27 maggio 2015

Il segreto dei suoi occhi

Se c'è una cosa che non faccio mai è leggere un libro dopo aver visto il film.
Dalla visione de Il segreto dei suoi occhi, che ha vinto l'Oscar come miglio film straniero nel 2010, son passati più di 4 anni, di certo non ne ho più un ricordo vivido... ma mi son comunque rovinata la lettura.

Ho deciso di leggerlo dopo che in Argentina avevo letto Ser feliz era esto (e tra l'altro inspiegabilmente questo post è un post che attira un sacco di contatti, tanto da essere il secondo più letto di sempre), e aver scoperto che del suo autore, Eduardo Sacheri, l'unico libro tradotto in italiano era per l'appunto Il segreto dei suoi occhi.

Siamo a Buenos Aires, fine anni '60, viene uccisa e stuprata una ragazza poco più che ventenne. Chaparro, giovane funzionario di una cancelleria della Capitale, si occupa e si appassiona al caso fino a trovare l'assassino. Ma la storia non termina qui e anche dopo la chiusura del caso questo omicidio resta nel suo cuore e si intreccia con la sua storia personale.
Sullo sfondo si intrecciano le vicende del periodo della dittatura, con i suoi abusi e sopprusi, i giochi di potere non chiari e soprattutto un gran caos. (vedi post sul centro di detenzione clandestina Esma).

E' stato bello leggere un libro dove ogni due per tre si prende un mate, è stato un po' come sentirsi a casa... cosa non si fa per lenire la nostalgia!

segreto-dei-suoi-occhi-libro


...capii che la brevità o il prolungarsi della vita di un essere umano dipende soprattutto dalla quantità di dolore che quella persona è costretta a sopportare. Il tempo passa più lento per chi soffre, e l'angoscia e la pena marchiano la pelle di segni irreversibili.


Ho elaborato la teoria secondo cui gli stupidi si conservano meglio fisicamente perché non sono consumati dall'ansia esistenziale di cui soffrono le persone più o meno lucide osservando lui.

25 maggio 2015

Gemma Bovery

Emma Bovary è la fedifraga per eccellenza, anche più della sua collega Anna Karenina, ma lei mi sta simpatica.

Gemma Bovery, il film, in realtà è un adattamento cinematografico non del libro di Flaubert, ma dell'omonima graphic novel (che bene cosa sia non lo so, ma lo intuisco... se dico fumetto ci si offende?).

Siamo in Francia, in un piccolo paesino di provincia, dove si è appena trasferita una coppia: lei si chiama Gemma Bovery e, guarda caso, il marito Charles. Per Martin, il panettiere con la passione per la letteratura, non è difficile fare il collegamento con la quasi omonima Emma Bovary! Quando poi si accorge che in comune Gemma ed Emma non hanno solo il nome ma condividono anche uno stile di vita molto passionale, l'apprensione di Martin (e il suo essere ficcanaso!) diventa incontenibile...

Del film mi è piaciuta l'interpretazione degli attori: Luchini fantastico e Gemma Artenton bellissima e bravissima. Mi è piaciuto il finale, decisamente ben studiato e divertente.

Devo però dire che anche se nel complesso il film è molto carino, l'ho trovato un po' troppo francese e in alcuni momenti ci avrei messo un po' più di ritmo.

Ma ora scusatemi, se volete saperne di più passate da Claudia e Silvia (eh sì questa settimana abbiamo ampliato la squadra!)... io devo andare a finire il libro di Flaubert, che chissà perché al liceo lo avevo abbandonato e ora mi piace un sacco! #TeamLeon

22 maggio 2015

Timbuktu

Timbuktu è un docufilm sull'avanzata dell'isis in Mali, Africa subsahariana.

Indigna, fa arrabbiare, viene voglia di girare lo sguardo da un'altra parte di fronte a immagini troppo forti e ci si commuove.
Di fronte all'assurdità di certe pretese degli integralisti si rimane quasi sbigottiti, ma ancora di più di fronte alla tenacia e alla dignità con cui la popolazione tenta di resistere. Resistere invano, purtroppo.
Ci sarebbe quasi da sorridere di fronte all'incoerenza di certi personaggi, militanti dell'isis, che vietano di giocare a pallone in città ma poi si perdono in chiacchiere se sia meglio Messi o Zidane.

