14 giugno 2017

Crocevia

Non avevo mai letto nulla di peruviano e/o sulla storia recente del Perù: iniziare con un libro di Mario Vargas Llosa, che è un premio Nobel mica un quaraquaqua qualunque, è stata un'ottima idea.

Crocevia è il suo ultimo libro e, dalle altre recensioni che ho letto, non deve essere il suo più grande capolavoro: a me per iniziare è sembrato un ottimo modo... poi mi riprometto di leggere altri suoi libri per avere un'idea più completa (si accettano suggerimenti).

Crocevia è ambientato a fine anni '90 quando la dittatura di Fujimori iniziava a perdere i pezzi e i ricconi di Lima temevano il terrorismo di Sendero Luminoso, un gruppo paramilitare di stampo maoista.
E' un thriller (chi lo avrebbe mai detto che avrei iniziato ad apprezzare i gialli?!) molto politico e con un bell'accento erotico.

Il romanzo infatti inizia con Marisa e Chabela, due donne molto amiche e molto facoltose, che sono "costrette" a dormire insieme perché una rimane bloccata a casa dell'altra durante il coprifuoco che vigeva a Lima in quegli anni e in quel lettone avranno il loro primo rapporto omosessuale.

Poco tempo dopo il marito di Marisa, Enrique, un ingegnere ricco sfondato e stimato, viene coinvolto in uno scandalo: una rivista pubblica le foto di qualche anno prima mentre è coinvolto in un'orgia. Ovviamente la cosa crea grande dolore alla sua famiglia, scandalo tra i suoi conoscenti e una curiosità morbosa della pubblica opinione di tutto il Perù.
Questa è una grande denuncia di Vargas Llosa sull'uso politico del gossip o, per dirla con un'espressione che purtroppo anche noi italiani conosciamo bene, "la macchina del fango": usare fatti privati per screditare pubblicamente una persona è cosa comune.

Peccato che l'editore della rivista scandalistica venga trovato morto in una delle periferie di Lima, Cinco Esquinas, e chi può essere il primo grande indiziato di essere il mandante dell'omicidio? Enrique, che viene difeso dall'integerrimo avvocato marito di Chabela! E' chiaro che non può essere stato questo sfigatissimo ingegnere, ma quindi chi ha davvero ordinato di uccidere brutalmente quella iena affamata di fama e denaro? E perché? A chi aveva pestato i piedi?

Crocevia di Mario Vargas LLosa mi è piaciuto perché ti fa scorrazzare per tutta Lima, dai quartieri dove le ville hanno la sauna privata alle peggiori favelas dove la gente non osa entrare al calar della notte.

E' un romanzo pruriginoso, con tutti i suoi pro e i suoi contro: indubbiamente rende più fluida la lettura ma dall'altra potrebbe indisporre qualcuno. Sappiatelo! 
 

09 giugno 2017

Doppio fondo

Doppio fondo è uno di quei libri che mi è piaciuto tanto ma così tanto che faccio fatica a parlarne perché mi pare sempre che qualsiasi recensione non gli renda davvero giustizia.

Sapevo di andare abbastanza sul sicuro con questa lettura perché qualche anno fa avevo già letto I vent'anni di Luz della stessa autrice, Elsa Osorio, e ne ero rimasta folgorata.
Elsa Osorio e Luis Sepulveda al Salone del Libro di Torino 2017

Sono andata appositamente al Salone del Libro per sentire la presentazione di questo libro e sono tornata a casa soddisfatta con il mio libro autografato dall'autrice e da Luis Speulveda, che era presente all'incontro, e due pagine fitte fitte di appunti.
Libro autografato <3 e tanti appunti in italo-spagnolo


La mattina dopo avevo già iniziato a leggerlo e finché non l'ho finito non sono riuscita a staccarmi un attimo da questo libro: per intenderci mi capitava di svegliarmi pure prima del previsto il sabato e la domenica mattina per capire chi come e perché fosse stata uccisa Juana. E' un libro magnetico da cui è impossibile staccarsi.
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Questo libro è un giallo ambientato tra la Buenos Aires buia degli anni della dittatura e un piccolo paesino a sud della Bretagna, dove viene rivenuto il cadavere di una donna annegata, forse suicida o forse ammazzata.
Da subito si capisce che la dottoressa Le Boullec non è chi ha sempre detto di essere e il fatto che sia argentina e sia morta annegata, come tanti desaparecidos, attira l'attenzione di una giovane giornalista di cronaca locale, Muriel. Muriel mette su una sua squadra di investigatori molto atipica composta da tre bretoni che non sanno nulla della storia argentina: lei che è una giornalista sconosciuta, uno studente di storia fuori corso che è innamorato nemmeno troppo segretamente di lei e l'anziana vicina della dottoressa, che ha trascorso tutta la sua vita nel suo paesello a guardare l'oceano.
Insieme però scopriranno le mille identità di quella povera donna, che era anche una mamma, la sua triste storia e arriveranno a capire chi ha messo fine in modo così diabolico alla sua esistenza.

Doppio fondo è un giallo molto storico perché si ripercorrono quelli che sono stati gli anni della dittatura argentina e il modus operandi dell'ESMA, dove sono stati torturati tanti ragazzi a cavallo tra la fine degli anni '70 e '80. [QUI la mia visita all'ESMA di Buenos Aires che oggi è diventato un museo].
Rispetto ad altri libri in cui si parla di desaparecidos qui se ne parla in modo molto diverso: si parla di chi non è morto in uno dei tanti voli della morte ma è riuscito a sopravvivere (interessante la riflessione sul tema del tradimento!) e, la cosa che più mi ha interessato, si denunciano i legami tra la dittatura e la politica europea.
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In I vent'anni di Luz il tema principale era la ricerca dell'identità, in Doppio fondo la Osorio ragiona su che cos'è la memoria e la sua funzione di denuncia. Una denuncia che non è fine a se stessa, ma volta a ristabilire la verità nel presente perché chi ieri era un torturatore in Argentina dieci anni dopo era uno degli uomini più ricchi del paese. Oggi si tende ad andare verso una politica della riconciliazione che vuole perdonare le colpe personali di chi ha commesso quei delitti contro l'umanità e nel frattempo è diventato ricchissimo sulla pelle di un popolo intero.

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Questo libro è imperdibile per chi ama l'Argentina e la sua storia, cerca un libro giallo con una trama complessa (ma in cui si capisce fin da subito chi è l'assassino) e protagoniste dal carattere forte e complesso.

Doppio fondo ha una stile scorrevole e veloce, una storia coinvolgente ma non è assolutamente un libro facile: necessita di molta concentrazione per stare dietro ai salti temporali, alla storia narrata dalla giornalista e a quella raccontata dalla lettera che Juana scrive al figlio, per non parlare della difficoltà ad identificare i personaggi quando vengono usati nomi di battaglia e doppie identità.
Ma non fatevi spaventare, cercate il momento giusto e leggetelo... non rimarrete delusi!!!

