27 marzo 2015

Pride

Miniere di carbone e telefoni fissi con la rotella? Sembra un altro mondo!
Beh, ad esser precisi, è un mondo in cui non ero ancora nata (seppur per poco)!

Pride  racconta una storia vera accaduta nell'Inghilterra del 1984: uno sparuto gruppo di gay e lesbiche decide di sostenere un gruppo di minatori gallesi, lontani ed ostili a tutto quello che è il mondo omosessuale. In comune hanno lo stesso nemico: la Thatcher.

E' una storia che parla di un piccolo mondo antico che sembra scomparso, ma non son scomparsi i pregiudizi verso chi ha un orientamento sessuale non etero,
Qualche giorno fa leggevo un post di Alice e mi ci son soffermata a riflettere: le discriminazioni contro LGTB dovrebbero davvero allarmarci tutti ed in prima persona! Se sarò madre vorrei che l'ultima delle mie preoccupazioni fosse sapere l'orientamento sessuale di mio figlio, ma probabilmente lo sarà se essere gay significa andare incontro a un mondo di pregiudizi e dove non ti vengono garantiti gli stessi diritti che ad un tuo coetaneo etero. Tanto per dirne una, in Argentina ci sono i matrimoni paritari.

L'unico limite di questo film delicato e delizioso è di essere troppo "tarallucci e vino". Però a ben pensarci quando ci si incontra, ci si guarda negli occhi e si smette di ragionare per categorie (ovvero non incontro più il diverso ma la persona) tutto è molto più semplice. O più difficile perché a volte si aveva una gran opinione di certa gente che quando frequenti ti si smonta velocemente... ma questa è un'altra storia!

Da vedere, già dal trailer si capisce che è un film che merita!
Per sorridere e riflettere.


24 marzo 2015

L'ESMA a Buenos Aires

desaparecidos-madres
Per raccontarvi questi viaggi argentini e cileni ho deciso di iniziare a farlo seguendo un primo filone: le case che ho visitato. Oggi però è il 24 marzo ed in Argentina si commemorano i 39 anni dal golpe militare con il nome di Dìa de la memoria. Bene, dopo avervi raccontato di una delle case di Neruda, oggi vi porterò "a casa" di gente che non avrei piacere di conoscere: andremo a casa degli ufficiali dell'ESMA, la scuola che a Buenos Aires preparava i ragazzi della marina argentina.

Ci tenevo tanto a visitarla l'Esma, che oggi è diventato l'Espacio Memoria y Derechos Humanos, ma me lo immaginavo completamente diverso.
Per prima cosa me lo immaginavo in un posto nascosto, lontano dagli occhi e dalle coscienze di tutti. Ed invece l'Esma si trova a Buenos Aires, su una grande strada circondata da palazzi e palazzoni, sotto lo sguardo di tutti. Ma di più: la scuola ha continuato a funzionare normalmente per tutti gli anni della dittatura e le torture avvenivano solo nel sottotetto del palazzo dove abitavano gli ufficiali.
Ovvio che tutti sapessero e questo faceva parte della strategia della Guerra Sporca: tutti dovevano essere coinvolti e avere le mani sporche e quindi venivano utilizzati come guardie anche giovani allievi che avevano tra i 15 e i 23 anni.
Fonte: Tripadvisor

Un altro motivo per cui me lo immaginavo diverso è che non è un museo, ma uno spazio per la memoria. Immagino che sarebbe bello visitarlo in settimana quando ci devono essere tante attività al suo interno e sarà probabilmente molto vivo, ma io ci son stata in un afoso sabato pomeriggio di fine gennaio (il corrispettivo del nostro agosto in Argentina) e quindi mi son ritrovata a fare una visita guidata in un luogo semidesertico.

