni è anche il motivo per cui mi fermerò alla prima stagione.


Sto seguendo la programmazione di Chernobyl su La7. Che angoscia!!!!!



22 giugno 2020

Titoli di coda - Un nuovo caso per il Commissario Kostas Charitos

Perché ho letto Titoli di coda di Petros Markaris?
Quando frequentavo la biblioteca-grande-bellissima vicina al vecchio-posto-di-lavoro c'era un bancone dei libri consigliati dai bibliotecari: alle volte c'erano le novità, alle volte dei libri su un tema, alle volte semplicemente dei libri "a caso". Mi piaceva molto scegliere tra quei libri sia quando avevo tempo, sia quando ero di fretta ed entravo solo per restituire ed uscivo comunque sempre con uno di quei libri con una copertina che aveva attirato la mia attenzione.

Con le biblioteche chiuse sono diventata una grande frequentatrice delle biblioteche online e mi sono accorta che ogni tanto c'è una vetrina con un autore consigliato: qualche settimana fa era il turno di Petros Markaris e, tra i titoli ancora disponibili al prestito immediato, ho scelto Titoli di coda (senza sapere che era l'ultimo di un trilogia). 
Sono andata sulla fiducia, come facevo con quello scaffale, e sono rimasta soddisfatta!



La trama di Titoli di coda - Un nuovo caso per il Commissario Kostas Charitos
Ad Atene sul suicidio dell'imprenditore dell'eolico, greco ma cresciuto in Germania, non ci sono dubbi, nonostante sia giunta una rivendicazione del gesto da parte di un fantomatico gruppo di "Greci degli anni '50". Poco dopo vengono freddati dallo stesso gruppo il proprietario di una scuola privata, un tizio poco limpido che faceva il faccendiere negli uffici pubblici e due contadini a Calamata, a 250 km dalla capitale.
Nel frattempo Caterina, la figlia del commissario, viene malmenata davanti al Palazzo di Giustizia da un comando di Alba Dorata perché si apprestava a difendere due immigrati africani.

La copertina greca, che è fantastica

Titoli di coda: la recensione
Per i greci il commissario Kostas Charitos è l'equivalente del nostro Montalbano: Petro Makaris ha scritto ben 15 libri sulle sue indagini (di cui l'ultimo è uscito da pochissimo in Grecia e non è ancora stato tradotto). 
Io ho letto Titoli di coda, che è il decimo, ed effettivamente mi sono accorta che in certi momenti facevo un po' fatica a stare dietro a certi dialoghi ed i colleghi venivano presentati al lettore in modo molto frettoloso: effettivamente il lettore attento li conosceva già. Questo però non mi ha rovinato la lettura, quindi se deciderete di appassionarvi al Montalbano greco potete anche pescare a caso tra le sue avventure.

Il commissario Charitos in tv

Questo libro è ricco di:
  • tanta Atene, dove non sono mai stata, con tanti nomi di vie e zone della città, più una scappata in una città che si chiama Kalampata
  • tanta storia greca recente, del dopoguerra, di cui io so ben poco ed è per questo che la copertina greca secondo me è fantastica.
  • tanta cucina greca, da leccarsi i baffi ed iniziare a pensare di volerci andare ad Atene... ma ci si fa andar bene anche la feta del supermercato per il momento!
  • tanta attualità: c'è Alba Dorata, un partito di ultradestra che però nelle ultime elezioni dello scorso anno non  ha raggiunto la soglia di sbarramento per entrare in Parlamento, e gli effetti sulla classe media della Troika.
La copertina carinissima della collana Noirissimo

Questo è l'aspetto che più mi è interessato: questo commissario che parla spessissimo del dispiacere di non poter usare la sua auto personale, ma doversi muovere con i mezzi perché ormai guidare un'auto privata è un lusso oppure l'attenzione meticolosa con cui la moglie riesce a mettere insieme delle ottime cene senza sforare dal bilancio familiare. 
Questo libro è molto più politico di quello che immaginavo. 

Il giallo in sé non mi ha fatto impazzire, ma il libro è davvero molto interessante per chi ama leggere storie in cui è facile carpire aspetti delle culture in cui sono ambientati.

