Non proprio in modo fisico, ma quasi.
A 7 anni dalla discussione della mia tesi, dopo infiniti stage/tirocini/corsi/esperienze e, soprattutto, un paio di anni da commerciale con partita iva, ho deciso di seguire il sogno del posto fisso come il mio amato Checco.
Quando studiavo sapevo che non sarebbe stato facile trovare lavoro, ma quando mi demoralizzavo pensavo al call-center... quello era il mio incubo ricorrente!
Finché Icaro non lo ha fatto, non avevo mai pensato di fare la bidella e non so come mai. Nemmeno quando cercavo di inventarmi qualsiasi tipo di lavoro per scappare dal mio lavoro da commerciale.
Forse perché in 13 anni di elementari/medie/liceo sarò andata al massimo 10 volte al gabinetto a scuola?
O perché la mia propensione per i lavori di pulizia è pari a quella della Principessina Sofia di Piccolo Grande Amore? [se sei molto giovane non potrai capire questa dotta citazione e me ne dispiaccio molto per te]
Da novembre fino a venerdì ho fatto la bidella in due scuole completamente diverse.
Prima sono stata in un asilo piccino piccino dove nemmeno mi sembrava di andare a lavorare per quanto mi divertivo e poi sono finita in una scuolona gigantesca con centinaia di bambini delle elementari, decine di insegnanti e, soprattutto ahimè, altri colleghi bidelli.
Non è stato facile, per nulla.
Tante volte, soprattutto all'inizio, mentre pulivo i gabinetti ripensavo a tutte le cose che avevo studiato, le cose a cui avevo rinunciato per passare gli esami, le ansie e le soddisfazioni, i sogni che avevo a vent'anni.
Mentre strizzavo quel mocio, mi veniva il patema d'animo.
Una volta una maestra ha detto ad un bimbo qualcosa tipo "vale la pena faticare per studiare perché poi farai un lavoro meno faticoso": è una cosa che hanno detto tante volte anche a me da piccola. [Premesso che il bidello non è un lavoro faticoso (mica stavo in fonderia), ma è un lavoro fisico dove si alternano momenti pallosi in cui non hai nulla da fare se non fissare un corridoio, a momenti in cui ruschi davvero per fare le pulizie in poco tempo.]
Quella volta lì mi è proprio venuto il magone.
Cercavo di trovare i lati positivi di questo lavoro: lo stipendio fisso, gli orari ben definiti, nessuna grana o pensiero da portarsi a casa.
In questi mesi mi sono sforzata, con alti e bassi, di trovare il bello in un lavoro che tanto bello (e soddisfacente) non è: quando ero all'asilo mi divertivo a giocare con i bambini, quando ero alle elementari mi facevo tutti i turni in mensa così chiacchieravo con qualcuno.
Quando sono andata via dall'asilo i bambini mi hanno riempito di regali, abbracci e soddisfazioni.
Quando ho finito alle elementari, una bambina grande con qualche problemino mi ha abbracciato forte e mi ha detto "Tu sei la mia bidella preferita!".
Incredibilmente mai come in questi ultimi mesi sono stata grata di aver avuto l'opportunità di studiare e studiare quello che volevo io.
E ho scoperto che va benissimo così: questa non è la vita che sognavo, ma ci ho provato.
Non lo so se voglio fare la bidella per sempre, ma so che non tornerei mai più alla vita di prima.
Ci vediamo a settembre guanti malefici... e se felice non sono di questo lavoro, però sono serena e questo è un gran traguardo!
E ora Buona estate a tutti!






































