04 maggio 2016

La corrispondenza

La corrispondenza, firmato da Giuseppe Tornatore, è un film romantico-romanticissimo e pure un po' inquietante a mio parere.

La trama assomiglia vagamente a Ps I love you, ma il film di Tornatore fa piangere di meno, o per lo meno a me ha permesso di mantenere un livello minimo di dignità in sala (dignità che con Ps i love you mi ero giocata velocemente!).

Che cosa lega i due film, molto diversi tra di loro? In entrambi c'è "il morto che parla" [scusatemi se avete visto il film: so di mancare di sensibilità].
Ovvero, Amy è una ragazza scozzese giovane e brillante, studentessa di fisica che ha una relazione intensa e profonda con un professorone dell'università.
I due si vedono di rado, ma questo non toglie nulla alla veridicità del loro amore ed Ed-il prof la riempie di messaggi, chiamate e regali.
Ed viene a mancare, ma regali e messaggi continuano ad arrivare al momento giusto puntuali come orologi svizzeri: l'obiettivo di Ed è rimanere con la sua Amy il più a lungo possibile e aiutarla a superare il momento.

Vi assicuro che mi son commossa, ma anche tanto arrabbiata: ma professorone non era meglio se invece di architettare tutto sto piano per fare arrivare i suoi messaggi "dall'aldilà" non permetteva ad Amy di starle vicino durante la malattia?!?
Inizio ad essere acida ed intollerante verso chi esclude gli altri dalle proprie decisioni.

Un'ulteriore chicca del film è l'ambientazione: conoscete l'Isola di San Giulio nel Lago d'Orta? Io e Claudia l'abbiamo riconosciuta al primo sguardo: non esistono tanti (bei) posti dove sia impossibile girare una scena con il sole e senza nebbiolina!

30 aprile 2016

L'amore molesto

Questo è il mio primo libro di Elena Ferrante, dopo la saga dell'amica geniale, e, ammetto, avevo un po' paura: quando un libro mi è piaciuto così tanto ho sempre paura di rimanere delusa dalle letture successive.
Nella biblioteca vicino a cui lavoro ho scelto L'amore molesto per un unico motivo: non perché è il primo libro scritto dalla Ferrante ma perché era il più sottile sullo scaffale e ho pensato che se mi fosse andata male almeno la delusione sarebbe stata breve...

Ed invece ho trovato in queste poche pagine (nemmeno 200) una storia dai confini sfumati, dai toni forti ma soprattutto terribilmente coinvolgente ed appassionante!
Una foto pubblicata da Federica (@federica_zucca) in data:
Fin dall'incipit infatti non son più riuscita a staccarmi dalla storia de L'amore molesto:

Mia madre annegò la notte del 23 maggio, giorno del mio compleanno, nel tratto di mare di fronte alla località che chiamano Spaccavento, a pochi chilometri da Minturno. 
E da questo terribile momento Delia tornerà a Napoli tra i ricordi di una famiglia non da Mulino Bianco: un papà geloso e manesco e una mamma civettuola che trova il coraggio di prendersi le sue tre bambine e scappare di casa.
Prima di morire Amalia, la mamma di Delia, le ha fatto alcune strane e confuse telefonate e Delia vuole capire che cosa è successo a sua madre prima di annegare/annegarsi.
Delia si ritrova così a scavare tra i segreti di sua mamma, della sua famiglia e soprattutto nell'amore molesto che l'ha sempre legata a sua mamma, prima in maniera quasi viscerale e poi fino a costringerla a prenderne le distanze.

L'amore molesto è stato scritto quasi 20 anni prima de L'amica geniale ma ci ho ritrovato molti temi:

  • in primis c'è la città di Napoli, che non è mai semplice sfondo della trama ma è sempre viva vera e verace;
  • la violenza dei rapporti familiari e la difficoltà di decidere chi sono i buoni e chi sono i cattivi, perché ci sono troppe sfumature di grigi tra queste due fazioni.
  • una storia di donne, spesso incapaci di essere solidali tra loro ma assolutamente impossibilitate dallo stare lontane le une dalle altre.
Sapete però che cosa ho scoperto grazie a questo libro?
Che a me di chi sia Elena Ferrante non me ne importa proprio una cippa! L'importante è che scriva cose bellissime come quelle 1800 pagine de L'amica geniale e libricini come L'amore molesto e che quando prenderò in mano un altro suo libro saprò che sto andando sul sicuro...




28 aprile 2016

I Minions

Sto correndo il rischio che mi chi passa per questo blog mi scambi per una fine intellettualoide che guarda solo film d'autore ed impegnati, ma vorrei rincuorarvi: son pirla poliedrica, non scordatevelo!