Autore: Petro Markaris
Anno prima pubblicazione: 2014
Pagine: 311
Dove: Atene e Kalamata
A chi può piacere: a chi ama i gialli che descrivono molto attentamente i luoghi in cui sono ambientati, a chi cerca un libro in cui la città di Atene non sia sfondo ma vera protagonista
Un'altra recensione: La cuoca ignorante non si limita a recensire il libro e dargli un bell'8/10, ma segnala anche alcune ricette da provare.

16 giugno 2020

Lo smemorato di Tapiola

Perché ho letto Lo smemorato di Tapiola di Arto Paasilinna?
Ho sentito parecchio parlare di Paasilinna e mi spiaceva non aver mai letto nulla di suo.
L'occasione si è presentata con uno scambio su acciobooks ed ero davvero molto curiosa. Forse però partire con troppe aspettative non è per nulla una buona idea...

La copertina della prima edizione italiana

Lo smemorato di Tapiola:
trama
Il giovane taxista Seppo Sorjonen incontra letteralmente in mezzo alla strada Taavetti Rytkönen, un pensionato con qualche problemino di memoria. Alla domanda legittima su dove andare, Rytkönen risponde "Vada pure dove le pare". E' così che inizia la loro avventura dalla periferia di Helsinki, Tapiola, fino all'Ostrobotnia, una regione di paludi dove avranno luogo le esilaranti avventure di Seppo Sorjonen e Taavetti Rytkönen.

Fonte: BioFuel Region

Lo smemorato di Tapiola: recensione

Il viaggio de Lo smemorato di Tapiola ha qualche cosa di romantico: i viaggi di iniziazione hanno grande fascino, ma ben diverso è il racconto di un'ultima estate, l'ultima in cui un vecchietto ha ancora un po' di coscienza di sé e di chi è stato prima che la demenza prenda il sopravvento.
La prima copertina scelta per l'edizione italiana, che è quella della mia copia, è sicuramente molto curata, ma è un po' forviante perché rimanda all'inverno mentre qui si parla di un'ultima vacanza estiva. 
Probabilmente la casa editrice Iperborea all'epoca della prima edizione in Italia, 19 anni fa, era agli inizi e aveva bisogno di una copertina innevata per far pensare ai paesi scandinavi.
La copertina della nuova edizione è molto più calzante con questo bel taxi giallo pronto a tante nuove avventure!




  • ovviamente si nota una grande distanza tecnologica e viene nominato un oggetto che mi pare preistorico: la guida telefonica! Se oggi una persona si perde e non sa più chi è, si avrebbero altri modi per provare a rintracciare i suoi conoscenti.
  • si parla spesso della demenza e dei problemi di memoria del povero Taavetti Rytkönen ma non viene mai nominato l'Alzheimer, che invece oggi è una malattia che tutti purtroppo conoscono.
  • nell'ultima parte del libro entra in gioco un folle amico di gioventù di Taavetti, l'allevatore Heiki Mäkialo, e si legge una sottile critica al sistema delle quote latte imposto dall'Unione europea: ricordo da bambina le proteste con le mucche in piazza dei Cobas, ma è un qualcosa che sento molto lontano nel tempo.
Esiste anche un film tratto da questo libro

Questa avventura di un tassista che si prende a cuore ed adotta uno smemorato e lo porta in giro per la Finlandia viene descritta in modo divertente, volutamente esagerato ed irreale.
Però, forse perché nel mio cuore c'è già un altro vecchietto scandinavo, queste avventure non mi hanno appassionato e mi è sembrato uno di quei libri che non lasciano molto dopo averli finiti.
Peccato!

Autore: Arto Paasilinna
Anno prima pubblicazione: 1991
Pagine: 229
Dove: Finlandia
A chi può piacere: a chi vuole leggere una storia che racconti il mondo della demenza senile con una punta di humor.
Un'altra recensione: Sognando leggendo suggerisce che questo non sia il libro più riuscito di Paasilinna e io voglio crederle e dargli un'altra possibilità


12 giugno 2020

Il diario segreto di Maria Antonietta

Perché ho letto Il diario segreto di Maria Antonietta di Carolly Erickson?
Ho deciso di partecipare all'iniziativa #unannoconlastoria anche a maggio ed il tema era il periodo della Rivoluzione francese.
Siccome I Miserabili li ho già letti (ed amati) anni fa, ho deciso di buttarmi su qualcosa di molto più leggero ambientato sempre nello stesso periodo storico.
Non volevo leggere un'altra biografia, come avevo fatto ad aprile con Caterina de' Medici, e ho scelto questo romanzetto semplice e scorrevole.



