20 agosto 2018

Eleanor Oliphant sta benissimo

Eleanor Oliphant sta benissimo è un libro incredibilmente bello ed emozionate: uno di quei libri a cui continui a pensare anche a settimane di distanza da quando li hai chiusi.
Azzarderò e vi dirò che di libri belli come Eleanor Oliphant sta benissimo non ce ne sono tanti in circolazione!


Io all'inizio non volevo nemmeno leggerlo perché mi sembrava la classica trovata pre-estate che campeggiava in ogni vetrina di ogni libreria che vedevo: devo ammettere che quella copertina è davvero geniale, calzante e catalizza l'attenzione.
Poi ho letto la recensione "disegnata" di Zelda was a writer e ho deciso che lo avrei letto!

“Sono l’unica sopravvissuta, sono Eleanor Oliphant. Non ho bisogno di nessun altro: non c’è una grande voragine nella mia esistenza, nel mio puzzle privato non manca alcun tassello (...) O almeno è sempre quello che mi sono detta”. Restare appesi alle proprie certezze come fossero salde àncore di salvataggio, allontanarsi a gambe levate dal cambiamento, ipotizzare una vita che si sviluppi nel nostro rincuorante e quotidiano raggio vitale. È possibile mantenere questo assetto? È auspicabile restare legati alle soluzioni certe di un cruciverba crittografato? Eleanor pensa di sì, almeno fino a quando nella sua vita irrompe il desiderio di un abbraccio che la contenga, di un giorno sgombro da sensi di colpa e recriminazioni, di un’esistenza finalmente libera e felice. Il viaggio è lungo ma #eleanoroliphant non ha paura di iniziare a camminare ❤️ 📚👉🏻 #eleanoroliphantstabenissimo di Gail Honeyman (@garzantilibri ) #zeldaloveseleanoroliphant #bookeater
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Tutti noi siamo Eleanor Oliphant, anche se per fortuna nessuno di noi ha mai passato quello che ha passato lei.
Tutti abbiamo delle cicatrici nella nostra anima: quel/quei qualcosa che ci hanno ferito profondamente, che avrebbero potuto ucciderci (o per lo meno uccidere una parte di noi stessi), che sono ancora lì a ricordarci che cosa abbiamo passato. Le cicatrici di Eleanor sono vistose, sono sul volto e non si possono nascondere.
Tutti noi siamo scampati ad una situazione che (nel piccolo o meno) poteva schiacciarci e rovinarci la vita e che indubbiamente ci ha cambiato. Eleanor può tranquillamente dire di essere l'unica sopravvissuta: è una fortuna o una croce?

Buon pomeriggio lettori ❤️ Oggi finalmente vi pubblico la recensione di un libro che ho letto per il mio primo gruppo di lettura, organizzato da @ale.books_ . Colgo l'occasione per ringraziare chi ha partecipato, perché per la prima volta ho avuto modo di confrontarmi sulla mia lettura con persone piacevolissime e pareri contrastanti. 😍 Ma vieniamo alla recensione. Ci sono libri che ti capitano tra le mani in momenti particolari della tua vita e sai già che ti stravolgeranno. "Eleanor Oliphant sta benissimo", è uno di questi. Eleanor è il tipico personaggio che o lo si odia o lo si ama. Io sin dall'inizio ho provato una forte empatia per questa ragazza. È apatica, anaffettiva, incapace di provare sentimenti ed emozioni, per il semplice fatto che nessuno ne ha mai provati per lei. Anche un semplice abbraccio, una carezza non sono gesti banali e scontati per lei. Vive in una campana di vetro per proteggersi dal mondo esterno e dai rapporti umani. Ed è convinta di stare benissimo così. La sua vita procede piatta, senza colpi di scena. La sua routine si scandisce lentamente, sempre uguale: il mercoledì l'appuntamento fisso al telefono con la madre, che non fa altro che ricordale i suoi fallimenti, il venerdì un paio di sorsate di vodka per aspettare l'arrivo del lunedì e ricominciare il tram tram lavorativo . Non permette a niente e nessuno di entrare nel suo mondo, nella sua testa. Nemmeno a sé stessa. Non può permettersi di pensare troppo, di ricordare. Tutto deve essere sotto controllo. Anche solo cambiare l'arredamento della casa per lei è impensabile. Quello é il suo luogo sicuro, la casa di una bambina dovrebbe esserlo sempre. Tutto preciso e puntuale come un orologio svizzero. Tanto che all'inizio ho pensato che avesse i tipici comportamenti dello spettro autistico. Fino a quando l'incontro con un aspirante cantante e la voglia di farsi notare da lui, la costringe a metter fuori la testa dal suo guscio e affrontare quel tanto temuto incontro con il mondo. Da qui inizia la sua metamorfosi che la porterà però a risvegliare i fantasmi del passato. (ODIO I CARATTERI LIMITATI DI INSTRAGRAM, SAPPIATELO.😂 CONTINUO LA RECENSIONE NEI COMMENTI QUI SOTTO⬇️.
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Tutti noi amiamo e siamo gelosi delle nostre abitudini, quelle che oggi va di moda chiamare confort zone. Eleanor però non può cambiare nulla della sua esistenza, dall'arredamento del suo appartamento al suo abbigliamento alla vodka che le fa compagnia, perchè se lo facesse dovrebbe costruire un nuovo equilibrio.
Tutti noi, se siamo qui a raccontarlo, abbiamo trovato un amico o una persona fidata che ad un certo punto ci ha aiutato a trovare la forza per cambiare le cose e per fare i conti con noi stessi.
Questa è la storia di come Eleanor Oliphant che si era autoconvinta di stare benissimo riesce a rielaborare la sua infanzia tremenda ed i suoi traumi per provare a stare davvero meglio.