03 giugno 2017

La verità, vi spiego, sull'amore


La verità, vi spiego, sull'amore è un film con Ambra tratto dall'omonimo romanzo di Enrica Tesio.
Il libro -premessa- non l'ho letto, ma lei la conosco perché è una blogger molto simpatica: se devo scegliere un solo pezzo per me è imperdibile come spiega la sindrome premestruale!

Enrica, una vera torinese, racconta la sua storia vera: con una bimba di qualche mese e un bimbo poco più grande il suo compagno l'ha mollata. Nel suo libro -e poi nel film- lei racconta come è stato difficile elaborare la fine dell'amore e diventare una mamma single.

Questo film è simpatico e divertente, ha un buon ritmo e ha parecchie gag simpatiche.
MA non mi ha davvero convinta.

Secondo me è un bellissimo film... da vedere su canale 5! Nulla di più, però!

28 maggio 2017

Orecchie

-Vieni al cinema oggi pomeriggio?
-Oggi pomeriggio con il sole?
-A vedere cosa?
-Orecchie.
-Orecchie?!?!????!
-Una commedia italiana.

Solo quando sono stata seduta sulla poltroncina di un cinema semivuoto mi è stato detto "ops mi ero scordato di dirti che è in bianco e nero? shh che inizia!"



La storia è quella di una giornata di infernale di un ragazzo romano, un supplente di filosofia, che si sveglia con uno strano fischio alle orecchie e con la triste notizia che è morto il suo amico Luigi, ma lui non ha idea di chi sia questo Luigi.

Questo film è geniale per il cast: c'è un Rocco Papaleo che fa il prete svinazzato che fa morire dal ridere e il protagonista ha una mimica facciale che parla da sola.
La scelta delle musiche che accompagna ogni passaggio/disavventura di sto poverello è altrettanto geniale e perfetta.
Le inquadrature sono studiate nei minimi dettagli e ci sono delle fotografie di Roma che già da sole meriterebbero un applauso.
Ma soprattutto questo film fa ridere. Di quelle risate grosse che non si riescono a trattenere, quasi con le lacrime agli occhi: esilarante!
E poi ha una morale, chiara e pure semplice, di quelle che non lasciano dubbi.

Per cui quando si esce dal film si può chiacchierare tranquillamente di quanto facesse ridere il medico che dichiara che è rimasto incinto ma anche sul senso della vita e l'incapacità di prendere decisioni importanti.

Orecchie è uno di quei film che probabilmente vedranno in molti pochi ed è un gran peccato!

24 maggio 2017

Cuore delicato lavare a mano

Quando arriva il pacco del corriere!
Simona Morani è l'autrice di Quasi arzilli ed è tornata con un secondo romanzo dal titolo lungo e tenero e con una copertina carinissima: Cuore delicato lavare a mano.

Prima di parlarvi che cosa combina la signora Rina in quel di Modena, voglio ringraziare Simona che per non è solo una giovane talentuosa scrittrice, ma soprattutto una cara blogger che mi aveva "conquistato" con un racconto che ruotava intorno ad un rossetto.
Grazie Simona, leggere il tuo libro in anteprima mi ha permesso di tirarmela un po' XD ma soprattutto di "vivere" a distanza tutta l'emozione per l'uscita di questo nuovo lavoro!
Il secondo libro  è sempre il più difficile [semicit.] ma tu te la sei cavata benissimo!

La Rina è una donna sulla sessantina, vedova, che gestisce con grande passione la sua piccola lavanderia a gettoni - stireria nel cuore di Modena.
Proprio qui incontra Donato, un ragazzo che potrebbe avere l'età di suo figlio, e che le fa sfarfallare il cuore dopo tanto tempo.
Si sa però che i sentimenti vanno maneggiati con cura, proprio come i capi delicati di cui Rina si occupa da una vita. L'unico problema è che le persone che ha accanto e che dicono di volerle bene non sono così sensibili nei suoi confronti!

Simona racconta una vicenda che in realtà non è poi così inusuale, ma di cui ancora ci si stupisce: una donna grande che si innamora di un ragazzo molto più giovane. Se Modena fosse stata Parigi la nostra Rina poteva concorrere per essere la premiere dame.
La penna di Simona non si perde in inutili fronzoli ma riesce a restare sempre molto rispettosa nel trattare le emozioni dei suoi personaggi.

Questo libro è perfetto da leggere in un fine settimana al sole (è sottile e fresco e si fa leggere velocemente) ed è un ottimo regalo per un'amica  che dopo una delusione deve rimboccarsi le maniche perché, come insegna la Rina, non è mai troppo tardi per far pace con se stessi!




18 maggio 2017

Essere Nanni Moretti

Essere Nanni Moretti campeggiava con la sua bella copertina colorata su una locandina nella vetrina della libreria davanti all'ufficio ma a me non ispirava per nulla: Nanni Moretti lo conosco solo come personaggio e non credo di aver mai davvero visto per intero un suo film e di Culicchia ho letto Ameni inganni (tremendo) e  My little China girl (molto carino, ma di un genere un po' particolare perché è quasi una guida di viaggio).
Poi l'ho preso e mi è piaciuto così tanto che l'ho spacciato anche a mia mamma, che invece non lo trova niente di così divertente.

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Il libro inizia con Bruno Bruni che ripete a se stesso di essere Nanni Moretti, il regista, in una lussuosa suite di Venezia.
Come ha fatto Bruno Bruni a cacciarsi in questo guaio?
Così inizia a ritroso la storia dell'ultimo romanzo di Culicchia, che ha come protagonista un cinquantenne torinese che sogna di fare lo scrittore di un libro che cambierà per sempre la letteratura italiana.
Ovviamente non scrive mai nulla e si sente un incompreso in un mondo che premia tutto ciò che è eccessivamente commerciale.
La sua vita cambia quando, dopo essersi fatto crescere la barba, scopre di venire spesso confuso con Nanni Moretti e riscopre il suo vecchio talento nel fare le imitazioni.
Con la sua inseparabile compagna Selvaggia, una ballerina di pole dance che voleva fare la ballerina-attrice-artista, inizia una commedia in cui gira l'Italia ed il mondo a sbafo di chi lo ospita, promettendo di girare un film in ogni località in cui si ferma.
Finché Nanni Moretti non incontra Nanni Moretti, ovviamente.

Il tema dell'identità non è particolarmente originale, ma Culicchia trova una sfumatura estremamente contemporanea: il furto di identità, problema di cui sempre più spesso sentiamo parlare, e di cui siamo più o meno consapevoli di poter essere vittime.