La visita è solo all'esterno degli edifici, anche perché non c'è molto da visitare: la scuola è rimasta funzionante, e quindi in mano alla Marina, per 25 anni dopo la fine della dittatura, con la conseguenza che hanno avuto tutto il tempo di modificare e cancellare tracce scomode. Ho però scoperto cose che non sapevo sulla dittatura e soprattutto sulle strategie: ogni centro di detenzione aveva regole proprie e non c'era una vera e propria propria regola comune a tutti. Alcuni esempi? La Marina era decisamente più sofisticata rispetto ad altri reparti e quindi non utilizzava lo stupro come mezzo di tortura sistematico, cosa che invece capitava in altri centri, oppure dall'Esma ci sono diversi sopravvissutti rimessi in libertà, probabilmente con l'idea che parlassero e diffondessero il terrore che avevano vissuto, mentre dal centro di Cordoba, uno dei più grandi, non ci sono quasi sopravvissuti.
Non far capire la logica della propria strategia forse era la vera strategia dei militari: un sopravvissuto racconta di essere stato barbaramente torturato e successivamente gli è stato curato un dente che gli faceva male con ogni attenzione. Non c'era modo di capire chi era destinato a vivere e chi a morire.
esma-buenos-aires
Esma, Buenos Aires
Hasta la victoria siempre queridos hijos

Le storie all'interno dell'ESMA son storie  di ordinaria solidarietà e storie di terribili quanto quotidiane brutalità, tanto che una sopravvissuta ha tentato di spiegare che cosa succedesse lì dentro con questa metafora "L'Esma era il dado e la società il brodo": ovvero in quello spazio erano estremamente concentrati tutti i valori positivi e negativi che si trovavano a di fuori dei suoi cancelli,

Per saperne di più sulla storia dei desaparecidos ed in particolare di Estela Carlotto, la presidentessa delle Nonne di Plaza de MAyo, vi consiglio QUESTO libro: per esempio lo sapete perché il simbolo delle madri è un fazzoletto bianco, come quello che vedete nella foto del monumento in foto?

20 marzo 2015

Piccole crepe, grossi guai

Era una cosa che non facevo da un anno: andare al cinema.
Non è che a Mendoza i cinema non ci fossero, anzi abbastanza vicino a casa c'era un multisala dove davano tutte le americanate in uscita. Film un po' più impegnati però li davano solo in piccoli cinema al centro della città e io, pigrissima come sono, ho sempre rimandato di settimana in settimana e alla fine non ci son mai stata.

Quindi, com'è stato il mio primo film di ritorno in Italia?
Francese! E quando dico Francese, per me significa un po' lentino con le voci fuori campo e abbastanza senza capo né coda.

Piccole crepe, grossi guai però è meno francese di altri film francesi e quindi qualche risatina me l'ha pure concessa. C'è questo Antoine che è depresso e cocainome e finisce quasi per caso a fare da portiere in un elegante palazzina parigina. Non ci vuole molto per capire che lì dentro quello messo meno peggio lui: per dirne una, c'è anche Mathilde, interpretata da Catherine Denevue, che è ossessionata da una crepa che ha in salotto. Da qui l'idea dei tradurre il titolo originario, Dans le cour, in "Piccole crepe, grossi guai".

Se vi piace il cinema francese ve lo consiglio, se come me invece siete un po' prevenuti su quello che proviene da Oltralpe... beh potete vivere felicemente anche senza averlo visto!

18 marzo 2015

Le case di Pablo Neruda - Isla Negra

Nonostante tutte le sfortune successe le altre volte, durante le vacanze di Capodanno ce l'ho fatta a realizzare il mio sogno e son stata a visitare la casa di Neruda di Isla Negra.

"Compagni, seppellitemi a Isla Negra, di fronte al mare che conosco, a ogni superficie rugosa della pietra e delle onde che i miei occhi perduti non rivedranno più".


Io avevo sempre pensato che Pablo Neruda fosse un povero esiliato e me lo ero sempre immaginata come una persona modesta. Non ci avevo capito una mazza! ed effettivamente non sapevo quasi nulla della sua vita!

Pablo Neruda era una persona estremamente estrosa e la casa di Isla Negra, affacciata sull'oceano, rappresenta tutta la sua eccentricità!
Pensate che quando arrivava in questa villa suonava le campane, per avvisare i marinai del porticciolo e il mare che il Poeta era tornato alla sua casa.