Pare che abbiano definito questo esordio di Gail Honeyman come up-literature: ovvero le letture che servono a tirare su di morale.
Non so se è proprio vero, ma sicuramente quando finisci di leggere questo libro ti pare di conoscere la protagonista come fosse una tua cara amica e ti ritrovi a pensare "Beh se ne è uscita lei dal suo macello, posso sopravvivere anche io a questa piccola rogna che mi dà il tormento". Serve non solo a relativizzare i propri problemi, ma accende un lumino: non quello in fondo la tunnel ma quello che tutti noi, Eleanor Oliphant compresa, abbiamo dentro.

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15 agosto 2018

Un ballo ancora

Claudia è stata gentilissima: mi ha regalato Un ballo ancora di Katherine Pancol quando sono entrata nel tunnel de Gli occhi gialli dei coccodrilli. Questi regali inaspettati, ma pensati, sono delle bellissime coccole... quindi grazie Claudia!

Un ballo ancora è stato scritto a fine anni Novanta dalla Pancol ed effettivamente la tematica del libro è molto in linea con quegli anni. Si parla della paura dell'Aids. Oggi la malattia continua ad infettare, ma se ne parla sempre meno: sicuramente fa meno paura di 20 anni fa e questo la rende più subdola.
In Un ballo ancora Clara, una trentacinquenne cresciuta nella periferia parigina, confida alle sue tre amiche storiche che il suo fidanzato di sempre, con cui da sempre si prende e si molla, potrebbe essere stato infettato ed avere l'AIDS.
Le amiche di sempre sono molto sensibili alla notizia, troppo. Si scopre infatti che tutte (ehm, 2/3) ci sono state insieme e quindi potenzialmente potrebbero essersi infettate anche loro e aver trasmesso il virus ai loro mariti.

Le 4 amiche sono un concentrato di sfighe poco credibile:
La numero 1 è orfana dei genitori: la madre si è suicidata ed ha ammazzato pure il marito. Lo zio a cui l'hanno affidata la faceva prostituire con i pedofili del quartiere.
La numero 2 è orfana di madre, morta di parto. Il padre ha delegato la sua educazione ad una tata e non se l'è mai filata.
La numero 3 aveva una famiglia felice, poi il padre si è innamorato della vicina di casa e si è trasferito al piano di sotto facendo finta di non conoscere più la sua famiglia precedente.
La numero 4 aveva genitori troppo impegnati nel lavoro e a tirare avanti la baracca per occuparsi davvero di lei.
Il galletto di questo pollaio è un artista i cui genitori, star del cinema, se ne sono sempre sbattuti e lo hanno affidato ai nonni. Il padre di lui poi si faceva comunque la fidanzata storica.
L'unica amica che non si è fatta il galletto è la numero 4, che però si tromba gli sconosciuti sui treni.
Può bastare per decidere di non leggerlo?