Il romanzo di Culicchia è furbo: una cantilena, in cui l'autore riscrive sempre la stessa cosa semplicemente cambiando i luoghi dei posti frequentati dal Nanni Moretti falso.
Però non è mai noioso e proseguendo nella lettura ero sempre più curiosa di sapere dove cavolo saremmo andati a parare con questa storia che è chiaro fin dall'inizio che non può proseguire all'infinito.

Portatelo in spiaggia con voi quest'estate: è il classico libro carino e divertente, che si presta a più livelli di lettura, e che uno può prendere e riprendere più volte tra una chiacchiera e l'altra senza mai perdere il segno!

11 maggio 2017

Polonia: una foto al giorno

Mi sono accorta che in realtà non vi ho mai davvero parlato del mio viaggio in Polonia di quest'estate e dei posti che ho visitato: ringraziando Frida per la sua idea di #unafotoalgiorno, stiamo per partire per visitare la Polonia... venite con me?
Prendete l'ombrello, mettete le scarpe comode che saliremo molto in alto e preparatevi a mangiare e bere!

Giorno 0: GMG a Cracovia
Dopo una lunga camminata sotto il sole, finalmente raggiungo i ragazzi della mia parrocchia alla Veglia di Preghiera della GMG. E' stata una serata molto emozionante!
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Giornata Mondiale della Gioventù 2016 Cracovia
Giorno 1: Cracovia e le miniere di Wieliczka
Essere in una città durante una GMG è una visita irripetibile, nel bene e nel male: le città sono strapiene di pellegrini e c'è ressa per entrare da qualsiasi parte ma si ci sono musica, colori e occhi che ridono ovunque!
Per visitare le miniere di sale di Wieliczka ho fatto una mattinata di coda infinita ma ne è valsa davvero la pena: all'interno le foto non si possono fare se non pagando di più il biglietto ed io non sono una fotografa provetta.
Basilica di Santa Maria, Cracovia
Giorno 2: Cracovia
Cracovia è un vero gioiellino: una città dalle mille chiese e chiesette, un castello imponente (che non ho visitato per i motivi di cui sopra) e una storia molto impattante.
Il museo della fabbrica di Schindler è molto diverso da quello che mi aspettavo: della fabbrica non c'è praticamente nulla, ma ripercorre la storia della Polonia negli anni fatidici e drammatici della Seconda Guerra Mondiale. E' un museo bellissimo perché è molto coinvolgente e, più delle cose da vedere, è importante per capire come cambiava nel tempo l'atmosfera e la vita in quegli anni.
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Museo di Schindler, Cracovia
Giorno 3: Danzica
Sognavo di andare a visitare questa città al nord della Polonia e non mi ha deluso.
Volevo vederla per vedere il Museo di Solidarnosc: ci tenevo così tanto che ci sono andata quasi appena arrivata, nonostante avessi idea di andare a vederlo il secondo giorno, perché non riuscivo a pensare ad altro. L'audioguida non c'è in italiano (ma c'è la scelta con l'inglese e lo spagnolo) ed è una visita estremamente interessante, anche se un po' lunghetta.
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Museo di Solidarnisc, Danzica
Giorno 4: Sopot, Danzica
Dopo tanta città, musei, cultura sono andata a pucciare i piedi nel mar Baltico.
Sopot è una cittadina di mare estremamente turistica che deve la sua fama al fatto di avere il molo di legno più lungo d'Europa (QUI il post in cui vi ho raccontato dell'oggetto che ogni polacco porta con sé in spiaggia)
il molo di Sopot, Polonia
Giorno 5: Malbork
Malbork, comodamente raggiungibile in treno da Danzica, è una cittadina assaltata dai turisti (anche qui è consigliabile prenotare online l'ingresso e l'audioguida in italiano) perchè ha il più grande castello di mattoni del mondo.
Assolutamente sconsigliata la visita in giornate di pioggia perché il percorso è per gran parte all'aperto ed è un'attrazione davvero sorprendente.
La cosa che più mi ha colpito è vedere la foto del castello distrutto dopo i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale e la capacità di ricostruire tutto in modo assolutamente fedele.
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Castello di Malbork. Polonia
Giorno 6: Danzica
Danzica città è piccina ma se ci andrete ad agosto come me troverete la più grande fiera del Baltico: bancarelle di artigiani (e non) ed antiquari (e non) e leccornie (e non) riempiono ogni centimetro quadrato delle principali vie della città.
Oltre al giretto in città, io ho dedicato la mia giornata ai musei navali della città: con un unico biglietto ho visitato il museo navale (un po' palloso a dir la verità), la nave Soldek e la famosa gru che è il simbolo della città. Anche se quest'ultima è stata la visita più breve io la straconsiglio per capire come funzionasse la gru e rimanerne impressionati!
Sconsiglio invece la visita in barca ai cantieri navali e a Westerplatte, dove ha avuto inizio la Seconda Guerra Mondiale: è come attraversare un'area industriale per giungere a vedere un monumento orrendo e nient'altro. (forse il fatto che piovesse a dirotto ha leggermente influenzato il mio giudizio, lo ammetto).
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La famosa gru di Danzica e la nave Soldek, Danzica
Giorno 7: penisola di Hel
Doveva essere una giornata di mare e relax. Doveva.
Invece ho quasi vomitato sulla nave a causa del mare mosso e sono quasi morta di freddo.
Ma sono riuscita a salire sul faro, vedere qualche rifugio della Seconda Guerra Mondiale e provare a dormire in spiaggia (poi siccome non ero in grado di scavarmi una fossa -non per modo di dire- come aveva fatto una coppietta ho deciso di abbandonare l'avventura). La guida migliore per visitare questo paesello è quella di nuok.
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Pensiola di Hel, un luogo ventoso, Danzica
Giorno 8: Torun
Torun merita di essere visitata perché è un piccolo gioiellino. Un'intera giornata è più che sufficiente per visitarla e mi è piaciuta un sacco e non solo perché ho mangiato la Zapienka!
Salite gli scalini del campanile del municipio che la vista merita la fatica e le calamite compratele qui anziché a Danzica: sono uguali e costano meno, che nervoso!
torun-dalla-torre
Torun, Polonia
Giorno 9: Varsavia
Di questa giornata a Varsavia ricorderò la quantità di pioggia presa!
E' una città che non mi ha entusiasmato... ma vederla ancora in piedi è un bello schiaffo a chi da ovest e da est ha tentato di schiacciarla!
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Il Palazzo della Cultura e della Scienza a Varsavia
Giorno 10: Varsavia
Bisogna essere un po' impallinati con la storia per apprezzare il Museo dell'insurrezione di Varsavia, ma a me ha affascinato in una maniera indescrivibile.
Sono uscita da lì con gli occhi che brillavano per tutte le cose che avevo scoperto e soprattutto la consapevolezza dell'importanza di voler esser liberi senza dover dire grazie a nessuno.
[le foto all'interno del Museo sono rimaste tutte scure]

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06 maggio 2017

Cirano di Bergerac

Perché mettersi a leggere teatro?
Perché me ne avevano fatto venire la voglia Elisa e Claudia durante un sabato pomeriggio chiacchierino e probabilmente le loro orecchie nell'ultimo mese e mezzo saranno fischiate molte, molte volte.

