28 maggio 2016

Ci recchiamo a Recco #cit

Sono un po' -tanto- assente dal mio albero di ciliegie in quest'ultimo periodo: vuoi per il lavoro e vuoi per un bel po' di diversivi che mi sto concedendo!

Per esempio la scorsa settimana,complice un bel sole, sono andata a Recco con gli amici e mi son divertita un sacco.

Ad essere sincera la cittadina di Recco, in provincia di Genova, mi ha un po' deluso: a differenza di molti altri paesini liguri non ha un centro storico e non è niente di speciale.
E' la classica cittadine ipercostruita della Liguria, con un cavalcavia orribile che la taglia a metà.
Una bella passeggiata per Santa Margherita Ligure o Rapallo, a nemmenouna decina di km da Recco, è tutta un'altra cosa: si può passeggiare tra le tipiche case liguri e nelle viuzze strette strette ed affollate di turisti.
La spiaggia in questa zona della Liguria poi è tutta pietrosa, anche se è abbastanza larga.
Il castello di Rapallo sul mare

Ma diciamocelo, uno va a Recco soprattutto per assaggiare la famosa focaccia e, guarda caso, domenica c'era proprio la Sagra della Focaccia di Recco!
Io ero pronta a file interminabili ed ero psicologicamente pronta a ricevere mini-quadratini di focaccia ed invece davvero era tutto ben organizzato! Certo la fila c'era, ma scorreva velocemente e la focaccia che veniva regalata era buona e abbastanza grande. Essendoci una distribuzione continua da parte di più pastifici si potevano anche fare più giri di fila per gustare diverse ricette e valutarne le differenze. [dal libro delle piccole scuse sagge per piccoli ingordi]
Recco, Genova
Già questo mi avrebbe permesso di ricordare che questo fine settimana di maggio come un momento bellissimo, ma aggiungeteci anche un gruppo di amici splendidi con cui condividere tanti momenti divertenti (quelli che fanno ridere solo a chi li ha vissuti)!

In più la ciliegina sulla torta è stata LaLunga: solo alle vecchie glorie di blogger questo nome dirà qualcosa, perché ormai il suo blog "del piccione" non esiste più. Però con LaLunga in questi anni abbiamo costruito un'amicizia fatta di messaggini, scambi di confidenze e, soprattutto, un interesse sincero di come procedevano le cose una dell'altra. E in 7/8 anni non ci eravamo mai viste, nonostante ci conoscessimo  molto bene.
Ero agitata questa volta, perché se LaLunga fosse stata antipatica sarebbe stata una grande decisione!
Ed invece LaLunga è simpatica come lo era su blogger, come lo è nei messaggi e come lo è seduta guardando il mare.
LaLunga a Recco è uno dei tanti regali che mi ha fatto aver creato e curato questo piccolo spazio e, come dice il Liga, è un vizio che non voglio smettere mai...

18 maggio 2016

Andarsene

Claudia, la mia spacciatrice di libri, mi ha prestato un libricino piccino e colorato, come solo i Sur sanno essere, con il "compito" di finirlo velocemente ed andare insieme all'incontro con l'autore.
Ed è così che ho letto Andarsene (titolo originale Los afectos) del boliviano Rodrigo Hasbùn.
Quindi questa recensione è un po' particolare perché è il frutto degli appunti che ho febbrilmente preso mentre l'autore raccontava la storia di Andarsene.
Una foto pubblicata da @Giromondolibri (@claudia_giromondolibri) in data:

Andarsene vede come protagonista una donna veramente esistita, Monika Ertl, più nota come la vendicatrice di Che Guevara: infatti questa donna giustiziò l'uomo che aveva fatto tagliare le mani al cadavere del Che per poter provare di averlo veramente ucciso.

Monika Ertl
Occhio però a non confondere questo libro con un romanzo storico: lo stesso autore dichiara che non ha fatto un ritratto fedele dei personaggi e di essersi preso diverse libertà narrative. Rodrigo Hasbùn ha raccontato che l'idea di questo romanzo gli è venuta a Cochabamba, città boliviana dove è nato e da dove è emigrato per andare a vivere a Houston, bevendo una birra con un amico che gli ha chiesto se conoscesse la storia della famiglia Ertl.