Ho apprezzato lo stile, sempre scorrevole e coinvolgente, ma la trama fa acqua da tutte le parti.
Quindi caro Un ballo ancora ti ho abbandonato in una cassetta del book crossing... non avevo voglia di riportarti a casa!

04 agosto 2018

Ciao luglio infinito


cielo-nuvoloso

Luglio che mese infinito! Luglio è un mese di transizione perché, come lo scorso anno, sono stata a lavorare sulle Dolomiti friulane: è quasi come essere in vacanza perché il tuo tempo libero lo puoi passare in mezzo a un verde meraviglioso (a meno che il tuo giorno libero corrisponda pericolosamente e sfigatamente ai giorni di pioggia), ma stai Comunque lavorando e devi rispettare degli orari. Non mi lamento, tutt'altro ma non è facile!

Libri:

Nonostante il tantissimo tempo libero, perché qui finito il tuo lavoro non hai altro da fare oltre lavare mutande e calzini, non ho letto molto di più rispetto a quello che faccio di solito. Forse il fatto che io abbia avuto un gran bisogno di recuperare il sonno pregresso ha influenzato le mie letture... i libri letti nel mese di luglio sono tre e mezzo E come al solito questa era mia scala di gradimento, dal più brutto al più bello.

Un ballo ancora di Katherine Pancol: tanto disagio anni 90 concentrate in poche pagine, per fortuna.










La misteriosa morte della compagna Guan: un modo scorrevole e coinvolgente per provare a capire
un po' di più i cinesi, per chi come me sta poco e niente della Cina.









Anime baltiche: un aperitivo delle mie prossime vacanze.












Eleanor Oliphant sta benissimo: un romanzo strepitoso, ironico e delicato per provare a cambiare per davvero.











Viaggi:
Sono stata per 5 settimane a Forni di Sopra, in Carnia. Un bellissimo paesino dove si possono fare delle splendide colazioni e mangiare il frico, che è un pasticcio di formaggi e patate davvero buonissimo. La gioia del frico compensa l'energia impiegata resistere a rimanere qua per più di un mese.
carnia-forni

Questo lavoro e anche l'occasione per vedere qualche altra città per qualche ora, perché capita di doversi spostare spesso.

Ho fatto un giro in centro a Udine, che mi ha colpito per quanto è carina. È una città in cui merita di sostare se si è di passaggio ma dedicarci più di un pomeriggio è eccessivo.

piazza-di-udine

Mi vergogno ad ammettere di non essere mai stata a Firenze prima di averci passato qualche ora ad inizio mese. Ovviamente non sono minimamente bastate per farmi vedere Firenze ma mi hanno confermato quello che mi hanno detto tutti: una città sbalorditiva. Non so quando ma sicuramente ci tornerò come si deve.
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Sono stato anche un pomeriggio a Cagliari, che ho trascorso al Poetto in spiaggia. Grazie ai consigli di MyCagliari ho mangiato degli ottimi culurgionis, dei ravioloni ripieni di patate, ed una seadas da sogno.
spiaggia-poetto-cagliari


E ora? Ora sono a casa per poco più di 24 ore, Giusto il tempo di mangiare qualcosa di buono e cambiare lo zaino.
...E ora punto la bussola molto più a nord est del Friuli Venezia Giulia!


Ps. Spaventoso è quando non riesco a chiudere lo zaino, ma quando lo chiudo con troppa facilità ho un'unica terribile certezza: che c***o avrò scordato di fondamentale 'sta volta!?

30 luglio 2018

La misteriosa morte della compagna Guan

"Ho preso La misteriosa morte della compagna Guan"
"Anche io avevo letto qualcosa di quell'autore cinese"
"E com'è?"
"Come giallo niente di che, ma descrive molto bene la società cinese".