Al liceo avevo letto un po' Moliere, Shakespeare, Goldoni e ricordo che non mi erano spiaciuti: ho pensato parecchio al titolo con cui avrei potuto riprendere la mia carriera di lettrice di teatro e sono finita al Cyrano.
In fondo Cyrano è la mia canzone preferita di Guccini: è mai possibile che l'unica cosa che so davvero di lui è quello che tutti abbiamo imparato da Aldo Giovanni e Giacomo?

La storia è abbastanza nota: ci sono Rossana, che è al gnocca della situazione, Cirano che è un romanticone con il naso inguardabile e Cristiano che è un figone ma non ha la stessa dialettica di Cirano.
Rossana crede di essere innamorata di Cristiano e lo sposa, ma non sa che in realtà tutte le belle parole che il suo amato le scrive sono frutto dell'amore di Cirano.
E piano piano muoiono tutti tranne lei!

Miseria, che palle. [una recensione in meno di un tweet]
Sono state settimane infinite in cui ho capito che il teatro non è il mio genere, almeno come genere di lettura. Chissà che un giorno non riesca a vederlo dal vivo in un teatro e cambiare idea su Cirano e la sua combriccola di Guasconi!

Povero Cirano, a ripensarci un po' mi spiace per la fine che ha fatto ma non sapete che sospiro di sollievo ho tirato io quando ho chiuso il sipario su questo testo noiosissimo!


04 maggio 2017

Facebook in the rain

La Mastrocola la conoscevo solo di nome: non avevo mai letto nulla di suo ma tutti i lettori che conosco me ne avevano sempre parlato bene.
Quando ho visto Facebook in the rain in bella mostra sullo scaffale della biblioteca mi sono lasciata incuriosire e me lo sono portata a casa. Salvo poi sentirmi dire dal mio lettore preferito che avevo scelto quello che a suo parere era il meno riuscito.

Un post condiviso da Federica (@federica_zucca) in data:

Facebook in the rain racconta la storia triste della signora Evandra che, una volta rimasta vedova all'improvviso a 48 anni, non sa che fare della sua vita vuota.
Inizialmente reagisce andando al cimitero tutti i giorni tutto il giorno, tranne quando piove.
E proprio quando piove si rende conto di non aver nulla da fare per riempire le sue giornate.
Una sua carissima amica le suggerisce di imparare ad usare Facebook, proprio a lei che non ha un computer e non sa nemmeno come si accenda.
Le appioppa un suo collega, un uomo distinto e solo, che tutte le sere vada a casa sua per insegnarle ad usare pc e poi crearsi il profilo facebook.
Ma la cosa sfugge di mano a tutti ed Evandra inizia a vivere non più per andare al cimitero ma per stare su facebook, chattare, inventarsi una vita, conoscere gente.

Come dicevo all'inizio, non conosco l'autrice per poter fare paragoni con altri suoi lavori.
La storia è carina e fa riflettere su come davvero rischiamo di farci risucchiare da un mondo che non esiste.

Di questo libro,  che comunque secondo me è carino da leggere in un fine settimana piovoso, più che la trama ho apprezzato lo stile: veloce, semplice, incisivo, scorrevole e surreale.
Sembra che se voglio leggere il meglio della Mastrocola debba prendere Una barca nel bosco, concordate?

01 maggio 2017

Destinazione Santiago. Come ritrovare se stessi sul Cammino

Una compagna di classe delle elementari che non vedevo da quando avevamo su per giù 10 anni e ci scambiavamo il giornalino della Sirenetta, una cremina al caffè e due libri sul tavolo.

N. mi ha scritto per chiedermi informazioni sul Cammino di Santiago, che io ho fatto per 400 km 9 anni fa, e lei farà in parte fra qualche mese. Abbiamo anche scoperto che ad entrambe piace ancora leggere e quindi ci siamo pure scambiate due libri a tema: io le ho lasciato Il cammino immortale di Jean-Christophe Rufin e lei mi ha prestato Destinazione Santiago di Riccardo Finelli.


Riccardo racconta il suo viaggio da solo lungo gli 800 km del cammino francese (il più conosciuto), deciso all'improvviso (e senza un allenamento) quando a 40 anni un tumore si porta via velocemente Mattia, il suo più caro amico. 
Non sa quale sia il motivo per cui ha deciso di partire e lasciare per 3 settimane lavoro, moglie e figli. Non è particolarmente religioso e, sinceramente, non sa nemmeno se ha senso seguire un percorso medioevale fatto per raggiungere la presunta tomba di San Giacomo. 

Riccardo (lo chiamo per nome di battesimo l'autore perché dopo questo lungo viaggio "insieme" mi pare un pellegrino qualunque che avrei potuto incrociare io sul mio Cammino) racconta in meno di 300 pagine il suo pellegrinaggio, come in un diario.

Annota con dovizia di particolari i luoghi che attraversa e in cui si ferma, aggiungendo anche qualche nota storica, ma soprattutto le storie differenti di chi incrocia nelle diverse tappe. Sono storie veramente diverse che sembrano non avere nulla in comune tra loro, se non il fatto di trovarsi a fare una cosa a senso di logica assolutamente insensata: in questo nuovo millennio che senso ha martoriarsi le gambe ed i piedi (e solo chi ha fatto il Cammino di Santiago può capire cosa significhi la parola "vescica"---> qui per i non deboli di stomaco) per raggiungere un posto?
Riccardo riesce ad evidenziare che cosa unisce le diverse motivazioni: tutti camminano sperando di trovare una risposta alla domanda delle domande "Chi sono io? e qual è il mio posto nel mondo?".

Nonostante mi sia ritrovata in molte vicissitudini, da quella di non trovare un posto in ostello al dolore fisico e la stanchezza mentale, è stato anche curioso capire come la nostra vita sia incredibilmente cambiata in 9 anni: banalmente non avevo facebook e il problema se chiedere o meno l'amicizia a qualcuno non esisteva. Oggi se mi rimettessi in cammino sarebbe una questione spinosa: rimanere in contatto dopo essersi raccontato segreti molto intimi ha senso oppure è meglio lasciare che quello che accade sul Cammino resti sul Cammino?