Timbuktu era -incredibilmente- anche candidato all'Oscar,
Partendo dal presupposto che a me i film pesanti piacciono anche, bisogna ammettere che questo lo era davvero tanto. Vuoi per il tema, vuoi per la quasi assenza di ritmo (ma è un documentario!!) o per i sottotitoli (che io lo capisco che la lingua originale serve a dare veridicità, ma il sottotitolo ammazza!!! è risaputo)...
Film consigliato solo a persone fortemente motivate, ma molto fortemente....

E per saperne di più anche Claudia ha visto con me il film e l'ho ha recensito.

20 maggio 2015

La pioggia dei miei viaggi #sensomieiviaggi

E' con parecchia emozione che partecipo alla staffetta del Senso dei miei viaggi, un'iniziativa creata da Monica e che da un po' di tempo viene gestita di mese in mese da un blogger differente.

Siccome mi sembrava un compito impegnativo da affrontare da sola, ho pensato che fosse il caso di chiedere aiuto ad un vero esperto in materia!

Il tema di questo mese infatti è la pioggia,

Ora amiche e amici viaggiatori, quanti di voi almeno una volta nella vita non hanno pensato di avere la nuvoletta di Fantozzi sulla testa?
Dai, non vorrete mica farmi credere che sono l'unica che quando si muove trova spesso e volentieri dei diluvi!?!
Sono l'unica che si ritrova con le infradito nel mezzo di un temporale estivo?
Non è capitato anche a voi di sentirvi dire "che sfortuna signorina, qui non piove mai... sa, siamo in un deserto!" mentre siete fradice da testa a piedi?

Per partecipare al grande rito propiziatorio antipioggia dell'estate 2015, le regole sono queste:


  • I vostri contributi devono essere pubblicati entro il 5 giugno con l'hashtag #sensomieiviaggi
  • Ogni post può contenere al massimo 3 fotografie, scattate da voi e non prese da internet
  • Lasciate il link del vostro post nei commenti a questo post, affinché io possa rintracciare i vostri post.
  • Il 5 giugno pubblicherò il mio post e voi mi aiuterete, con i vostri commenti, a scegliere la foto giusta per il post finale
  • Il 10 giugno pubblicherò il post finale dove raccoglierò tutti i racconti di tutti quelli che avranno partecipato al senso dei miei viaggi di questo mese.
Partecipate numrosi, qui e sulla pagina facebook di una ciliegia tira l'altra, ma non mettetevi in mente di sfidare la mia quantità di pioggia presa durante i miei viaggi: non è da tutti ritrovarsi in una città durante un'alluvione!

buenos-aires-piove
Buenos Aires, la cattedrale
Novembre 2014, in teoria estate in pratica autunno




18 maggio 2015

Alessandro D'avenia al Salone del Libro

Ebbene no, nemmeno quest'anno il Salone del Libro mi è piaciuto.
Non ce la posso fare: io in mezzo a tutto quel bordello di libri invece di entrare in una fase di lib(r)ido compulsiva divento solo insofferente e nervosa. Troppa scelta mi manda in pappa il cervello e alla fine ho comprato un libro usato che già volevo e niente di nuovo.

Però son andata a sentire l'intervento di Alessandro D'Avenia, facendo una coda lunghissima e finendo in un posto lontanissimo dal palco, di nuovo.

prof-d'avenia-2015
Io mi aspettavo una chiacchierata sul suo ultimo libro Ciò che inferno non è ma lui ha subito chiarito che non avremmo parlato di quello. E io mi son sentita un po' spiazzata.
Mi son appuntata qualche pensiero, qualche spunto di riflessione. Tipo l'idea di trasformare il proprio destino in una destinazione, che ancora non ho capito bene che cosa voglia dire ma è un'idea che mi garba.

