17 febbraio 2016

Un cinese a Buenos Aires

Un cinese a Buenos Aires ha una copertina così invitante che quando l'ho ricevuto dalla casa editrice GranVia non ho potuto resistere alla tentazione e mi ci sono subito immersa.

Le case colorate sono quelle tipiche del famoso quartiere Boca, tutte colorate, che però nel libro non c'entra nulla perché Ramiro, il protagonista argentino del libro, vivrà praticamente segregato nel quartiere cinese.

Piccola premessa: dove vivevo io a Mendoza gli immigrati per antonomasia erano le comunità boliviane -sempre abbastanza bistrattate- e c'era solo un negozio di cinesi, ma quando son andata a Buenos Aires mi son resa conto che lì la situazione era completamente diversa. Nel quartiere Palermo dove alloggiavo (e consiglio l'Ecopampa Hostel doveste andarci) tutti gli almacen, un equivalente dei nostri negozietti di quartiere, erano in mano a cinesi.
Ecco perché Ariel Magnus, l'autore, sente la necessità di indagare e scoprire quella che per antonomasia crediamo sia la comunità immigrata più chiusa in assoluto: se infatti il libro è ambientato a Buenos Aires per certi versi potrebbe essere il quartiere cinese di qualsiasi altra grande città del mondo. Devo ammettere che però vedere un argentino che si confronta con i cinesi mi ha fatto molto ridere.

La trama è abbastanza semplice: il nostro Ramiro è un giovane abbastanza grigio ed incolore che viene rapito dal cinese contro cui ha testimoniato e trascinato nel quartiere cinese, dove non gli verrà torto un capello.
Con Ramiro impareremo a conoscere alcuni aspetti della cultura cinese su cui anche noi abbiamo pregiudizi: la cucina cinese all'estero è un'altra cosa da quella davvero-cinese (così come avevo già letto anche nella "guida" di Pechino di Culicchia) al punto che nessun ristorante cinese americano assumerebbe un cuoco davvero-cinese, le ragazze cinesi son fatte come noi e scopriremo che anche i cinesi muoiono.

Un cinese a Buenos Aires è un libro che ci aiuta a capire i danni che fanno i pregiudizi: Li, il cinese che ha rapito Ramiro, è stato condannato per essere il piromane che per conto della mafia cinese sta incendiando molti negozi nella capitale. D'altra parte che ci faceva un cinese in piena notte nei pressi di un negozio in fiamme in bicicletta con una pietra e dei cerini addosso?
La verità è che quello che per una cultura è palese causa e conseguenza, per un'altra è causa e conseguenza di tutt'altra cosa: Ramiro dovrà aiutare Li a scagionarsi... ce la farà?

Se ripenso a tutta la storia mi sento perplesso, anche un po' indignato, non capisco perché ci sia bisogno di tutte queste coincidenze per raggiungere la felicità.
 - Hai mai pensato che noi non ci saremmo mai dovuti incontrare?

6 commenti:

UIFPW08 ha detto...

Ciao Federico i libri sono sempre la tua grande passione..
Maurizio

Patalice ha detto...

...io amo leggere, e devo dire che se una casa editrice invia un libro, è da leggersi, punto!

Silvia Pareschi ha detto...

Bella anche la copertina! :-)

Silvia ha detto...

Bello quando le copertine raccontano una storia e il libro ne racconta un'altra... A volte mi chiedo se chi sceglie le copertine legge anche il libro.

Annavagabonda ha detto...

Sembra interessante... :)

Federica ha detto...

@silvia: diciamo che è molto funzionale per un libro da vendere all'estero: perché con quelle case colorate il pensiero corre subito a Buenos Aires