Perché ho letto La ragazza di Dresda di Carolyn Slaughter?
Ho letto, ahimè, La ragazza di Dresda perché la casa editrice italiana ha tradotto così il titolo originale, che invece in inglese era Dresden, Tennessee.
Ho così scoperto - troppo tardi- che anche nel sud degli Stati Uniti esiste una città che si chiama Dresda.
La trama di questo libro fa acqua da tutte le parti e io cercavo un libro ambientato nella vera Dresda perché fra qualche settimana andrò a visitarla: questa lettura è stata una grandissima perdita di tempo da qualsiasi punto di vista.
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La trama molto in breve:
Un uomo, Kurt, soffre di amnesia e non ricorda più nulla della sua vita. Nel suo vagare arriva a Dresda nel Tennessee, incontra un'amica di sua madre e si fa raccontare il trauma di aver fatto la Seconda Guerra Mondiale perché sua madre era una ragazzina di Dresda.
Lettera al protagonista:
Ciao Kurt,
tranquillo non sai chi sono perché non ci conosciamo, non è che ti sei scordato pure di me.
Bisogna dire, Kurt, che hai avuto una certa dose di c**o a salire su un aereo a caso e sederti proprio vicino ad una psicologa gnocca e che si innamora di te in un nanosecondo!
I dialoghi con la tua amichetta psicologa mezza matta sono la cosa meno coinvolgente che io abbia mai letto e tutta la storia d'amore è completamente surreale... roba da stancarsi dopo venti pagine!
La parte più interessante del tuo viaggio è quando seguendo i cassettini della memoria -come diceva lo zio Gerry- finisci a Dresda, Tennessee proprio sull'uscio della migliore amica di tua madre.
Hai anche la fortuna che la vecchietta non veda l'ora di raccontare tutta la loro storia di ragazzine di Dresda sotto le bombe alleate ed il terrore che arrivassero i russi.
Questa parte sarebbe sicuramente la più interessante: nonostante sia un racconto di poche pagine riesce ad essere molto incisivo.
La contestualizzazione di questo racconto però con una trama completamente insipida lascia molto poco spazio per apprezzarlo.
Sul finale non dico nulla, non perché abbia paura di rivelare qualcosa a qualcuno (Kurt senza offesa ma non auguro a nessuno di leggere la tua storia!) ma perché è altrettanto irreale come tutto il resto della lettura.
Autrice: Carolyn Slaughter
Anno pubblicazione: 2007
Dove: New York, Tennessee e Dresda in Germania
A chi può piacere: faccio fatica ad immaginare qualcuno che possa volerlo leggere
Un'altra recensione: non l'ho trovata. Probabilmente non sono l'unica ad aver letto questo libro, ma l'unica ad aver pensato di avvisare altri lettori su che tipo di lettura li attenda.
E anche per quest'anno Sanremo è andato!
Io adoro Sanremo e tutto quello che comporta: le canzoni, i gruppi whatsapp per commentare con cattiveria inaudita, le pagine facebook che fanno ironia e, per l'occasione, ho pure rimesso twitter sul cellulare in un crescendo di acidità (ma acidità simpatica)!
L'evento però principe della settimana di Sanremo è la grande festa che da anni ormai si organizza a casa mia con abbigliamento e menù ogni anno con un tema differente, giochi e ricchi premi.
Quest'anno sono proprio soddisfatta della riuscita del "nostro" Sanremo italiano!
Sul Festival di Baglioni ho invece molti dubbi e sono ben poco soddisfatta.
Già lo scorso anno la sua conduzione egocentrica non mi era piaciuta molto e quest'anno non ho cambiato idea: che pesantezza le sue apparizioni sul palco.
Anche la scelta degli ospiti italiani non mi è piaciuta molto: mancava la grande star a movimentare le serate, quella che aspetti tutta la sera perché sai chi è oppure vai a dormire perché non l'hai mai sentita nominare.
Loredana Bertè, a cui Moz ho dedicato un post approfondito, riesce a fare un piccolo miracolo: nonostante il look da fata turchina horror è incredibilmente credibile nel suo ruolo di artista e coerente con il contenuto della sua canzone.