D'Avenia ha insistito molto sull'importanza di imparare ad abitare i nostri limiti come faceva Leopardi, riuscire ad abitare le paure anziché evitarle. E io in questo son abbastanza un geniaccio, nell'evitarle intendo.

Quest'anno dal Salone del Libro son tornata a casa con uno scarso bottino in borsa, ma con un desiderio in più: prima di compiere i fatidici 30 anni magari me  la leggo per intero l'Odissea, che magari ha qualcosa da dire pure a me che ogni tanto navigo un po' a vista...

15 maggio 2015

Il salone del libro di... Mendoza

L'evento culturale di punta di Mendoza è la Fiera del libro e dura una ventina di giorni ad ottobre.
Potete immaginare con quanta impazienza lo aspettassi e come fossi incavolata quando il giorno dell'inaugurazione, in cui l'ospite di punta era Edurado Sacheri (di cui avevo appena finito di leggere l'ultimo libro con grande soddisfazione), non potessi allontanarmi dal letto gabinetto!

Quando son riuscita ad andarci ho scoperto una cosa davvero interessante sugli argentini: gli argentini sono nazionalisti su tutto, tranne che sui libri. In Argentina troverete il Fernet Branca prodotto in Argentina, la vodka argentina e qualsiasi cosa tipica di un altro paese avrà scritto in piccolo sull’etichetta “producto en Argentina”, meno i libri. Ovviamente la mia idea era di comprare qualche libro di autore argentino, magari meno conosciuto rispetto i grandi nomi che si possono trovare anche nelle librerie italiane… ed invece no! 


Per prima cosa la grande Fiera del libro non era poi così grande (forse perché io sono abituata a quella di Torino?) e non era organizzata in base alle diverse case editrici come succede in Italia, ma ogni libreria della città aveva il suo piccolo stand. La conseguenza positiva è che si trovavano diverse offerte interessanti, la conseguenza negativa è che non c’era grande scelta di titoli e tutti più o meno proponevano gli stessi titoli: pochi pochissimi argentini, tantissimi libri di diverse edizioni dell’IsabelleAllende e di scrittori statunitensi e spagnoli, mentre tra gli italiani ho adocchiato un Pasolini, qualche Calvino e tantissimi Moccia o_0

Questo per dirvi che domani pomeriggio sarò al Salone del Libro di Torino e che ci sono buone possibilità che non resti delusa come l'ultima volta che ci son stata!

Se ci sarete anche voi e vi fa piacere, contattatemi e date uno sguardo ai consigli di Fragola per vivere al meglio il Salone!





13 maggio 2015

Quasi arzilli

Quando ho scoperto che Simona Morani aveva scritto un libro son stata molto felice, quasi esaltata: per me lei è la blogger poco costante ma con una gran capacità di coinvolgere di Pensieri online. Quando ho avuto finalmente tra le mani il suo (e-)libro però ho avvertito un certo timore: "e se ora fosse un libro brutto?".

Quasi arzilli è un libro davvero genuino: semplice, scorrevole e simpatico. Simona riesce a raccontare la vecchiaia e i suoi acciacchi con delicatezza e senza cascare nella banalità. Io, poi, son una di quelle che, seppur imbranata in macchina, non sopporto gli anziani che guidano: per la prima volta in vita mia mi son ritrovata a fare il tifo per il novantenne alla guida -spericolata- della sua ape!!

Se volete saperne di più su Quasi arzilli, che vi straconsiglio, leggete la recensione che ho scritto per RecensioniLibri, oppure proseguite la lettura con la simpatica intervista che mi ha gentilmente rilasciato Simona Morani.

Ciao Simona, tu sei riuscita a realizzare quello che per molte di noi blogger è un sogno nel cassetto: scrivere un libro!
Ci consigli una canzone da ascoltare come colonna sonora a questa piccola intervista?
Grazie mille a te per questa intervista. Come colonna sonora vi consiglio una qualsiasi canzone dell’album “Chocabeck” di Zucchero, album che amo molto perché raccoglie meravigliosamente lo spirito dell’Emilia, la zona in cui ho ambientato “Quasi arzilli”.