Qualche sera fa mi son fatta convincere da alcune amiche a vedere il film dei minions: non avevo mai visto Cattivissimo me (e prometto di rimediare) ma sapevo benissimo chi fossero questi cosini gialli perché sono dannatamente ovunque. 

Di loro sapevo poche cose:
  • hanno una forma di adorazione verso i cattivi --> quindi mi stavano potenzialmente simpatici
  • son pasticcioni --> e quindi mi sentivo affine
  • sono gialli --> e a me il giallo non piace proprio!
  • non parlano o quasi --> che nervoso!
Avevo i miei preconcetti e soprattutto mi chiedevo "ma che cavolo di storia si può costruire per un'ora e mezza con questa premessa?".

E alla fine mi son divertita un sacco! Nella prima parte si vede la storia dei minions, che volenterosi tentano in tutte le maniere di aiutare i cattivissmi della storia... io ho adorato il pezzo con il tirannosauro rex!



Nella seconda parte i minions son rimasti senza padrone e si mettono in viaggio per trovare qualcuno di veramente cattivo da servire: trovano Scarlett Sterminator, cattivissima che sogna di rubare la corona della Regina Elisabetta. Scarlett è diversa da me che sono una principessa romantica e una brava personcina e mi accontenterei di sposare Harry (e far casualmente fuori tutti gli altri eredi al trono!) per diventare regina. 

Ovviamente i minions prenderanno molto sul serio la loro missione e faranno danni a destra e manca!


Un film davvero divertente e da vedere per ridere una serata, anche se non è ai livelli di altri cartoni che guarderei e riguarderei ridendo alla grande come fosse sempre la prima volta!

Voi lo avete visto?

23 aprile 2016

The danish girl

The danish girl  è uscito al cinema già da qualche mese e racconta la storia vera di Einar Wegener e della sua lenta e sofferta trasformazione in Lili Elbe, il primo transessuale della storia. Quando vediamo donne (e più raramente uomini) transessuali spesso abbiamo dei preconcetti e, forse, non ci fermiamo a pensare al percorso di sofferenza e grandissimo coraggio -questo vorrei sottolinearlo mille volte- che c'è dietro una scelta così radicale. 


Chi era Lili? Prima era un pittore paesaggista molto stimato in Danimarca e felicemente sposato. Poi un giorno la giovane mogliettina Gerda Wegener, anche lei pittrice, per una serie di coincidenze gli chiede di vestirsi da donna per fargli da modella e bon... da lì l'Odissea.
Se ancora oggi ci sono pregiudizi sul mondo della transessualità, figurarsi qual era la situazione cento anni fa: un mostro, un malato mentale da curare con ogni metodo e forma di tortura possibile.
Piano piano Einar il pittore si spegne e lascia uscire la sua vera anima, intrappolata in un corpo sbagliato: Lili, che la mogliettina continua a ritrarre ininterrottamente e non smetterà di dipingere anche dopo la sua morte.
Lili Elbert ritratta da Gerda Wegener
Questo è uno di quei film in cui il regista ha un po' sbrodolato e, soprattutto all'inizio, risulta lento. Bisogna resistere però perché poi cambia totalmente e diventa un film capace di coinvolgere lo spettatore e commuovere.

Sarò sincera: la storia di Lili mi ha colpito, ma mai quanto l'amore e la caparbietà di sua moglie Gerda. Non lo so -e forse nemmeno è utile giudicare- se il suo comportamento sia stato corretto, se davvero ne valesse la pena di farsi trascinare nel vortice di emozioni, depressioni, turbamenti di un marito che lei non riusciva a lasciare andare via.
Essere Donne molto spesso significa prendere decisioni importanti, decidere da sole che strada percorrere e anche di sbagliare in modo caparbio.

Ed essere donne non dipende dai vestiti che ci mettiamo, ma dai sogni che facciamo. 
Ad avercene di donne come Lili e come Gerda!

Non importa che cosa indosso perché quando dormo sogno i sogni di Lili.

Il film The danish girl è tratto dall'omonimo libro di David Ebershoff: QUI trovate la recensione di Claudia