Già dalla forma della casa (ora museo) ti dà l'idea di quanto fosse particolare e Neruda diceva che questa casa era come il Cile: lunga e stretta e si estendeva da nord a sud.
E dentro si scopre la sua passione: collezionare, come un bambino, un'infinità di oggetti come giocattoli. Ci troverete le barche nella bottiglia, le conchiglie (che io non ho visto perché la sala era in ristrutturazione), un mucchio di bottiglie, una bella quantità di insetti e farfalle e di oggetti sparsi, ma soprattutto le polene. Le polene sono quelle figure, quasi sempre femminili, che si trovavano sulle prue delle navi. Neruda non solo le collezionava ma per ognuna di esse inventava una storia, come fossero membri della sua famiglia o ospiti fissi della sua casa.
Fonte web: all'interno non si possono scattare fotografie
Per esempio aveva sistemato nella stessa stanza un pirata (forse Barbanera?) e una signorina nella speranza di farli innamorare. Nonostante lo sguardo insistente del pirata, la fanciulla non aveva mai smesso di guardare il mare e quindi non era mai scattata la scintilla fra i due.

E poi ho scoperto tante cosette carine sulle sue piccole manie... lo sapete che scriveva solo con una penna ad inchiostro verde?
Oppure aveva un lavandino nel salotto perché prima di scrivere lui rispettava questo piccolo rito di purificazione e si lavava le mani!

Sono uscita da quella casa che mi sentivo profumare di poesia, ero inebriata dalla voglia di conoscere sempre di più della vita di Neruda.


Informazioni pratiche: 
Costo: 5000 pesos cileni
Audioguida in diverse lingue, ma non in italiano
La casa di Neruda non è molto ben segnalata, ma per raggiungerla basta scendere verso il mare o chiedere qualche informazione

16 marzo 2015

Noi di David Nicholls

tiramiusu-soda-libro
-E' pure meglio di Un giorno, sappilo!
Così aveva commentato un'amica di facebook la foto dei miei regali di Natale.
Più bello di Un giorno no, ma Noi è davvero un bellissimo libro.

Nicholls è un vero maestro nel disegnare i personaggi, nel renderli familiari al lettore. Ti ci affezioni, come fossero persone della tua famiglia.
E riesce a farlo perché Nicholls è un prestigiatore eccellente nel giocare con il tempo, nel dosare i racconti del presente e del passato. In Un giorno ci aveva raccontato la vita di Emma e Dex per vent'anni, sempre nello stesso giorno. In Noi tutto inizia con una frase di Karen al marito "Penso che ti lascerò". E Douglas inizia a raccontare come cerca di riconquistare la moglie e, saltellando indietro nel tempo, ci racconta come ha conosciuto una ragazza così diversa da lui e come poi l'avrebbe sposata. E alla fine li accompagni passo dopo passo nella loro storia, nel loro matrimonio, nel loro creare una famiglia, che quando chiudi il libro ti sembra di essere sempre stata con loro e ti chiedi "E mo che faccio?".

Questo è l'ultimo letto che ho libro a Mendoza, prima di partire per il mio viaggetto.
Quando faceva caldo, mangiavo il tiramisù in giardinetto e controllavo febbrilmente che nessuno scarafaggio gigante mi passasse sui piedi!
Ora guardo fuori dalla mia finestra italiana e vedo l'autunno, che già con le stagioni sono un po' confusa. Che io mi ero abituata a vivere in un posto mezzo desertico dove in un anno non sarà piovuto nemmeno una decina di volte... oh, quasi si stava meglio quando si stava peggio ;P

13 marzo 2015

Buon 2000 quindi-ci | Bignami MMIV

Son tornata a casa, quella vera, quella sotto il Campanile.
Son passate solo 48 ore e sono felice e frastornata, ma non ancora nostalgica.

