18 febbraio 2018

La forma dell'acqua

La forma dell'acqua ha vinto il Leone d'oro a Venezia.
E' così bello da meritare un premio così prestigioso? Mah! E' carino, stranissimo, ma non è così originale o coinvolgente da essere un film indimenticabile.

Siamo in piena Guerra Fredda in un laboratorio di Baltimora, dove lavora Elisa come donna delle pulizie.
Elisa è muta e ha come amico e vicino di casa un signore omosessuale con la fissa per i parrucchini e ha come amica e collega una signora afroamericana che cerca di far valere il suo ruolo all'interno del matrimonio.
In questo mondo di "diversi" ci mancava il "mostro": ovvero una creatura che è stata catturata nel Rio delle Amazzoni e che gli americani vogliono studiare e temono che i russi vogliano fregargliela.
Elisa mentre fa pulizia impara a conoscere la cosa che vive nell'acqua e siccome la cosa è dotata di cuore (e di pisello) nasce un grande amore.
Elisa non potrà permettere che gli facciano del male e in modo rocambolesco lo farà scappare con l'aiuto dei suoi amici.

Troppo sangue, troppo sesso, troppo strano per essere davvero bello.

Cose da ricordare: chi sembra un mostro non sempre lo è, chi non lo sembra invece può esserlo.

16 febbraio 2018

La fine della storia

Questo libro non mi è piaciuto, ma forse non è colpa sua.

L'ho iniziato in un fine settimana in cui avevo tanti pensieri nella testa: ho pensato che un libro non troppo spesso, scritto grande, ambientato tra Santiago del Cile, l'isola di Chiloé (e un po' di Russia) potesse essere la scelta giusta per tenere la mente occupata.
Ed invece non mi è piaciuto per nulla (ma non so se letto con più attenzione mi sarebbe piaciuto!).

La trama intreccia la storia personale e politica di un ex militante fedele ad Allende ed un torturatore della dittature di origini cosacche: il primo vive isolato in Patagonia, il secondo è detenuto in carcere.
Il passato però ritorna per chiudere i suoi conti, per arrivare alla fine della storia.
C'è tutto un gioco di intrighi internazionali, spionaggi e controspionaggi, doppiogiochisti e canaglie.

La cosa estremamente positiva è che questo libro non si limita a raccontare gli anni della dittatura, ma racconta l'oggi: un paese in cui vittime e carnefici convivono a forza.
Racconta soprattutto i legami che ancora proteggono certi personaggi di dubbia moralità anche adesso che c'è la democrazia.

Troppi salti tra il Cile e la Russia, troppi fatti storici accennati e non sviluppati (e forse troppi pensieri) mi hanno portato a non apprezzare questa lettura, a perdere dei passaggi e chiuderlo senza troppo entusiasmo.

11 febbraio 2018

La vecchia che balla

Sono sparita una settimana, fagocitata da uno degli eventi che più mi piace di tutto l'anno: il Festival di Sanremo.
Adoro commentare, sparare a zero su canzoni e cantanti ed innamorarmi di qualche canzone.

Quest'anno, Festival dei record, a me Sanremo è piaciuto poco: Claudio Baglioni - uomo di cera - ha davvero esagerato con tutti quei duetti, monopolizzando la gara!
Sulle varie gag stendo un velo pietoso perché le ho trovate tutte mediamente scontate/noiose/vecchie.

Cosa salvo?
Salvo un romantico e raffinato Gazzé e la finta leggerezza de Lo stato sociale, che mi piacciono già da parecchio ma questa volta mi hanno davvero conquistata.
Il lavoro -che c'è ma solo formalmente- è una delle mie grandi pene: trovare un modo per cantarlo senza essere pesanti è stata una scelta davvero originale e vincente!

04 febbraio 2018

Ti ho amata per la tua voce

Ti ho amata per la tua voce di Selim Nassib racconta la storia di Umm Kalthum, un nome che a me (ma secondo me non solo a me!) diceva nulla.
In realtà in Egitto è una vera icona della musica araba, una pietra miliare della sua musica: nel mio bellissimo e nuovissimo atlante è addirittura disegnata tra i personaggi più rappresentativi del paese!
Un post condiviso da Federica (@federica_zucca) in data:

Solo leggendo il libro si capisce come questa donna sia stata parte integrante della storia del Novecento dell'Egitto e l'abbia influenzata.

Ma non sei una donna qualunque, sei la voce dell'Egitto, sei l'Egitto.
Il doodle che google nel 2010 ha dedicato nei paesi arabi alla cantante in occasione del suo compleanno
Ti ho amata per la tua voce è il titolo di una sua canzone il cui testo è stato scritto da Ahmad Rami, come moltissime delle sue canzoni. Tutta questa "biografia" della Kulthum è raccontata dal suo punto di vista, di uomo follemente innamorata della sua diva fin dai tempi in cui era solo una ragazzina dalle umili origini ma con una voce divina.

La trama  è molto interessante perché permette di ripercorrere tramite la vita di una stella di cui non sapevo quasi nulla l'intera storia di un paese: Umm Kulthum muove i suoi primi passi nel mondo della musica quando l'Egitto una monarchia filobritannica, riesce ad affermarsi quando al potere c'era Faruq e lega il suo nome a Nasser.
La parte che più mi ha colpito è stato però il ruolo che si era ritagliata dopo il disastro della Guerra dei sei giorni: decide di girare il paese per risollevare il morale del paese e inizia a cantare in tutti i paesi arabi per costruire legami di solidarietà con l'Egitto sconfitto.


Ti ho amata per la tua voce però è un romanzo pesantino.
Mi sento di sconsigliarlo assolutamente a chi non conosce nulla di storia moderna dell'Egitto: io ne avevo delle reminiscenze universitarie e ho fatto molta fatica a stare dietro ai nomi citati ed ai fatti storici.
Anche lo stile l'ho trovato difficoltoso: troppo poetico, troppo prolisso.

Probabilmente questa è una lettura magnifica se siete impallinati con il mondo arabo contemporaneo (Qui una recensione esauriente), se invece lo siete solo come me diventa una lettura noiosa.

01 febbraio 2018

10 ciliegie

Sono molto orgogliosa di avere un blog da 10 anni.
Ci sono stati anni in cui gli ho dedicato mille attenzioni e altri in cui sono stata meno presente, ma non l'ho mai lasciato solo.

Non ho mai mollato: non è mai emerso questo blogghetto nel gigantesco bosco dell'internet, ma non era nato per quello. Era nato per farmi tirare fuori quello che avevo nascosto dentro. Un po' come le ciliegie hanno dentro un nocciolino.

Mi ha regalato la possibilità di conoscere tante persone differenti ed un'amica davvero speciale.
Mi ha regalato la possibilità di rincorrere sogni nuovi.
Mi sono regalata di poter guardare indietro e vedere quanta strada ho fatto, su un terreno non sempre facile da percorrere. Sapere di averla fatta quella strada, serve per avere un po' più di fiducia non nel futuro, ma in me!

A volte mi piace fermarmi sul bordo di un precipizio e guardare l'orizzonte per dare l'impressione di star pensando qualcosa di profondo... in genere penso alle brioche!