La storia di questa famiglia è infatti molto particolare: papà-Hans Ertl dopo la fine del nazismo deve lasciare la Germania e si trasferisce con la moglie e le tre figliole in Bolivia, una terra a loro totalmente sconosciuta e di cui nemmeno conoscevano la lingua.

La storia si sviluppa come un album fotografico in cui viene data voce ai diversi membri della famiglia, che raccontano un pezzetto della loro storia e dal loro punto di vista: nelle storie, e tanto più in quelle familiari, è pericoloso raccontare la storia solo da una prospettiva.

Dalla storia di Che Guevara e della rivoluzione,l'autore riesce a non farsi troppo coinvolgere e rimanere abbastanza oggettivo perché, essendo fatti che non ha vissuto in prima persona, c'è una distanza emotiva che per gli scrittori coetanei dei suoi genitori sarebbe più difficile da mantenere: "è un'eredità. E' una storia che ho ricevuto e non ho vissuto in prima persona". [Hasbùn è del 1981 e Che Guevara è stato assassinato in Bolivia il 9 ottobre del 1967]


Io amo i libri in cui il lettore è protagonista, in cui mi sento coinvolta, in cui non devo solo leggere ma devo "ragionare": qui vengono presentate diversi pezzi di vita e sta poi a noi cercare i legami e farci le giuste domande.

Io darei un bacio in fronte ad uno scrittore che dice di rispettare così tanto il lettore da non volergli far perdere tempo e quindi di aver scelto di raccontare una storia che poteva avere anche 400 pagine in meno della metà, senza perdere di credibilità! Ad avercene di scrittori con il dono della sintesi e che son capaci di tagliare i fronzoli ed andare dritto al cuore del lettore!

Se non si fosse capito a me è piaciuto un sacco ascoltare l'intervento di Rodrigo Hasbùn e mi è piaciuto ancora di più il suo romanzo. Quindi se amate il SudAmerica prendetevi un po' di tempo per scoprire questa storia!

Non è vero che la memoria è un posto sicuro. Anche lì le cose si deformano e si perdono. Anche lì finiamo per allontanarci dalle persone che più amiamo.

16 maggio 2016

Una ciliegia al Salone del libro 2016

Dopo aver detto a destra e manca che quest'anno non ci sarei andata, sabato mattina i miei buoni propositi sono andati a farsi friggere e sono andata al Salone del libro.

In giro leggerete un sacco di post di lettori che, beati loro, amano questo luogo mentre a me, ahimè, proprio non piace e non mi ci trovo a mio agio. Nonostante questo lo sappia fin dalla primissima volta che ci sono andata, continuo imperterrita ad andarci (anche sfruttando lo sconto blogger perché 10 euro di entrata mi sembra abbastanza un furto!).
Una foto pubblicata da Federica (@federica_zucca) in data:
Il mio contributo al Salone del libro: ho consigliato il mio libro preferito. Ho paura torero di Pedro Lemebel


Devo anche ammettere che il sabato è un giorno quasi da suicidio al Salone, ma quest'anno non mi sembrava di passeggiare troppo pigiata come una sardina e quindi, almeno da questo punto di vista, mi è andata meglio del previsto.

Quello che mi confonde è la quantità infinita di libri che si trovano in un unico spazio.
E' molto raro che io riesca ad uscire a mani vuote da una biblioteca o una libreria, che sia piccina o enorme. Ma al Salone del libro io non trovo mai nulla che mi piaccia, o meglio trovo tanti libri che mi piacerebbero ma nessuno che mi folgori. Poi magari quello stesso titolo lo compro dopo qualche mese in un ambiente più tranquillo.

Lo scorso anno ero rimasta molto soddisfatta dopo l'incontro con D'Avenia, ma quest'anno non c'era nessuno che mi tentasse al punto di far un sacco di coda per ascoltarlo (nonostante l'agenda fosse ricchissima).

