03 febbraio 2016

El bosque tallado di El Bolson

I buoni propositi per il 2016 non li ho fatti, me li sono risparmiati, come tutti gli anni, sapendo che tanto non ci tengo mai fede. Ed è un errore: i buoni propositi non sono mete, sono indicazioni per sapere dove vorresti andare. 

Io per questo primo mese dell’anno (in questo momento sono molto indulgente con me stessa) mi son mossa a casaccio: mi son fatta le domande giuste, mi son date le giuste risposte e poi ho avuto paura, consapevole di aver paura, di fare quello che dovevo.  
Una cogliona praticamente. Che strano garbuglio di pensieri che sono.

Poi stamattina ho avuto l’illuminazione: da qualche giorno sul desktop del mio computer c’è questa foto, fatta lo scorso anno a El Bolson (nord Patagonia, un paio d’ore a sud di Bariloche). L’ho scelta semplicemente perché è una bella foto di un bel posto, nonostante non sia stata fatta in uno dei posti più indimenticabili che abbia visitato.

  
Dal Bolson una delle escursioni più proposte è al Bosque tallado, una specie di museo a cielo aperto (in cui tra l’altro si paga l’entrata) e per arrivare devi prendere un taxi o un’escursione organizzata e camminare per un’ora buona in salitissima.


Alla fine degli anni ’70 un incendio ha distrutto un intero bosco: quello degli incendi è un gran casino in Patagonia. Sai com’è, gli argentini hanno l’abitudine di fare alla brace anche le suole delle scarpe e c’è un vento che ti porta via… motivo per cui nei parchi non si può mai accendere un fuoco!

Le possibilità per la comunità erano semplici:
-          Piantare nuovi alberi: ma piantare nuovi alberi vuol dire mettere la mano dell’uomo nuovamente negli affari della natura. E qui a El Bolson c’è una grandissima comunità hippy e quindi hanno pensato, anche giustamente, che sarebbe stata la Terra, con i suoi tempi, a ritornare verde.
-          Lasciare tutto così com’è: cosa che hanno fatto fino agli anni ’90.
-          Valorizzare l’area.

Si decide quindi che quell’area sarà un museo a cielo aperto, che i resti dei tronchi bruciati verranno utilizzati per intagliare statue e creare un percorso non nel bosco bruciato, ma nel bosco che cambia.
Le statue sono ovviamente tutte di legno, ogni anno con un concorso vengono scelti degli artisti che ne faranno di nuove e quelle più vecchie le si riconosce perché sono “rovinate” dagli agenti atmosferici.

E io ora tutte le mattine quando accenderò il mio computer (che equivale a poco dopo che avrò aperto gli occhi) voglio essere un bosco intagliato: voglio far crescere cose belle, là dove mi sono bruciata.


Ovviamente con la consapevolezza che questo è un buon proposito e come tale non ci darò sempre retta, non sarà facile. Ma me lo sono scritta, prima che per parlare a voi di un bel posto, per ricordarmi chi sono e quo vado, come dice il mio amico Checco

7 commenti:

Luigi ha detto...

brava Fede: mi piace questo proposito!!!

Luna Pizzafichiezighini ha detto...

Beh: stupendo!
Il bosco e il proposito.
Brava! Baci

Andrea Pizzato ha detto...

che meraviglia!! devono essere delle montagne bellissime!

UIFPW08 ha detto...

Quando andai io questo luogo non lo conoscevo oggi mi mordo le dita..
vabbe..Ciao Federica
Maurizio

Silvia ha detto...

Hai ragione Fede, i buoni propositi sono indicazioni su dove vogliamo andare, e non dobbiamo sempre seguirli, ma sappiamo che sono lì per guidarci. Bellissime le tue foto!

Sara ha detto...

Un bellissimo post,splendida conclusione!

vanessa varini ha detto...

Post meraviglioso! Queste foto mi piacciono molto!❤
gattaracinefila.blogspot.it