21 aprile 2016

Rio fugitivo

Da quando uso l'app Cityteller mi è venuta aumentata la fissa per la geografia e secondo me per intendere il clima di Rio fugitivo di Edmundo Paz Soldàn è indispensabile guardare una cartina.
Se voi guardate la Bolivia vi rendete conto  che è un paese schiacciato tra grandi potenze e senza alcun sbocco al mare (quello gliel'ha fregato il Cile in una guerra) e Cochabamba è una cittadina al centro del paese: la Bolivia è un paese così piccino dove, a detta dell'autore, tutti si conoscono.
Tutto accade a Cochabamba, una città in cui tutti i sogni sembrano intrappolati e l'unica possibilità di salvezza sembra la fuga in un altro paese.
D'altra parte la Bolivia degli anni '80, come i suoi paesi vicini, è in bilico tra una crisi democratica e l'altra ed affronta problemi economici giganteschi: la svalutazione e l'iperinflazione è tale che si ricevono gli stipendi in sacchi di iuta colmi di banconote, che in realtà sono cartastraccia,
Rio fugitivo invece è una città che non esiste dove Roberto, il protagonista quindicenne, ambienta i suoi romanzi gialli, che in realtà scopiazza dalle opere di Agatha Christie. Cochabamba è attraversata da un fiume melmoso mentre a Rio fugitivo scorre un fiume dalle acque cristalline: Rio fugitivo è il luogo dove rifugiarsi quando i problemi dell'adolescenza sono troppo gravosi. E qui i problemi non mancano: con i compagni di classe, con l'uso e l'abuso delle droghe, con le fanciulle, con la sessualità, con la politica, con la famiglia e forse ne ho dimenticato ancora qualcuno.
Una foto pubblicata da Federica (@federica_zucca) in data:
Se Rio fugitivo avesse avuto la metà delle pagine non mi sarebbe dispiaciuto, ma ne ha 400 e inizia a carburare solo intorno alla metà.
Ammetto che io ero molto più interessata alla parte storico-politica del romanzo, che non al giallo in sé o al romanzo di formazione che descrive il passaggio di un ragazzino all'età adulta attraverso un fatto drammatico. Ma cavolo! pure così non capitava mai nulla e solo quando ci è scappato il morto mi sono appassionata.

Questo è uno di quei romanzi che mi lascia il dubbio di essere io a non averlo capito e quindi apprezzato, avrei la grandissima tentazione di consigliarlo a chi ha un po' il pallino dell'America Latina per avere un parere in più e poterci confrontare.... chi accetta la sfida?
Qui trovate un'altra (mia) recensione più approfondita.

Una foto pubblicata da Federica (@federica_zucca) in data:

08 aprile 2016

La felicità è un sistema complesso

La felicità è un sistema complesso e fino qui mio caro Valerio Mastandrea & co. lo sappiamo tutti: solo Al Bano & Romina dicevano che era un bicchiere di vino con un panino, ma siamo sempre propensi a pensare che ci voglia sempre qualcosa in più per raggiungere la felicità.

Che cosa sia esattamente la felicità per il regista non mi è chiarissimo (e questo dovrebbe essere un primo indizio per capire quanto mi sia piaciuto 'sto film!): presumo che per essere felici uno debba esser in pace con se stesso.
Prendete Mastandrea: interpreta uno che di lavoro convince giovani rampolli a cedere l'azienda di famiglia ad una società che poi le rivende ad altri per risanarle. Mastandrea è convinto di fare cosa-buona-e-giusta: infondo questi sono degli incompetenti viziati e nelle loro mani queste aziende rischierebbero il fallimento totale in pochi anni.
In realtà lui sta scappando da un suo fantasma: quello di suo papà che, dopo il fallimento dell'azienda, aveva mollato la famiglia per andarsene in Canada.
Tutto bene finché non conosce Pietro e Camilla: lui 20 anni e lei 13, da pochi giorni orfani ed eredi di un'azienda solida e prestigiosa. Nel mentre c'è pure una ragazza israeliana in Erasmus che è finita a stare a casa sua dopo che suo  fratello l'ha cordialmente scaricata.
Ovviamente Mastandrea entra in crisi: dovrebbe convincere i ragazzini a cedergli l'azienda, ma loro son diversi da quegli altri figli di papà con cui lavora di solito....

La vera pecca della storia non è il quantitativo di punti interrogativi che lascia aperti ma il fatto che è un film poco coinvolgente, di quelli guardabili in tv ma che non vale la pena di andare a recuperare in giro.

06 aprile 2016

Suo cuggino

Dall'inizio di marzo ho cambiato lavoro: non faccio più la baby-sitter e ho iniziato come consulente pensionistico in un'assicurazione. La prima che se ne stupisce sono io: questo nuovo lavoro mi genera qualche ansia, ma mi piace più del previsto. Oserei dire che son contenta.

Quando posso e riesco però qualche ora di ripetizione la faccio ancora e ieri ho raccolto una perla di saggezza che devo condividere con voi, più che altro perché se no poi me le scordo!


Io: Oh che bello! Oggi studiamo Pirandello!

V. 13 anni e occhio fiacco fino a quel momento improvvisamente si illumina e io, speranzosa, dopo tanti anni non ho ancora capito che quando l'occhio di un ragazzino si illumina solitamente è in arrivo una cazzata!
-Ah il parente di quello della pubblicità della wind!




Io: Ehm no quello è Panariello...
(segue sguardo vacuo)