Stasera festeggerò un nuovo capodanno, un nuovo 2015 perché il mio 2014 è stato un anno un po' più lungo del previsto...
E quindi alla fine di questo lungo anno ecco com'è stato questo anno di servizio civile con il solito bignami! Scegliere un solo evento per mese mi sa che sarà difficile se non addirittura impossibile, ma ci proverò!

Gennaio: la Telefonata, quella che cambia tutto: "Federica se non hai cambiato idea, parti per l'Argentina". Oh merda!!!!

Febbraio: è stato il mese dei saluti, baci e abbracci e di una quantità di vita sociale decisamente superiore alla mia media!

Marzo: è stato il mese delle partenze. La mattina che son partita per Roma ho pensato "Cazzo Fede lo stai facendo per davvero" e dopo 15 giorni l'avventura argentina è iniziata per davvero.

Aprile: E' stato davvero complicato guadagnarsi la fiducia e un minimo di rispetto dei bambini: aprile è stato un mese difficile, A Pasqua son andata per la prima volta in Cile: è stato un viaggio pieno di sfighe! Poteva andare a finire solo in due maniere: o avrei iniziato ad odiare il Cile o me ne sarei innamorata. E' stato amore a prima vista.
Maggio: Verrà il giorno in cui racconterò ai miei nipoti di esser partita dall'Argentina per fare un fine settimana in Italia e mangiare una pizza vera. Il momento più bello del mio servizio civile credo sia stato quando mi son guadagnata la fiducia di C, 13 anni.

Giugno: vivere i mondiali in Argentina è una cosa che ti fa capire che cosa significa essere pazzi per il calcio! Ma pazzi per davvero... che qui in Italia siamo dei dilettanti al confronto.

Luglio: vacanze d'inverno in Argentina che per me si trasformano in vacanze estive a casa... con la pioggia!

Agosto: agosto è passato in un baleno, ma lo voglio ricordare per una cosa importante che mi hanno insegnato le Nonne di Plaza de Mayo: mai smette di credere nella propria lotta.

Settembre: il Valle de la Luna è tra i posti più incredibili che io abbia mai visto!

Ottobre: quando mai mi ricapiterà un compleanno a primavera? son tornata in Cile e mi son innamorata definitivamente di questo paese!

Novembre: le cascate di Iguazù son la cosa più meravigliosissima che io abbia mai visto, giuro che prima o poi ve ne parlerò!

Dicembre: avete mai pensato quanto è strano festeggiare Natale mangiando l'anguria?

Gennaio: il mio primo capodanno al caldo non è andato proprio come me lo ero immaginato, ma tutto insegna!

Febbraio: un viaggio che un anno fa avrei sperato di fare ma mai me lo sarei immaginato così: un mese da sola in Patagonia!

Marzo: saluti, baci, abbracci, lacrime, promesse,,, e tante speranze!

E ora? e ora pronti per il primo brindisi di questo 2015! Per tutto il resto ci penserò da lunedì!

02 marzo 2015

35 giorni

35 giorni di viaggio da sola

Montagne colline vulcani, di cui uno fumante, ghiacciai
Isole e isolette
Laghi laghetti lagune, cascatelle, fiumi e fiumi marroni
Tanto oceano, ma anche canali e stretti
Grandi città, capitali e paesini minuscoli
Pinguini condor leoni marini e un sacco di altri animali
Una scottatura, due cadute e due incontri ravvicinati con due vespe (una argentina e una cilena, per la par condicio)
Treni, barche e barchette, macchine e taxi, tanti pullman e una quantità incalcolabile di passi.

Con orgoglio e sicurezza posso affermare che se non ho imparato in questo viaggio a leggere una cartina non lo farò mai più #orientiringnonticonosco

Grazie a chi mi ha dato le indicazioni giuste e quelle che lo sono state un po' meno, a chi mi ha aperto le porte di casa sua, a chi ha fatto un pezzo di strada con me e a chi ha sconvolto i miei piani convincendomi a cambiare strada.

Ps. Oggi torno a Mendoza, dove i miei coinquilini mi dicono che è saltato internet... ci si aggiornerà probabilmente tra una decina di giorni quando rientrerò definitivamente in italia!! Ciaooooooo