Un libro sicuramente utile per chi come N. sta preparando il suo zaino e sicuramente una lettura emozionante per chi come me lo zaino l'ha posato, per ora.
Perché io una piccola critica la farei: sulla quarta di copertina c'è scritto "Il grande viaggio che tutti dovrebbero fare una volta nella vita", io ci scriverei "Il viaggio che tutti dovrebbero fare ALMENO una volta nella vita".
Agosto 2008, Galizia Spagna

Buen camino!

27 aprile 2017

Orfani bianchi

Orfani Bianchi è l'ultimo libro di Antonio Manzini, di cui ammetto di non aver mai letto nulla.
Nonostante la recensione della Lettrice rampante fosse abbastanza critica ho deciso di leggerlo ugualmente.

Il rapporto tra le badanti e i loro bambini che restano a casa è un tema con cui mi sono confrontata parecchie volte, sia per questioni personali che come tema di studio.
Durante uno stage avevo anche preso parte ad un progetto di alfabetizzazione informatica di alcune mamme badanti, che a fine anno avrebbe permesso loro di vedere tramite skype lo spettacolo teatrale della scuola in Romania frequentata dai loro figli, gli orfani bianchi per l'appunto.
Difficilmente scorderò la tenerezza del gesto di una signora che per l'occasione si era vestita di tutto punto e qualche minuto prima del collegamento quasi tremando per l'emozione aveva estratto dalla borsa un pettinino per darsi l'ultima sistemata.

Forse leggendo le vicende di Mirta, emigrata dalla Moldavia dove ha lasciato un ragazzetto ai genitori, ho fatto tanta fatica perché il volto di Mirta diventava di volta quello di donne che conosco e ho conosciuto. In alcuni momenti non riuscivo a leggerne più di qualche pagina per volta perché mi prendeva una grandissima angoscia.

Quindi Orfani bianchi ha due grandissimi pregi: parla di un tema molto attuale e lo fa in una maniera molto coinvolgente.

I difetti sono però altrettanto grandi e sono gli stessi individuati dalla Lettrice rampante (magari la prossima volta che sconsigli un libro Elisa ti darò retta!)!
Il primo è di descrivere i personaggi secondari con pochissime sfumature: le famiglie per cui lavora Mirta sono tutte sempre poco attente ai suoi bisogni e a quelle del loro anziano parente. Non so se è spesso così, ma son sicura al 100% che non sia sempre così. Affidare un proprio parente anziano ad un'estranea spesso è l'ultima possibilità possibile per permettergli di vivere in casa sua e non lo si fa alla leggera.
Il secondo è che il finale è davvero troppo frettoloso: nel giro di poche pagine tutto precipita, come intuibile dalla piega che aveva preso la situazione. Restano un sacco di questioni aperte e davvero poca speranza per un mondo fatto in questa maniera.

A me non ha entusiasmato, ma ha fatto comunque riflettere.
Può essere che in futuro mi metta a cercare altri romanzi a tema simile, ma per ora necessito di qualcosa di più leggero!

24 aprile 2017

L'altro volto della speranza

L'altro volto della speranza racconta di due storie di fuga molto differenti tra loro, ma destinate ad incrociarsi.

Un uomo finlandese sembrerebbe avere la classica crisi di mezza età: molla la moglie ubriacona, un lavoro poco soddisfacente e decide di ricominciare da zero comprando un ristorante.
Compresa nel prezzo c'è una piccola squadra che promette fin da subito di regalare più di un sorriso per quanto siano improbabili.
Parallelamente seguiamo anche la storia di Khaled, giunto in Finlandia  perché é scappato da Aleppo dopo che la sua casa e la sua famiglia sono stati bombardati da chissenefregachi (i russi, gli americani, l'isis o boh). Khaled fa la domanda per avere l'asilo politico ma gli viene negata.
Nel momento in cui è un clandestino incontrerà le due facce dell'Europa: quella della solidarietà tra persone in difficoltà e quella della destra xenofaba che accerchia il più debole.

Questo film stramerita di essere visto:

  •  in giorni come questo per tenere gli ccchi bene aperti quando risuona minaccioso il vento delle destre pericolose ;
  • perché tratta di un tema estremamente attuale come quello del diritto di asilo e la gestione dei profughi;
  • perché non è facile parlare di violenza e far sorridere insieme: Kaurimaski ci riesce benissimo!

15 aprile 2017

Titanic - la mostra a Torino

Se a fine anni '90 eravate delle ragazzine, probabilmente Leonardo Di Caprio ha segnato la vostra adolescenza.
Io in quegli anni ho visto Titanic un numero di volte che credo non mi bastino le dita delle mani e dei piedi per contarle. E ho sempre pianto con i singhiozzi, sempre.

Quando ho scoperto che a Torino c'era una mostra sul Titanic non ho nemmeno provato a resistere e ho organizzato una visita con le amiche
Se passate da Torino fino al 25 giugno, vi consiglio vivamente di mettere in programma una visita a questa mostra che ormai da anni fa il giro del mondo e per la prima volta arriva in Italia.

La mostra del Titanic a Torino porta con sè molti oggetti, dalle eliche della nave ad i diversi servizi di stoviglie ed ai vestiti ritrovati nelle valigie (per saperne di più vi consiglio di visitare il Blog di Roberta che ha fatto un post davvero dettagliato di quello che è esposto nella mostra).

Tutti gli oggetti raccontano nel loro piccolo un po' di quotidianità di quei tempi, ma quello che mi ha davvero colpito sono state le storie dei passeggeri che quasi per caso erano finiti sul Titanic (proprio come il "mio" Jack Dawson), quelli che sognavano il viaggio sulla nave più lussuosa di sempre, quelli che cercavano un futuro diverso ed avevano nelle loro valigie gli strumenti di un mestiere e quelli che hanno vissuto il resto della loro vita consci di essere sopravvissuti ad una tragedia immane.

Durante il percorso troverete la ricostruzione delle cabine delle diverse classi, accompagnati da musiche differenti che aiutano a ricostruire l'atmosfera che si viveva nelle diverse classi.
Quando si attraversa il corridoio della prima classe fa davvero effetto perché si ha l'impressione di non essere ad una mostra ma di stare davvero sulla nave,
Scendendo la musica lascia spazio al rumore dei motori della stiva e le stanze da solari ed illuminate diventano sempre più scure.

Piccola nota dolente: sulle bacheche che accompagnano i pezzi esposti ogni tanto ci sono degli errori ortografici/grammaticali e secondo me è inaccettabile in un contesto come questo!
Ed anche la tanto pubblicizzata stanza con l'iceberg non è niente di che.

A parte questo dettaglio, la mostra è davvero imperdibile e merita di dedicarci un pomeriggio!


11 aprile 2017

Cartolina da Genova

Mi piace raccontare i miei viaggetti con gli stati (quelli vecchi!) di whatsapp.
Mi piace con un'occhiata avere davanti l'intero riassunto di una vacanza.