Non so se avete capito bene: una persona -credibile e -coerente.
Non azzardo a dire che ci vorrebbero più Berté in giro (è pur sempre una fata turchina probabilmente matta come un cavallo che tutte le sere pensi che finirà con il rimanere in mutande!), ma un po' più di Bertè in tutti quello sì.
Tanto tempo fa esisteva una blogger, Monica, che organizzava un appuntamento mensile in cui, dato un tema, ognuno doveva scrivere un post di viaggio con tre foto relative a quell'argomento: quel post era il #sensodeimieiviaggi.
Giocando al "giochetto" proposto da Martinaway su instagram che nelle ultime settimane proponeva il tema della cucina, mi è tornato... un certo languorino!
Ecco come nasce questo post con i 10 (non riuscivo a sceglierne tre) piatti che mi hanno fatto pensare "tornerei lì per mangiare quella cosa lì!"... non di tutto c'è la relativa foto perché solitamente quando vedo qualcosa da mangiare mi ci butto con grazia e secondo le regole del galateo!
Io a tavola
Le colazioni:
Mi riprometto spesso di andare a Napoli, dove non sono mai stata se non per un paio di ore di cambio treno per andare in Calabria.
In quel pochissimo tempo ho assaggiato per la prima volta la sfogliatella riccia e ho scoperto che cos'è l'amore. Io non ho mai mangiato un dolce così buono, al solo ricordo mi brillano gli occhi e se sento che qualcuno scende a Napoli gli chiedo lo imploro di portarmene una!
Un post condiviso da Mario Saviano (@italyfoodedrink) in data: A Valencia
La prima volta che sono stata a Valparaiso ho mangiato un plumcake, anzi un budìn come dicono loro, al limone con i semini di papavero. Era buonissimo <3
Non so se a renderlo così buono contribuissero anche il sole, l'oceano, i murales, la posizione del bar proprio sotto ad uno degli ascensori o il gran quantitativo di burro che ci avevano messo, ma io ho provato a rifarlo a casa e non mi è mai riuscito con lo stesso gusto.
il caffè invece preferisco dimenticarlo!
La colazione salata può dare tanta gioia quanto quella dolce e quella di Valencia mi ha proprio conquistata!
A Valencia è normale vedere fuori dai bar cartelli con sconti per caffè, spremuta e tostada con tomate, ovvero pane tostato con una salsina di pomodoro sale ed olio.
Lo spuntino:
L'unica città al mondo in cui si può gustare questo pane è a Cracovia.
Ma se sarete in giro per Cracovia non potrete non mangiarlo: ve lo venderanno in qualsiasi banchetto in qualunque strada. Solitamente c'è quello semplice, quello con i semini di sesamo e quello con i semini di papavero... provateli tutti e w gli obwarzanek!
Un post condiviso da F.K.H. (@flaneurskaleidoscopichorizons) in data:
Il pranzo:
Per un pranzetto veloce in Francia mi piace tanto mangiare una cosa che non è francese ma in Francia si trova facilmente: il tabulè.
Per fare uno spuntino veloce ed economico bastava entrare in un Carrefour e prendere dal banco frigo la porzione di tabulè, una specie di bulgur con verdure e uvetta, e trovare una panchina dove mangiarlo. Una cosa squisita, provata a rifare a casa (che ci vorrà mai) e che forse manco le galline si sono volute mangiare!
A pranzo però se c'è tempo ci vogliono i carboidrati e la mia pasta preferita è la cacio e pepe.
Adoro Roma, ci tornerei millemila volte. Non solo per mangiare due tonnarelli cacio e pepe, ma anche soprattuttoper loro!
Merenda:
Il mate in Argentina non è solo una bevanda: è una filosofia di vita. E ogni momento è buono per filosofeggiare in compagnia o da soli con il proprio mate.
