30 maggio 2014

Italiani all'estero

Se vi dico italiani all'estero, voi a chi pensate?

Sappiate che per lo Stato Italiano è italiano chiunque sia figlio di italiano, ovunque questo nasca.
Ero talmente incredula che son andata a curiosare sul sito del ministero degli esteri e ho avuto la conferma che non ci sono limiti di generazioni, basta solo poter provare la propria discendenza.

Qui sto conoscendo parecchi cittadini italiani, gente che non sa parlare l'italiano e non ha mai messo un piede in Italia.
Alle volte qualcuno parla con ammirazione e di orgoglio delle sue radici, ma finisce lì. Anche io mi sono interessata di storia e cultura di altri paesi ma non vado in giro a chiedere la cittadinanza per il mondo.

Tutte queste persone hanno diritto ad un passaporto italiano e quindi possono, se vogliono, circolare liberamente per mezza Europa.

Mi sfugge la logica per cui il pronipote argentino di un emigrante italiano dell'800 può votare per le elezioni in Italia, mentre un cittadino immigrato che lavora e vive in modo stabile in Italia no.


5 commenti:

MikiMoz ha detto...

Beh, perché Italiani si nasce, non si diventa... anche se di cento generazioni indetro. Ahahaha, scherzo^^

Moz-

UIFPW08 ha detto...

Con la legge n. 555 del 1912 per "jure sanguinis" tutta la prole nata all'estero acquisisce la cittadinanza italiana, vita l'Italia.
Un abbraccione Federica
Maurizio

Strawberry ha detto...

Io non voglio contestare il fatto che il pronipote abbia il passaporto italiano, ma che una persona di un'altra nazionalità che nasce e vive in Italia sia considerato straniero fino ai 18 anni e con un trafila di documenti da preparare, per colpa dello ius sanguinis... siamo così arretrati che mi vergogno...

Maruzza ha detto...

Son d'accordo con Strawberry!

Katiu R. ha detto...

Io concordo in pieno con Strawberry, e aggiungo anche non concepisco come sia data la possibilità, ad una persona che ha sempre vissuto dall'altra parte del mondo rispetto a noi, abbia potere di voto mentre chi vive qua da anni non sempre può farlo.