16 settembre 2015

Ho paura torero

Frivolezze: abbinare tazzine e copertine
Ho paura torero è un libro che incanta, seduce e non commuove: ti lascia lì con il nodo in gola e le lacrime che non riescono a scendere. Questo è il motivo per cui devo un grosso favore a Claudia per avermi regalato un libro così intenso! (QUI trovate la sua recensione e alcune mie foto che le ho prestato)
E' un libro bellissimo ma che non fa per tutti, ma se vi riconoscete in una di queste categorie correte a comprarlo:

  • amate il Sudamerica e in particolare il Cile
  • siete persone sensibili e amate le cose delicate
  • non vi scandalizzate facilmente per l'uso di termini forti
  • avete voglia di farvi battere forte il cuore
Cara Fata dell'angolo,
il Cile che racconti tu, quello del 1986, è un Cile che è in bilico tra la dittatura e la democrazia. E' il Cile che è prossimo a liberarsi di Pinochet e di sua moglie Lucia. Io di Lucia, che è ancora viva, avevo sentito parlare solo una volta da un cileno e il concetto è facilmente traducibile in "una grandissima stronza". Concetto che tu, Fata, mi confermi in pieno. 
A settembre 1986 Pinochet subisce un attentato sulla strada di ritorno dalla sua casa di montagna appena fuori Santiago.

[La fata dell'angolo è un travestito e Carlos è un giovane rivoluzionario di cui lei è follemente innamorata.]
Pedro Lembel, autore di Ho paura torero

Fata, tu sei tutte noi quando ci innamoriamo. Quando cerchiamo di compiacere il nostro "Carlos", quando facciamo molto bene le finte-tonte, quando ci facciamo belle ed indossiamo un cappello giallo, quando prepariamo una sorpresa con la Esse maiuscola. Quando ci trasformiamo in Penelope e ci mettiamo a ricamare qualcosa per il nostro Lui, con la speranza che lui lo noti. Quando sospiriamo tre parole di una canzone, quando diciamo "Ho paura torero".
Valparaiso, una città di cui sono follemente innamorata. Che una notte ho sognato e mi sembrava di essere tornata lì.
E che fa da sfondo al finale di questo libro.
E quando prendiamo la decisione giusta, anche se fa male. 
Quando desideri qualcosa con il cuore, improvvisamente i tuoi sogni si avverano.
Murales a Valparaiso

11 settembre 2015

Museo della Memoria di Santiago in Cile

A Santiago c'è un posto dove la Memoria del suo passato recente è ancora vivida, come una ferita aperta e che deve servire da monito per il futuro.
museo-11-settembre-cile
Museo della Memoria e dei diritti umani a Santiago in Cile
Il Museo della Memoria di Santiago è immenso e, forse, tra i suoi difetti c'è proprio quello di essere troppo ricco di materiale e a me non sono bastate un paio d'ore per visitare tutti i piani perché stava chiudendo.
La sezione che più mi ha colpito è quella della ricostruzione di quello che è avvenuto l'11 settembre del 1973 tra le vie di Santiago e come il generale Pinochet per prendere il potere abbia bombardato il Palazzo de La Moneda con al'interno il Presidente Salvador Allende.

Stare di fronte a questo Palazzo prima e dopo aver visitato quel museo è un'esperienza molto differente, non si può guardare con gli stessi occhi: probabilmente non lo troverete indicato da nessuna parte questo suggerimento di viaggio. Ma fidatevi di me: se capitaste a Santiago prendeteli due minuti per vedere e rivedere La Moneda, magari di giorno e di notte quando la sua fontana è illuminata.


La Moneda, il palazzo del Presidente della Repubblica, a Santiago


Informazioni utili:
La visita è gratuita, mentre l'audioguida costa 2000 pesos cileni (circa 2,50 euro) ma l'italiano non è tra le lingue selezionabili.
Il Museo è chiuso il Lunedì come tutti i musei cileni (o quasi tutti).
La fermata della metro a cui scendere è la Quinta Normal (Linea 5) e il Museo si trova appena usciti dalla stazione. Vicino c'è anche un bel parco e una serie di altri musei minori.

Potrebbe interessarti anche il post sul Museo della Memoria di Buenos Aires (EX ESMA), strutturato in modo completamente differente rispetto a questo di Santiago.

07 settembre 2015

Il cuore selvatico del ginepro

Il  cuore selvatico  del ginepro lo ha buttato giù dallo scaffale della biblioteca il bambino a cui facevo la baby sitter ancora prima di sapere che avrei trascorso le mie vacanze avrei lavorato comeun mulo in Sardegna.