Dopo aver finito di leggere La misteriosa morte della compagna Guan, che è tra i titoli compresi nella promozione della Feltrinelli 2 libri a 9,90€,  sono perfettamente d'accordo con questo parere.
Il giallo di per sé non è particolarmente avvincente o complicato, ma Qiu Xialong è bravissimo nel catapultare il lettore in Cina. Anche il lettore che come me non sa quasi nulla della storia recente cinese riesce ad apprezzare la trama, ma soprattutto rimane sbalordito da un modo di vivere che pare davvero assurdo ed incomprensibile.
Che lo stato cinese fosse lievemente impiccione potevo anche sospettarlo: un paese che ha vietato ai suoi cittadini di avere più di un figlio forse ha l'abitudine di cacciare il naso nella vita privata dei suoi cittadini. Cavolo, ma non immaginavo quanto: mi sembra incredibile che uno non possa cercare il lavoro che vorrebbe ma debba stare alle regole di un'organizzazione del Partito che sceglie per lui!


Il cadavere della povera Guan viene ritrovato nudo dentro un sacco in un canale fuori Shangai.
Presto l'ispettore Chen capisce che quella bella, giovane e sfortunata ragazza non è una donna qualunque: è una lavoratrice modello della nazione.
Per noi questa definizione non vuol dire nulla ma per i cinesi era una carica politica importante, un'onoreficienza di quelle che ti rendono famosa e riconoscibile come le attrici o i personaggi dello spettacolo.
L'ispettore Chen è subito sicuro che il movente non sia politico ma da ricercare nella vita privata di Guan, anche se all'apparenza sembra quasi inesistente.

Nonostante questo, il libro è tremendamente politico: la storia è ambientata nella Shanghai anni Novanta. Quello è un periodo storico difficilissimo per la Cina: sono gli anni di transizione dall'economia e la politica del comunismo a quella del capitalismo.
Sono anni in cui chi é al potere sente che gli sta venendo a mancare la terra sotto ai piedi, ma ha ancora quell'importanza tale da riuscire a insabbiare certe vicende.
Questo non è un giallo alla ricerca dell'assassino ma sulla ricerca di giustizia.
A me è piaciuto, ma sinceramente lo consiglierei come lettura autunnale perché per essere apprezzato è necessaria un po' di concentrazione.

26 luglio 2018

Liverpool. La città dei Beatles


Liverpool è la città di John Lennon, Paul McCartney, Ringo Starr e George Harrison. È la città da dove questi quattro ragazzi sono partiti per cambiare per sempre il mondo della musica, fondando un gruppo che è diventato famoso in ogni dove: The Beatles.
La città di Liverpool, che non è più il grande porto industriale che era a quell'epoca, oggi è una città frizzante dal punto di vista culturale ed ovviamente va molto fiera di questi quattro concittadino celebri in tutto il mondo.

Passeggiando dalle parti del Pier Head vi imbatterete sicuramente nelle statue di 4 ragazzoni che passeggiano felici nella loro città: impossibile resistere alla tentazione di fare una foto (più o meno seria) in loro  compagnia!
I Beatles a Liverpool
Ma ovviamente il fenomeno viene cavalcato un po' ovunque, con gadget e un'infinità di richiami per i turisti... proprio come in questo negozio di caramelle, dove qualcuno con una gran pazienza si è messo a comporre un dolcissimo ritratto di John Lennon & i suoi amichetti.

In realtà le vere mete per gli amanti dei Beatles sono Strawberry Fields, un po' fuori dal centro città dove sono cresciuti John e Paul, Penny Lane, che dà il titolo ad una loro canzone, The cavern, il pub dove suonavano i Beatles, ed il museo a loro dedicato.

Io alla fine, non essendo una vera cultrice del genere, mi sono accontentata di infilarmi al museo dei Beatles una domenica mattina di pioggia

Una delle domande più frequenti per chi va a Liverpool e se meriti davvero spendere i soldi del biglietto di entrata al museo. La risposta che avevo trovato online sui vari blog e forum era che il museo non era niente di che a fronte invece di un prezzo considerevole, quasi €20.
Purtroppo io sono un po' come San Tommaso e se non ci metto di persona il naso non ci credo, ma alla fine mi tocca ammettere che quei soldi non sono stati spesi bene.

Il museo racconta in modo dettagliato tramite un audioguida disponibile anche in italiano il percorso dei Beatles dai loro primi passi fino alla fine della loro storia.
Si trovano parecchi oggetti, tanti abiti, i loro strumenti musicali e soprattutto la ricostruzione degli ambienti che hanno segnato i passaggi più significativi del loro percorso.