Alla fine ho comprato una LonelyPlanet scontatissima (vi dirò presto dove sto pensando di andare in vacanza!) e due libri al Libraccio, come sempre. Quindi al posto del Salone del Libro forse potrei regalarmi una gita in un mercatino dell'usato e ci guadagnerei!
Però ho portato a casa un sacco di segnalibri e, forse, per un po' non dovrebbero più verificarsi scene come questa.
Scontrino di fortuna durante la lettura dell'unico libro acquistato lo scorso anno al Salone al Libraccio: La lettera d'amore (belllo bello)




13 maggio 2016

Il caso Spotlight

Candidato a 6 nomination agli oscar e si è portato a casa 2 premi come miglior film e miglior sceneggiatura: chissà che filmone sarà Il caso Spotlight!

Il caso Spotlight è un film davvero coraggioso a partire dal tema: i tanti casi di pedofilia avvenuti sistematicamente in Canada e sistematicamente coperti ed insabbiati dai vertici ecclesiastici.
Proprio quando le vittime ormai si sentivano senza giustizia e abbandonate da tutti, compresi i mezzi di informazione, il nuovo direttore del giornale Boston Globe vuole che si faccia un'inchiesta su il caso di un prete accusato di aver abusato di decine di bambini per trent'anni.
Grazie ad un'inchiesta metodica e rigorosa i giornalisti della sezione "Spotlight" riusciranno a portare alla luce tante altre vicende di sofferenza legate alla pedofilia e, soprattutto, un clima di colpevole connivenza.

Il vero coraggio del film non sta però, a mio parere, nel tema su cui punta i riflettori ma sul come racconta la storia.
Sarebbe stato più semplice puntare sulla storia dei bambini abusati, ma il regista invece si concentra sulla storia dei giornalisti che faranno luce sulla vicenda. Punta alla testa anziché alla pancia dello spettatore.

Scelta coraggiosa, per la carità. Ma risultato leeeeeeento. Conseguenza: io ho dormito al cinema.

09 maggio 2016

Biografia di un albero

Biografia di un albero ha un grande difetto: è troppo argentino!
Per spiegarmi meglio ho bisogno di farvi un esempio: se voi foste dei turisti stranieri che passano un po' di tempo in Italia immagino che alcuni nomi alla lunga vi diventerebbero familiari. Magari non sapreste bene chi sono Mazzini e Garibaldi ma sono di vie che si trovano ovunque ed il loro nome qualcosa vi direbbero.

Biografia di un albero non è un libro storico ma spesso fa rifermento ai proceres, ovvero i padri della patria, e per me Urquiza, Sarmiento e Belgrano ecc sono prima di tutto vie e poi so qualcosina di loro: faccio fatica a capire i riferimenti alla loro vita e dargli un senso.

Biografia di un albero di Hernan Ronsino racconta il ritorno nel paesino natale di Federico Souza, uno sceneggiatore cinquantenne che ormai da anni vive a San Telmo, quartiere centralissimo di Buenos Aires. Federico di rado torna a Chivilcoy, cittadina nella pampa a due ore e mezza da Buenos Aires, ma questa volta deve tornare alle due radici per causa di forza maggiore: un amico di famiglia è improvvisamente morto e gli ha lasciato in eredità una mucca (che forse manco era sua). Questo è il motivo per cui la copertina originale mi sembra molto più azzeccata ed accattivante rispetto a quella italiana:

Federico resta a Chivilcoy solo 3 giorni -dal 2 al 4 marzo 2002- in cui cerca di capire il senso di quell'eredità e ripercorre parte della storia della sua infanzia e della storia del paese: entrambe legate da un profondo senso di ingiustizia sociale.

Che cosa non mi è piaciuto? Troppi nomi, troppe storie e alla fine avevo una gran confusione in testa su chi avesse fatto cosa e i legami tra i vari personaggi.

Ma era anche chiaro che si trattava di un gatto. E non c'è niente di più instabile e capriccioso di un gatto. E questo, disse, mi piace. Poi si stese sul letto -sopra le foto- si tolse le scarpe. E disse, guardando il soffitto, che il territorio dell'amore è così.
Roma, la mia gattina argentina


Ps. con questa recensione partecipo alla Trivial Pursuit Challenge

04 maggio 2016

La corrispondenza

La corrispondenza, firmato da Giuseppe Tornatore, è un film romantico-romanticissimo e pure un po' inquietante a mio parere.