Com’è nata l’idea di Quasi arzilli?
L’idea è nata dai momenti vissuti con famigliari, amici e conoscenti della mia zona. All’inizio si trattava di alcune scene che mi erano rimaste particolarmente impresse e che pensavo meritassero di essere raccontate. Poi pian piano si è creata la struttura per un romanzo vero e proprio, anche se mantiene le caratteristiche di un racconto corale.

Tu parli della realtà reggiana, ma da diversi anni vivi all’estero. Hai notato della differenze su come vengono trattati gli anziani negli altri paesi in cui hai vissuto?
Nel poco tempo trascorso negli Stati Uniti tra il 2007 e il 2009 mi è parso che gli anziani in generale fossero più soli che da noi in Italia. Le persone sono abituate a lavorare molto lontano dalla famiglia di origine, i rapporti con il vicinato sono diversi e il sistema sanitario non è accessibile a tutti. In Germania invece c’è un sistema assistenziale forte e ben organizzato. Anche qui i figli si staccano presto dai genitori e dai nonni. Comunque l’idea “romantica” e rispettosa dei nonni c’è dappertutto anche se vissuta in modo diverso.

Quali consigli potresti dare a un giovane autore emergente?
Sono io stessa un’autrice emergente quindi non posso ancora permettermi di dare grandi consigli. Sicuramente consiglio di leggere tanto e qualsiasi cosa e poi di approfondire il genere per cui ci si sente più portati, qualsiasi esso sia. Non basta la passione per la scrittura, bisogna anche fare molto esercizio, provare stili diversi per riuscire a trovare una voce che più rappresenti noi stessi. Ad esempio, è inutile ostinarsi a scrivere una saga di vampiri perché va di moda oggi, se non è nelle nostre corde. Anche perché il mercato cambia in continuazione. Meglio essere sinceri con se stessi, lavorare su un’idea propria e renderla il più efficace possibile. Penso sia anche importante avere il coraggio di fare valutare il proprio manoscritto da persone del settore, esterne alla cerchia di famigliari e amici.

Come sei entrata in contatto con una casa editrice rinomata come la Giunti?
Durante un workshop di scrittura. Ero partita inizialmente per conoscere altre donne appassionate di scrittura come me e imparare tecniche nuove durante i seminari. Tra gli invitati alle conferenze c’era anche una editor di Giunti alla quale ho parlato del manoscritto che avevo appena concluso. La trama le è piaciuta e mi ha chiesto di inviarle il libro in lettura per email. Meno di un mese dopo mi ha contattata dicendo che le era piaciuto molto e che aveva intenzione di pubblicarlo. Uno dei giorni più belli della mia vita.

Qual è la cosa più buffa che ti è successa da quando hai pubblicato Quasi arzilli?
Una cosa buffa mi è capitata durante il firmacopie poco tempo fa a Reggio Emilia. Il firmacopie è un’invenzione americana esportata anche da noi in cui l’autore presenzia in una libreria con i propri libri in bella vista e attende che qualche temerario si avvicini e acquisti una copia fresca di autografo. Il problema è che i passanti, vedendomi lì con la penna in mano seduta su uno sgabello, mi scambiavano per una promoter, mi guardavano con sospetto e mi giravano alla larga… una sensazione imbarazzantissima. Dopo un’ora di sconsolata solitudine, ecco che un magnanimo signore si dirige dritto verso di me. Parliamo per un bel quarto d’ora, dentro di me già penso a qualcosa di simpatico da scrivergli sulla prima pagina come dedica personale quando lui mi gela con questa dichiarazione: “Molto bene, il suo libro mi sembra interessante. Andrò a vedere se lo trovo in biblioteca”. 

Prossimo obiettivo?
Terminare il secondo romanzo! Spero di farcela entro quest’estate.

Grazie Simona, sei stata gentilissima… e spero di incontrarti presto durante una delle presentazioni del tuo libro!
Grazie a te, sarebbe bellissimo conoscerci di persona!