E’ un libro bellissimo, intenso, che permette di conoscere una leggenda antica ma la cui credenza, come dichiara la stessa autrice Vanessa  Roggero, non è ancora totalmente svanita.
Se aprirete questo libro ambientato a fine ‘800 in un paesello dell’entroterra sardo scoprirete non solo che la “coga” è una strega, ma cosa significa nascere e morire con questo marchio.


Cara Iannetta,
ti chiedo scusa da parte di tutti noi. Noi che non abbiamo mai creduto che tu fossi per davvero una coga portatrice di sventure, ma forse saremmo stati pronti ad accusarti di altro se ti avessimo incontrato, almeno con lo sguardo.
Leggendo la storia della tua famiglia è impossibile non rendersi conto come le parole abbiano un peso: ti hanno additato come coga ancora prima che nascessi e alla fine ci hai creduto pure tu.
Mentre leggevo di te, lasciata crescere senza mai un gesto di affetto e scansata da tutti, pensavo ad Estefi, una bambina di 7 anni conosciuta durante il servizio civile. Anche Estefi ha tante sorelle come te ma ha una mamma che a modo suo le vuole molto bene. Estefi ha palesi disturbi dell’apprendimento, che con una mamma con più strumenti potrebbero essere tranquillamente mitigati. Estefi un giorno aveva i pidocchi, le avevo chiesto di farmi vedere cosa c’era su quella bella testolina e Estefi candidamente mi aveva risposto “nulla”. Non era una bugia per non farsi spidocchiare, perché altrettanto candidamente mi aveva spiegato che la sua testolina era vuota. Glielo dice sempre la mamma.

Storie di Iannette che credono di essere streghe e e storie di Estefi che già crede di meritarsi solo una vita da stupida. Storie di adulti che non sanno che le parole pesano come macigni.

03 settembre 2015

Guida astrologica per cuori infranti

Cara Alice Bassi,
da te mi aspettavo grandi cose: sulla fascetta c’è scritto che, ancora prima che le tue sventure fossero rese note al pubblico italiano, già erano stati venduti i diritti a 15 case editrici straniere. Mettici anche che la tua creatrice ha il mio stesso cognome… avevo aspettative molto alte, lo ammetto, sulla tua Guida astrologica per cuori infranti!

Alice, tu sei una di noi: goffa quanto basta per riuscire a sopravvivere ai casini che combini, hai un lavoro precario in cui non sei apprezzata,  cerchi l’anima gemella e subisci il fascino da playboy del sosia di Richard Gere. Sei anche della bilancia, Alice: quante cose abbiamo in comune!

Certo che però sei pesante! Alice casualmente incontri uomini di segni zodiacali differenti e ci illustri le gioie ed i dolori ad essi connessi.  Da un libro che promette di essere l’esordio dell’anno mi aspettavo proprio tanto di più: i segni zodiacali son 12 e già a metà la storia dei quadri astrologici rende ripetitiva la lettura.

Guida astrologica per cuori infranti lo consiglio solo a chi ama davvero molto la narrativa rosa, è un’esperta di oroscopi oppure è, come Alice e me, una Bilancia single e ha voglia di leggere qualche consiglio su come trovare un fidanzato garantito dalle stelle.
“Sei Bilancia, e non è facile, perché i castelli in aria te li costruisci d’acciaio, ma devi lasciarli andare”.

Se stai per partire per una vacanza in qualche spiaggia del mondo dove adesso è estate con un’amica potrebbe essere una lettura carina da commentare insieme; se invece per te la prossima vacanza estiva sarà tra un anno, allora puoi fare che dimenticarti della recensione di questo libro: a giugno sicuramente uscirà un altro caso editoriale dell’anno… a cui io come sempre abboccherò!

Per maggiori informazioni QUI la mia recensione seria.

01 settembre 2015

Hungry Hearts

Avete presente la famiglia Mulino Bianco?
Giovani, colti, in carriera, innamorati e ora con un bebè.

Peccato che lei sia matta: la giovane mamma si convince che il mondo esterno sia cattivissimo e si rifiuta di portare il suo bambino da un qualsiasi pediatra, perché solo lei sa di che cosa ha bisogno suo figlio. Il giovane papà si rende conto che qualcosa non va bene e un medico gli fa capire che cosa c'è che non va: sua moglie non sta dando da mangiare al bambino, che di conseguenza non cresce,

In un crescere di ansie e angoscie, rese dal regista con inquadrature che sembrano portarti dentro la testa della bravissima Alba Rohrwacher, il film avrà un epilogo tragico. Tanto malessere esistenziale, incomprensione e niente lieto fine.
Per la serie che poi torni a casa e hai bisogno di dolcezza e abbracci. Abbraccia con la A maiuscola, quelli Mulino Bianco, e una tisana calda per scaldarti cuore e stomaco.

Hungry Hearts è davvero un bel film, ma se già vi siete alzati con la luna storta allora evitatelo!