Sono stata a Genova questo fine settimana: non ho fatto la turista-maestrina come piace solitamente a me. Niente guida alla mano e percorso studiato per non perdersi nulla.
Ho semplicemente gironzolato per le sue viuzze =scarpinato su e giù per i carrugi.
E' una città che stupisce per quanto si sviluppi in altezza e per quanto stretti siano tutti quei vicoli.
Stupisce ancora di più chi fino a quel momento l'ha vista solo dai cavalcavia dell'autostrada e si era fatto un'idea completamente diversa di questa città dai mille palazzoni.

E' una bella città, ma avrebbe bisogno di una gran bella ripulita: immondizia ovunque e muri imbrattati non sono un bel biglietto da visita.
Ho pure visto un topo in pieno centro alle 22 di sera: certo era solo mentre a Roma ho viste intere famiglie... ma mi fa schifo lo stesso!

Il posto di cui mi sono però innamorata è l'Acquario.

Il sito dice che per visitarlo ci vanno 2 ore e mezza. Non credeteci: noi ci abbiamo messo 4 ore.
Quando sarete "immersi" in tutte quelle vasche ritroverete il gusto dello stupore di quando si è bambini!

Acquario di Genova. Lo squalo zebra 

05 aprile 2017

Suicidi in capo al mondo

Suicidi in capo al mondo di Leila Guerriero è stato un bel regalo di marcos y marcos, che ho letteralmente divorato.
Un post condiviso da Federica (@federica_zucca) in data:

Suicidi in capo al mondo è un'inchiesta giornalistica che ha i ritmi, ma non il finale ahimé, di un thriller.

La Guerriero racconta una vicenda davvero accaduta: a cavallo con l'inizio del millennio in una cittadina nel mezzo del nulla patagonico, Las Heras, iniziano a susseguirsi una serie preoccupante di inspiegabili suicidi.

La giornalista, anni dopo. decide di andare ad incontrare i parenti delle giovani vittime per capire se davvero c'è un filo rosso che ha unito tutte queste morti.

Le motivazioni che trova sono diverse ma facilmente riassumibili in mancanza di lavoro o prospettive future, musica metal ed un possibile nesso con una setta satanica, famiglie troppo oppressive o famiglie completamente disgregate.

Sinceramente questo non è il miglior libro che abbia letto sulla Patagonia, il più avvincente o emozionante, ma è quello più vicino all'idea che mi sono fatta dai racconti degli argentini su questa regione.
La Patagonia non turistica è un posto dove molti ragazzi argentini, soprattutto tra la classe media che studia ingegneria, sanno che passeranno qualche anno perché là c'è lavoro per via dell'estrazione del petrolio. Tutti però dicono che ci staranno per un po', per guadagnare e mettere da parte qualche soldo, ma poi scapperanno a gambe levate e torneranno a vivere nelle loro città.
Le aziende al sud pagano molto di più rispetto al resto del paese (ma ad onor del vero la vita è anche molto più cara) per convincere la gente a lavorare in un posto dal clima inospitale, dove il vento spazza via qualsiasi cosa e dove -in sintesi- non c'è nulla.
Un ragazzo mi ha raccontato (quindi chissà se è davvero così!) che gli abitanti di Ushuaia d'inverno, quando la città non è invasa dai turisti, non sapendo cosa fare, fanno in continuazione il giro della cittadina in macchina. D'altra parte la benzina ce l'hanno quasi gratis perché in Patagonia è un bene sussidiato e si trovano in quattro gatti senza nulla da fare.
libri-sulla-patagonia
Suicidi in capo al mondo

Se sognate la Patagonia leggete Suicidi in capo al mondo: se avrete la fortuna di visitarla, come ho fatto io, vedrete dei posti da sogno e difficilmente passerete in posti come Las Heras, ma sapere che esistono vi darà tutta un'altra consapevolezza.

Se ti interessano i libri che parlano di Patagonia ti consiglio anche:
Patagonia ciuf ciuf di Raul Argemì (per chi ama l'avventura)
L'uomo dalla voce tonante di Stefano Malatesta (per chi sceglie la saggistica)
Terra del fuoco di Francisco Coloane (per chi ama i racconti)

02 aprile 2017

La bella e la Bestia


Ancora non avete visto La bella e la bestia? 
Se siete delle principesse che hanno sognato a lungo di indossare un abito giallo da sogno, avere una biblioteca sterminata e trasformare con un bacio un bruto in un principe gnocco.... beh che aspettate a vederlo?

Avete paura di rimanere deluse?
Vi capisco! Io qualche settimana fa mi sono rivista il cartone, cantando a squarciagola con Gino Paoli e Amanda Sandrelli "Ti riporta via come la mareaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa la felicitààààààààààààààààà!"... e mi sono chiesta; "E se sto film fosse solo un'enorme macchina commerciale mangia soldi?"


Vi posso però assicurare che uscirete dal cinema con l'entusiasmo a palla, gli occhi a cuore e persino un po' lucidi!

Ecco brevemente 3+1 motivi per cui il film è stupenderrimo:

  • Hermione  Emma Watson è fantastica: non solo è Bella, non solo è brava, ma è credibile. E' davvero la Bella che avete lasciato nel vostro cuore di bimbe.
  • I costumi sono fedeli a quelli del cartone, ma hanno quel qualcosa in più che li rende veri, che sembra quasi di toccarli.
  • Alcuni atteggiamenti della Bella sono ancora più marcati rispetto al cartone per far capire alle bambine (di oggi e di ieri) che essere autonome, indipendenti e fuori dal coro è un valore aggiunto.
  • Io adoro il Letont del film: da semplice macchietta del cartone nel film trova un suo spazio. Sì Letont è gay ed è innamorato di quel cretino-pallone gonfiato di Gastone, ma tutta la polemica della Malesia che voleva addirittura censurare il film è una follia.
Ed ecco 3 piccole pecche del film, che però non inficiano il risultato:

  • ogni tanto il doppiaggio nel cantato non è proprio perfettissimo.
  • La biblioteca del film è bella, ma molto più reale di quella fantasmagorica e da sogno del cartone.
  • Tra lo Stia con noi del cartone e quello del film non c'è storia: il cartone ha una magia che il film non riesce a riprodurre.
Tra gli effetti collaterali vi segnalo 3 piccoli problemini:
  • una voglia incontrollabile di cantare e ballare in ogni situazione, più o meno così...
  • un'incontenibile propulsione all'acquisto di oggetti indispensabili
Fonte: Disney always with us
  • grasse risate nel vedere le varie parodie del film...
Fonte: Sapore di male

... ma davvero volete rimanere solo voi le uniche a non averlo visto?!?!?