Il diario segreto di Maria Antonietta non è una biografia: la trama

Scritto sotto forma di diario segreto, l'autrice immagina la storia di Maria Antonietta dall'infanzia a Vienna fino alla ghigliottina a Parigi prendendosi qualche libertà.




Il diario segreto di Maria Antonietta: la recensione
Carolly Erickson è una professoressa della Columbia ed ha scritto diverse biografie di personaggi storici femminili, soprattutto di donne. 
Su Maria Antonietta ha scritto una biografia e poi, più di vent'anni dopo, ha scritto un romanzo sotto forma di diario, unendo così la sua conoscenza di storica e la sua passione per la scrittura.

Il ritratto che ne esce di Maria Antonietta è sì di una ragazzina frivola, ma anche di una donna che non abbandonerà mai suo marito e che è una persona onesta. Il re Luigi XVI invece viene dipinto come un personaggio con grandi squilibri, triste come pochi ed assolutamente incapace.

Sia nella lettura del libro su Caterina de' Medici sia su questo su Maria Antonietta mi ha fatto molto pensare la diffidenza (per usare un eufemismo) con cui queste donne venivano viste con sospetto per essere regine straniere: pur dividendole 200 anni questo sentimento striscia immune tra le pagine.

Il diario segreto di Maria Antonietta è scorrevole, scritto in modo molto semplice e non è necessario avere molte conoscenze storiche del periodo per inquadrarlo.
Non è assolutamente un capolavoro, ma è un libro che si fa leggere con piacere e questo è un gran pregio.





Autrice: Carolly Erickson
Anno prima pubblicazione: 1991
Pagine: 348
Dove: Parigi, Vienna e Stoccolma
A chi può piacere: a chi cerca una lettura coinvolgente, vuole leggere qualcosa di storico ma molto leggero. Non credo che potrebbe piacere a chi ha una grande passione e conoscenza di quel periodo storico.
Un'altra recensione: Annachiara lo consiglia perché è un libro che non necessita di particolari conoscenze per essere apprezzato, ma sottolinea anche che i personaggi, fatta eccezione per la protagonista, sono un po' debolucci.

08 giugno 2020

Oceani fuorilegge

Perché ho letto Oceani fuorilegge di Ian Urbina?
Una sera ho letto su Internazionale la recensione di questo reportage di un giornalista del New York Times, che era andato a vedere che cosa succede oggi in un posto dove nessuno fa nessun tipo di reale controllo: gli oceani.
Quando ho letto che "oggi paesi senza sbocco al mare come la Mongolia o la Bolivia sono titolari di registri navali" non ho avuto  alcun dubbio: lo voglio, anzi lo devo, leggere!
La mia tesi di laurea triennale era proprio sui paesi in via di sviluppo senza accesso al mare e mi è rimasto un occhio di riguardo per quel mondo e per tutte le rogne in più che hanno rispetto ai loro vicini che invece ne hanno un accesso diretto. 
La mattina dopo l'ho scaricato dalla biblioteca online e sono rimasta entusiasta di queste lettura che genera emozioni forti.

Oceani fuorilegge: di cosa parla?
C'è un posto nel mondo dove tutto è concesso perché nessuno vede (e vuole vedere) cosa succede: quel posto si chiama oceano.
Vi si trovano 
  • pescatori di frodo che distruggono i fondali marini e che pescano specie protette, 
  • armatori che riducono i mozzi in schiavitù e paesi che trovano mille modi per non agire per davvero
  • ambientalisti che si dedicano anima e corpo per difendere le balene e non solo
  • associazioni che cercano di ridare dignità a quegli uomini
  • pirati che si trasformano a loro volta in guardie armate contro i pirati
  • medici che sfruttano le zone grigie del diritto internazionale
  • navi da crociera che scaricano in mare anche quello che non dovrebbero
  • e anche un tizio che ha fondato il suo regno su una chiatta che si trova a pochi chilometri dalle coste inglesi, ma il suo regno non è stato ufficialmente riconosciuto.
La mappa dei luoghi toccati dal reportage

The outlaw ocean:
titoli e copertine
Fonte: il sito del libro

Le copertine si assomigliano tutte: mare in tempesta, nave e colori cupi. 
Anche la nostra italiana di Mondadori si inserisce in questo filone, mentre i francesi sono gli unici che hanno scelto di inserire una figura umana su una nave sulla loro copertina.