La trama assomiglia vagamente a Ps I love you, ma il film di Tornatore fa piangere di meno, o per lo meno a me ha permesso di mantenere un livello minimo di dignità in sala (dignità che con Ps i love you mi ero giocata velocemente!).

Che cosa lega i due film, molto diversi tra di loro? In entrambi c'è "il morto che parla" [scusatemi se avete visto il film: so di mancare di sensibilità].
Ovvero, Amy è una ragazza scozzese giovane e brillante, studentessa di fisica che ha una relazione intensa e profonda con un professorone dell'università.
I due si vedono di rado, ma questo non toglie nulla alla veridicità del loro amore ed Ed-il prof la riempie di messaggi, chiamate e regali.
Ed viene a mancare, ma regali e messaggi continuano ad arrivare al momento giusto puntuali come orologi svizzeri: l'obiettivo di Ed è rimanere con la sua Amy il più a lungo possibile e aiutarla a superare il momento.

Vi assicuro che mi son commossa, ma anche tanto arrabbiata: ma professorone non era meglio se invece di architettare tutto sto piano per fare arrivare i suoi messaggi "dall'aldilà" non permetteva ad Amy di starle vicino durante la malattia?!?
Inizio ad essere acida ed intollerante verso chi esclude gli altri dalle proprie decisioni.

Un'ulteriore chicca del film è l'ambientazione: conoscete l'Isola di San Giulio nel Lago d'Orta? Io e Claudia l'abbiamo riconosciuta al primo sguardo: non esistono tanti (bei) posti dove sia impossibile girare una scena con il sole e senza nebbiolina!

30 aprile 2016

L'amore molesto

Questo è il mio primo libro di Elena Ferrante, dopo la saga dell'amica geniale, e, ammetto, avevo un po' paura: quando un libro mi è piaciuto così tanto ho sempre paura di rimanere delusa dalle letture successive.
Nella biblioteca vicino a cui lavoro ho scelto L'amore molesto per un unico motivo: non perché è il primo libro scritto dalla Ferrante ma perché era il più sottile sullo scaffale e ho pensato che se mi fosse andata male almeno la delusione sarebbe stata breve...

Ed invece ho trovato in queste poche pagine (nemmeno 200) una storia dai confini sfumati, dai toni forti ma soprattutto terribilmente coinvolgente ed appassionante!
Una foto pubblicata da Federica (@federica_zucca) in data:
Fin dall'incipit infatti non son più riuscita a staccarmi dalla storia de L'amore molesto:

Mia madre annegò la notte del 23 maggio, giorno del mio compleanno, nel tratto di mare di fronte alla località che chiamano Spaccavento, a pochi chilometri da Minturno. 
E da questo terribile momento Delia tornerà a Napoli tra i ricordi di una famiglia non da Mulino Bianco: un papà geloso e manesco e una mamma civettuola che trova il coraggio di prendersi le sue tre bambine e scappare di casa.
Prima di morire Amalia, la mamma di Delia, le ha fatto alcune strane e confuse telefonate e Delia vuole capire che cosa è successo a sua madre prima di annegare/annegarsi.
Delia si ritrova così a scavare tra i segreti di sua mamma, della sua famiglia e soprattutto nell'amore molesto che l'ha sempre legata a sua mamma, prima in maniera quasi viscerale e poi fino a costringerla a prenderne le distanze.

L'amore molesto è stato scritto quasi 20 anni prima de L'amica geniale ma ci ho ritrovato molti temi:

  • in primis c'è la città di Napoli, che non è mai semplice sfondo della trama ma è sempre viva vera e verace;
  • la violenza dei rapporti familiari e la difficoltà di decidere chi sono i buoni e chi sono i cattivi, perché ci sono troppe sfumature di grigi tra queste due fazioni.
  • una storia di donne, spesso incapaci di essere solidali tra loro ma assolutamente impossibilitate dallo stare lontane le une dalle altre.
Sapete però che cosa ho scoperto grazie a questo libro?
Che a me di chi sia Elena Ferrante non me ne importa proprio una cippa! L'importante è che scriva cose bellissime come quelle 1800 pagine de L'amica geniale e libricini come L'amore molesto e che quando prenderò in mano un altro suo libro saprò che sto andando sul sicuro...