23 marzo 2017

Il giardino di Amelia

Non amo particolarmente la scrittrice cilena Marcela Serrano, ma tra i suoi romanzi che ho letto Il giardino di Amelia, l'ultimo che è uscito, è sicuramente quello che mi è piaciuto maggiormente.

Siamo in Cile nel 1985 la dittatura di Pinochet sta perdendo colpi e la resistenza si fa sempre più organizzata (nel 1986 gli faranno un attentato fallito come racconta Pedro Lemebel nel suo superlativo Ho paura torero). 

A quel tempo Pinochet aveva avuto la brillante idea di spedire i sovversivi al confino in località di campagna sperdute in mezzo al nulla a qualche ora di auto da Santiago del Cile
La Serrano parte da una storia vera: davvero nel paesello dove sua mamma viveva ed aveva una grande tenuta era stato mandato in esilio un confinato. 
Per certi versi mi ha ricordato un po'  Il tempo di Blanca, dove lo schema era quello della principessa e il povero (so che sto semplificando!): lei ricca borghese ma lontana dall'ideologia fascista del dittatore e lui giovane e rivoluzionario e bello e maledetto. 
Per fortuna Il giardino di Amelia non è così angosciante, anche se tratta un tema forte, oltre a quello della dittatura e della tortura: il tradimento del confinato verso la donna che lo stava aiutando.

Il libro inizia con il funerale di Amelia 30 anni dopo quell'episodio e a ritroso ripercorriamo il confino e l'esilio del bel Miguel e il tormento della povera Amelia.

Se dovessi consigliare un libro della Serrano consiglierei questo, ma nemmeno sta volta questa scrittrice mi ha davvero stregato. 

Potrebbero interessarti altri libri di Marcela Serrano:

19 marzo 2017

Agnus dei

Qualche tempo fa avevo letto non-so-più-dove una frase-più-o-meno-così: "le guerre si combattono sul corpo delle donne". L'articolo approfondiva poi quella che è una pratica barbara ma molto comune durante le guerre: gli stupri di massa, che sono allo stesso tempo un modo per umiliare una popolazione tramite l'abuso delle loro donne ma anche un modo schifoso per "infiltrarsi" nel futuro di quel popolo tramite i bambini che potrebbero nascere da quei rapporti.

Per rendere più completo questo quadro, di cui sentiamo comunque parlare nei tg, la visione di Agnus dei può essere illuminante.

Siamo nel 1945, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, in un posto sperduto e non identificato in Polonia. La Polonia per antonomasia è un paese che è stato "stuprato" a destra e manca: prima invasa dai tedeschi e poi occupata dai russi.
In questo convento di benedettine sono arrivati i soldati russi che hanno abusato ripetutamente delle suore, tutte quante da quelle giovani e carine all'anziana madre badessa. Alcune di loro sono rimaste incinte ed ora devono partorire. La madre badessa non vorrebbe coinvolgere nessuno al di fuori del convento in un folle progetto di protezione materna verso le sue sorelle ed evitare loro almeno la vergogna di fronte al mondo di quello che hanno subito.
Una suorina però capisce che un'altra suora rischia la sua stessa vita e di nascosto coinvolge una giovanissima dottoressa francese, che salverà loro la vita e le aiuterà a partorire.

Questo è un film tutto al femminile, dove si miscelano caratteri e caratteristiche differenti di tante donne accomunate da una grande fede, che anche quando traballa di fronte all'orrore subito, decidono di rimanere unite nel convento.

Il finale forse è un po' troppo rosa e fiori , ma alle volte il cinema serve anche per dare speranza.... no?

16 marzo 2017

50 sfumature di nero

Ho visto con le amiche 50 sfumature di nero,
Non avevo visto il "grigio", ma avevo letto il primo libro e qualcuno mi aveva detto che nel secondo capitolo l'imprendibile mr Grey capitola e chiede all'ex verginella di sposarlo!

Potrei lanciarmi in un'analisi sui motivi per cui la saga ha venduto così tanto, su quanto siano piatti i personaggi e su come Anastasia sia la donna più moscia dell'universo!

Potrei dirvi che la trama fa acqua da tutte le parti (memorabile la scena dell'elicottero!!!), che gli attori sono espressivi come due amebe e i doppiatori ci hanno messo la stessa verve che ci mette Maria De Filippi quando fa le telepromozioni.

Invece la mia recensione termina qui: vi dirò solo che io ho dormito alla grande, fino a quando non sono stata svegliata dalla risata fragorosa delle amiche!


12 marzo 2017

Gli ingredienti segreti dell'amore


Appena ho pubblicato questa foto sulla pagina facebook del blog, La lettrice rampante mi ha messo in guardia dicendo che era uno dei libri più brutti che avesse mai letto.

Dopo poche ore mia sorella me l'ha visto in borsa e si è affrettata a ricordarmi che Gli ingredienti segreti dell'amore glielo avevo regalato io e che non si ricordava bene la trama, ma che lo aveva trovato banalotto,

E' da tempo immemore che sostengo che scrivere un buon libro rosa non è cosa facile e questo libro ne è l'ennesima prova: Gli ingredienti segreti dell'amore ha un titolo accattivante, una copertina carina e trama insipida,

La protagonista è di quelle che piacciono a me, un po' Bridget Jones (ma non troppo): è una cuoca di un ristorantino parigino appena mollata e cornificata dal convivente stronzo.
Per puro caso scopre un libro in cui la protagonista è lei, ovvero la ragazza che lavora in un ristorante che è palesemente il suo.
Ovviamente si mette alla ricerca dell'autore, ma l'autore non esiste: è l'editor della casa editrice che ha pubblicato il romanzo in gran segreto con uno pseudonimo.
Come farà Andreas l'editor a conquistare questa ragazza che gli piace un sacco, senza prenderla in giro ma senza nemmeno poter confessare il suo segreto?

Il finale è ovviamente tutto rosa e fiori, ma è anche abbastanza frettoloso... mentre il resto del libro invece non va mai avanti.

Io a mia sorella lo avevo regalato prima di un viaggio a Parigi e quella Tour Eiffel in copertina mi aveva proprio fregato!

Il mio giudizio è negativo: l'unica nota positiva è che ci sono un sacco di riferimenti a locali e posticini parigini a cui uno potrebbe ispirarsi per un viaggetto, ma è troppo poco per giustificarne la lettura.
Grazie a Claudia de Il giro del mondo attraverso i libri per avermi prestato questa foto

08 marzo 2017

Il cliente

A Teheran c'è una coppia giovane, moderna, borghese e felice.
Vivono sereni in un appartamentino, ma a causa di un cedimento strutturale sono costretti ad abbandonare in fretta e furia la loro casa e cercarne velocemente un'altra temporaneamente in affitto.