Sul titolo si vedono già alcune differenze: noi traduciamo il titolo originale ponendo l'accento sulla mancanza di leggi mentre francesi ed olandesi per indicare lo stesso concetto usano l'immagine della giungla, dove è risaputo che vige la regola del più forte e non ci sono leggi.

Come sottotitolo noi abbiamo quello che è il vero fulcro del libro: un viaggio attraverso l'ultima frontiera selvaggia. 
Francesi ed olandesi invece, avendo già parlato di giungla, scrivono in copertina di cosa si tratta; crimini contro ambiente e persone.


Oceani fuorilegge: la recensione
La cosa brutta dei prestiti della biblioteca online è che durano 2 settimane poi, a differenza della biblioteca vera, puoi riprenderlo in prestito solo se qualcun altro non l'ha prenotato nel frattempo: su un libro breve non è un problema, su un libro vecchiotto nemmeno, mentre su un librone di 500 pagine appena uscito in Italia poteva esserlo! Il terrore di dover aspettare mesi prima di poterlo finire mi ha fatto mettere il turbo ed un po' mi è spiaciuto perché meritava di essere letto con maggiore calma. 
[per la cronaca, ho controllato e non era stato prenotato da nessuno. Effettivamente forse un librone di 500 pagine che parla di crimini perpetrati negli oceani non è esattamente il libro che desiderano tutti quanti... ogni tanto perdo il contatto con la realtà!]




Spesso noi consideriamo gli oceani come uno spazio tra le terre, come se non avessero un'identità e una dignità propria. Lo facciamo noi cittadini e lo fanno gli Stati: le stesse Convenzioni sono farraginose o volutamente poco chiare, tanto che l'oceano è una terra di nessuno dove si possono fare cose che sulla terraferma sarebbero molto più difficili.

"Sembrava anche di viaggiare nel tempo perché ho visto cose -pirateria, caccia alla balena, schiavitù, guerre private- che avevo sempre creduto appartenessero al passato".

Se l'autore non fosse un noto giornalista del New York Times verrebbe da chiedersi quanto ci sia di vero in quello che racconta, invece sapendo che il reportage è ben documentato la domanda che uno si deve porre è come è possibile che quello che viene raccontato in questo libro non venga denunciato a voce più alta!

Le storie dei pescherecci di frodo che pescano con tecniche vietate e/o in zone protette e/o pesci di specie a rischio di estinzione sembrano impossibili per quanto sono palesemente fuorilegge.

Quello che però non può lasciare indifferenti sono le condizioni di lavoro di chi lavora su quelle barche: le condizioni igieniche e sanitarie spesso fanno schifo e questi lavoratori non godono di nessun diritto.
Usare la parola schiavismo non è esagerata perché alle volte capita che delle associazioni nel sudest asiatico comprino i lavoratori per liberarli dalle condizioni più insostenibili.
In un capitolo si racconta di un lavoratore di un peschereccio che era riuscito a fuggire dalla nave in porto e veniva ricercato dalla mafia che gestisce quel traffico di esseri umani, con tanto di associazioni che cercano di coprirli. Ho letto da poco La ferrovia sotterranea ambientata negli Stati Uniti 200 anni fa e sembrava di rileggere quelle storie.

La lettura è davvero scioccante perché ci racconta di un altro mondo che nessuno racconta mai e di cui noi non abbiamo nessuna consapevolezza, facendo così il gioco di chi nel silenzio e lontano dalla terraferma può fare quello che vuole.

Autore: Ian Urbina, giornalista del New York Times
Anno prima pubblicazione: agosto 2019
Pagine: 564, ma l'ultimo centinaio sono di note bibliografiche
Dove: negli oceani
A chi può piacere: a chi si appassiona di confini, a chi crede che tutela dei diritti umani ed ambientali dovrebbero andare a braccetto, a chi ama il giornalismo d'inchiesta.