12 novembre 2008

Machan

Presentato alle Giornate degli Autori veneziane e tratto da un fatto di cronaca di qualche anno fa, Machan è il lungometraggio d'esordio del produttore indipendente italiano Uberto Pasolini, uno dei finanziatori del mitico Full Monty. E' la storia di un gruppo di ragazzi cingalesi che vedendosi rifiutare per l'ennesima volta il visto d'espatrio per la Germania - terra dei desideri per chi cerca lavoro che possa consentire di sopravvivere dignitosamente in un paese sconvolto da conflitti etnici e flagellato dalla povertà - decide di ingegnarsi e di iscriversi all'imminente torneo di pallamano che si disputa in Baviera inventando di sana pianta la fantomatica Nazionale di palla a mano dello Sri Lanka. Il problema è che nessuno degli 'atleti' conosce le regole del gioco e tanto meno ha mai visto una partita, ma la posta in palio è alta e vale la pena di rischiare il tutto per tutto. Raccattati i giocatori necessari, le divise, l'allenatore, i soldi per i permessi falsi e scattate le foto di rito i ventitre eroi ottengono finalmente il nullaosta per la partenza e spiccano il volo verso il sogno di una vita migliore in Europa. Ma una volta lì se la daranno a gambe e andranno ognuno per la sua strada oppure proveranno ugualmente a giocare e a fare squadra rivendicando il proprio orgoglio nazionalista?
Piacevole e (auto)ironico dramma contemporaneo sull'immigrazione, Machan apre un'importante finestra cinematografica sul sud est asiatico commuovendo per la sua semplicità e per l'estrema spontaneità di situazioni ed attori (la maggior parte sono non professionisti presi dalla strada), il tutto riuscendo anche a divertire (in special modo nella mezzora finale) nonostante la delicatezza del tema trattato e la sua estrema attualità. E' dura la vita degli immigrati, clandestini e non, oltre i confini del proprio paese d'origine non si è più nessuno, tutto perde di significato, non esistono più titoli di studio né classi sociali, né dignità né diritti, si diventa un numero, si ricomincia da zero con un nuovo nome e una nuova identità pur di offrire alla propria famiglia, lasciata in patria, la speranza di una vita diversa, senza stenti e lontana dal degrado e dalle rinunce.
Una lavorazione durata quasi tre anni per un film di finzione ispirato alla vera storia della finta nazionale di pallamano dello Sri Lanka (arrivata all'orecchio di Pasolini grazie ad un flash d'agenzia mentre era in Australia per lavoro) approdata senza alcuna autorizzazione governativa in Germania ed i cui atleti avevano fatto perdere le loro tracce nel bel mezzo del torneo. Girato quasi interamente a Colombo e recitato interamente in lingua cingalese, Machan è un'opera apprezzabile, essenziale a livello estetico, importante sul piano sociale e culturale, uno sguardo serio ma anche scanzonato sulla realtà degli immigrati e al contempo una pesante critica ai governi e alle istituzioni dei tanto agognati Paesi Occidentali, incapaci di concepire regole e leggi in grado di garantire una possibilità ed una speranza a chi vuole solo lavorare onestamente e guadagnarsi da vivere col sudore della fronte.
Piacevole e (auto)ironico dramma contemporaneo sull'immigrazione, Machan apre un'importante finestra cinematografica sul sud est asiatico commuovendo per la sua semplicità e per l'estrema spontaneità di situazioni ed attori.
il film mi è piaciuto molto e naturalmente ve lo consiglio. è un film divertente ma che lascia un stretta al cuore...

5 commenti:

Katiu ha detto...

Non l'ho visto, però ne avevo sentito parlare sia alla radio che, se non erro, ne avevo anche letto qualche articolo su internet.

Dovrei solo trovare un attimo di tempo e guardarlo, perchè mi ispira assai!

AndreA ha detto...

Questo genere di film è sempre molto bello ed interessante.

Un abbraccio, a presto! :-)

Simo ha detto...

Ma sembra bellissimo!
Mi hai fatto proprio voglia di vederlo!

mistral ha detto...

Ti ho lasciato un commento un po' più in giu!!!!
::::))))))))

alfie ha detto...

ultimamente ci sono mille film da dover vedere..ma non ho tempo..peccato!! grazie per avermelo fato assaporare.