In teoria potrei pure farmelo in Italia: la cannuccia e la "tazza" per il mate li ho comprati, come pure l'erba da mettere in infusione. La sola idea mi fa venire la nostalgia di quei mate in compagnia e non l'ho mai rifatto a casa... aspetto di tornare là prima o poi (salvo poi lamentarmi perché ogni venti minuti ti ritrovi a bere mate con qualcuno!).
La cena:
In Bretagna troverete una creperie dietro l'altra ed in ogni angolo, dai posti più turistici a quelli sperduti.
In Bretagna non mangiano le crepes come i francesi, ma le gallettes: assomigliano alle crepes salate ma sono quadrate e scure perchè sono fatte con il grano saraceno (ed un quantitativo di burro importante!).
Sulla farcitura c'è l'imbarazzo della scelta, ma io credo di aver provato ogni combinazione possibile comprendesse il formaggio di capra! Se si vuole essere come dei veri bretoni, allora dovrete anche sorseggiare il sidro nella relativa tazza!
Un post condiviso da Monica Rosu (@monicarosu_d) in data:
Il dopocena:
Datemi una serata d'estate calda, Barcellona e il casino della Rambla (quello che mi fa dire "Bello ma qui non ci vivrei"), datemi anche gli amici giusti e la giusta stanchezza. Poi portatemi una caraffa di sangria e buonanotte!
Un post condiviso da Federica (@federica_zucca) in data:
Libri:
Questo mese ho letto due libri belli e due libri decisamente bruttini.
Da quest'anno ho deciso di cambiare le mie recensioni e impostarle in modo differente (chissà quanto resisterò): oltre a scrivere una lettera ai personaggi del libro, linkerò anche la recensione di qualcun altro perché mi sembra utile avere più pareri quando uno sceglie di leggere un libro.
Qui sotto invece come sempre la classifica dal più bello al più brutto dei libri del mese:
Le letture di gennaio mi hanno portato a Buenos Aires, negli Stati Uniti, a Dresda e a Napoli
Magari domani resto: un romanzo che illumina lo spirito. Consigliato a chi ha un po' di blocco del lettore.
Mar del Plata: Le piccole storie colpiscono lo stomaco molto di più dei grandi numeri di una tragedia. La storia di come Videla fece sparire tutti i giocatori di una squadra di rugby, tranne uno.
Sudeste: la storia di un tizio che vive su una barchetta sul delta del rio Paranà a cui non capita quasi nulla. Noioso.
La ragazza di Dresda: un libro insipido. Uno smemorato americano di origini tedesche la cui madre era una ragazzina quando Dresda fu bombardata.
Sono passati 11 anni da quando ho deciso di aprire un blog: 11 anni sono tanti. Questi 11 anni sono tutti qui, tra questi post.
Ci sono momenti memorabili e altri che forse avrei dimenticato se non li avessi appuntati.
Sono molto orgogliosa di questo mio progetto che mi somiglia proprio tanto, con i suoi pregi ed i suoi difetti.
Undici anni però sono tanti e si cambia.
La Federica universitaria -che invece di lavorare sulla tesi apriva un blog- scriveva di se stessa di essere una principessa che ha lasciato la testa tra le nuvole e, quando si ricorda di tornare quaggiù, racconta cosa succede tra i ciliegi.
Ora che di anni ne ho 33 non sono più fatta così, senza darci nessun giudizio di valore ma solo prendendo atto che il tempo passa. Dal ciliegio sono scesa, anche se ogni tanto mi piace risalirci.
Da oggi troverete (o meglio, troverò) un'altra definizione/presentazione che ora mi calza più a pennello.
Oggi nel selfie che mi dedico (11 anni fa non c'erano i selfie, ma ad ora non ho ancora capito come farli senza sembrare Denver!) sono fatta così: Amo i fiori rossi, le ciliegie e la pizza Leggo in pantofole, viaggio in infradito Mi dimentico sempre dove poso le cose e dove lascio la testa: quindi scrivo.
Perché in fondo la cosa più importante è saper cambiar pelle ma rimanere sempre fedeli al proprio cuore, o nocciolo che dir si voglia.