Ovviamente nella nuova casa non saranno più felici e nemmeno tanto moderni: una sera la moglie viene aggredita da un uomo mentre è sotto la doccia, un po' come Hitchock.

Mentre lei si colpevolizza per aver aperto la porta di casa senza chiedere al citofono chi fosse (dava per scontato che a quell'ora fosse il marito) ma riesce ad elaborare il trauma, lui non riesce ad uscire da questa ossessione.
Scopre che l'uomo che ha ferito sua moglie è un cliente della prostituta che prima viveva in quella casa.

Si trasforma così da uomo moderno, acculturato in uno spietato vendicatore  che vive per rintracciare l'uomo e svergognarlo davanti alla sua famiglia.

Tutta questa tiritera, teoricamente avvincente, dura 2 ore, ad un ritmo lentissimo.
Il cliente mette in luce alcune contraddizioni della società iraniana: la più evidente è vedere un'attrice che a teatro recita la parte della prostituta e urla di essere tutta nuda, ma con indosso cappottino,velo e stivali! Approfondendo si può notare anche come i giovani della borghesia di Teheran si credano moderni ma poi. quando vengono toccati nel loro intimo, ripropongono modelli arcaici e obsoleti.

Quindi, questo film lo consiglio solo a chi è davvero appassionato di Iran e delle sue contraddizioni.
Tutti gli altri, probabilmente,  alla fine del fine usciranno dalla sala scuotendo la testa e ripetendo quello che continuavo a dire io: "'sta roba ha pure vinto l'Oscar come miglior film straniero ed un paio di palme d'oro a Cannes... incredibile!"

Se ti piacciono i film iraniani ti consiglio questi film (che a me non sono piaciuti perché probabilmente non sono affine ai ritmi dei film persiani!):

28 febbraio 2017

Il grande salto


Il grande salto è un libricino sottile, di quelli scritti con una prosa semplice ed immediata, e che si potrebbero leggere nel giro di qualche giorno.
Il grande salto invece non sono riuscita a leggerlo velocemente: non riuscivo a leggerne più che un capitoletto per volta o prima di andare a dormire. E' un boccone amaro, qualcosa che è davvero difficile da digerire e fa star male.

Sidi Moumen probabilmente è un nome che non dice nulla alle nostre menti, ma era un posto assolutamente sconosciuto anche ai marocchini fino al 2004: il classico posto dimenticato da Dio e dagli uomini, nati dall'altra parte del muro.
Alla periferia di Casablanca, città che ho visitato quasi 15 anni fa (e vi consiglio di leggere il post di Francesca), sorge una vera e propria città divisa dal resto del mondo da un muro vero e proprio: la città da una parte e la città-discarica dall'altra.

Per la prima metà del libro ho pensato che le periferie del mondo si assomiglino tutte quante: cambiano le temperature, ma restano le storie di povertà, di violenza bruta e ceca, di impossibilità di cambiare vita e le piccole solidarietà tra vicini che permettono di sopravvivere:
E nonostante la fame dispieghi i suoi tentacoli, serrandogli il collo fino a soffocarli, a Sidi Moumen non uccide perché la gente divide ciò che possiede. Perché misurano a vicenda la loro comune disperazione. Domani sarà il turno di uno. Dopodomani quello di un altro. La ruota gira così in fretta.
Poi arrivano gli sceicchi nel quartiere e lì ho veramente faticato a prender sonno: gli sceicchi sanno come plagiare le menti di ragazzi che non hanno mai avuto nulla, ma soprattutto sanno che non avranno mai la possibilità di avere nulla.
Mi ha colpito molto che siano stati loro a fare uscire fisicamente per la prima volta i ragazzi dalla discarica, fargli vedere la "loro" città e portarli in montagna.

Il libro si conclude con l'attentatore che , giovanissimo, si fa saltare in aria in un hotel a Casablanca nel marzo 2003.

Ho letto l'intervista all'autore, Mahi Binebine, in cui racconta le minacce ricevute in seguito alla pubblicazione del libro ma soprattutto le difficoltà incontrate durante la stesura.
L'artificio di far parlare Yashin da un ipotetico aldilà, gli ha permesso di rendere meno spaventoso il suo protagonista, che in fondo non è altro che un ragazzino che sognava il calcio e che viveva nella spazzatura e ha incontrato le persone sbagliate.
Lo stesso autore spiega con quanta delicatezza sia necessario camminare sul labile confine tra il giustificare l'ingiustificabile e il racconto di quel che è stato.

Io mi sento di consigliarlo solo a chi si avvicina a questo libro preparato psicologicamente a leggere una storia molto dura e cruda.
Assolutamente inadatto a chi si fa facilmente impressionare: potrebbe togliere il sonno.
Piacerà sicuramente a chi non crede che i muri servano a renderci più sicuri.

24 febbraio 2017

Lion

Lion è un film incredibilmente coinvolgente, di quelli da cui non riesci a staccare il pensiero anche a film terminato.

Lion racconta la storia vera del piccolo Saroo, un bimbo indiano che vive in una condizione di povertà vera. Sua mamma cresce da sola 3 bambini e fa un lavoro pesantissimo, suo fratello lavora e si prende cura di lui, così come Saroo ad appena 5 anni deve prendersi cura della sorellina.

Saroo è un bambino felice perché è circondato dall'affetto e dalla protezione di una famiglia che adora.
 A soli cinque anni però finisce sul treno sbagliato e si ritrova a Calcutta, a 1600 km da casa sua, dove si parla addirittura un'altra lingua.
Saroo si salva dai mille pericoli ed insidie della vita della strada solo perché è un bambino molto sveglio e per una gran dose di fortuna.

Il bambino finirà a crescere ancora più lontano da casa: verrà felicemente adottato da una coppia australiana.
Saroo è un giovane universitario quando all'improvviso si ricorda la sua storia e decide di riprendere "la strada verso casa" e ritrovare la sua famiglia biologica, nonostante sia consapevole che ormai i suoi genitori sono la coppia che l'ha cresciuto.
Questa storia vera è straordinaria non solo perché Saroo riuscirà a riabbracciare la sua famiglia ma per il mezzo con cui riesce a trovarli: tramite Google Earth il ragazzo riesce a localizzare il suo villaggio.

La storia è commovente e mi spiace di non aver visto il film a casa per poter piangere in santa pace come una fontana!

E se per convincervi a vederlo non vi fosse bastato leggere la trama, ascoltare il mio giudizio positivo, sapere che il film è candidato a ben 6 premi oscar... beh, forse un ottimo motivo per cedere è il protagonista: l'attore è un gran figone! Tanto che ho proposto a Claudia del blog Il giro del mondo attraverso i libri di iniziare un nuovo progetto: #IlGiroDelMondoAttraversoGliAttoriBoni!