Tutto molto bello, tutto molto curato, tutto davvero molto studiato ma poco emozionante e coinvolgente.
Quindi, alla fine della fiera, se stai pensando di andare a Liverpool ti consiglio di guardarti un bel documentario prima di partire , salutare con la mano da lontano l'insegna dell' yellow submarine e proseguire oltre.

Abbastanza delusa da questa esperienza, e forse anche per via di una gran fame, ho deciso di lasciar perdere quando mi sono ritrovata davanti al buttafuori del pub The cavern che mi chiedeva un biglietto di ingresso: mi sono accontentata della Ricostruzione che avevo visto al museo.

Però devo ammettere che ora quando ascolto una canzone dei Beatles ne so sicuramente di più e mi piace l'idea di essere stata per un po' a casa loro.

09 luglio 2018

Anime baltiche

Ho scelto di leggere Anime baltiche quando ho deciso che avrei passato le ferie estive tra Lettonia ed Estonia, su consiglio di Claudia del giro del mondo attraverso i libri.
Non so dirvi se questo libro mi sarebbe interessato così tanto se lo avessi aperto in un altro momento della mia vita, ma posso assicurare che dopo certe descrizioni sarei voluta partire la sera stessa.


Anime baltiche non è un libro di storia, non è un romanzo, non è neppure una guida di viaggio. Anime baltiche di Jan Brokken è un puzzle che mette in luce le vite di grandi artisti, musicisti, registi, scrittrici, e uomini e donne normali, nati cresciuti in quelle che noi chiamiamo indistintamente, e un po' superficialmente, le tre Repubbliche baltiche.
Estonia, Lettonia e Lituania effettivamente sono tre staterelli grandi come uno sputo, che hanno come vicino un gigante ingombrante -da tutti i punti di visti- come la Russia.

In realtà sono tre stati con una loro storia, una loro lingua e delle loro tradizioni: questa indipendenza è costata loro non poca fatica e non poco sangue.
Jan Brokken, che è uno scrittore ed un giornalista olandese, traccia in modo molto discorsivo e scorrevole i ritratti di questi personaggi e nel frattempo ripercorre la storia moderna e contemporanea di questi paesi. È superfluo dire quanto sia importante avere almeno un'infarinatura di quella che è la storia di un paese quando si decide di andare a visitarlo. Leggere i paragrafi di storia sulle guide di viaggio è di una noia di mortale per me, mentre un libro come questo è un'ottima alternativa.

Sono rimasta molto affascinata da una storia che non conoscevo e di cui non avevo mai sentito parlare: la grande catena umana lunga 600 km con cui estoni e lettoni e lituani chiesero in modo pacifico di ottenere l'indipendenza il 23/08/1989.

Ovviamente tra questi dodici capitoli ce ne sono alcuni che mi hanno affascinato di più rispetto ad altri. Mi è venuta una voglia incredibile di visitare Kaliningrad, che fino a qualche settimana fa nemmeno sapevo che esistesse, che si trova in quell'enclave di Russia compresa tra Lituania e Polonia: mentre le tre Repubbliche baltiche sono ormai facilmente raggiungibili dai nostri aeroporti, per andare in questa città è ancora necessario richiedere un visto.
Tra i 3 paesi quello forse viene descritto in modo meno coinvolgente è l'Estonia, mentre Lituania e Lettonia sono una vera calamita per l'attenzione. Non vedo l'ora di essere a Riga per vedere di persona che cosa ha creato il maestro del Liberty lettone Ejzenštejn!

29 giugno 2018

Ciao Giugno

Non sono stranamente in anticipo sul resoconto di giugno, anzi.
Per me questo mese è già finito: mentre mi leggerete sarò in viaggio per iniziare un altro mese di "colonia", termine desueto ma secondo me chiaro per indicare le vacanze estive di tanti marmocchi.
E' stato un mese intenso, di tanto lavoro, per lasciare terminato il lavoro "vero" che riprenderò a metà agosto...
Giugno è anche il mese dei Mondiali: non c'è l'Italia, ma io sono una tifosa sfegatata dell'Argentina e quindi, per il momento almeno, sono ancora in gioco e bella carica!
Se sei novello di questo blog forse non sai che 4 anni fa stavo vivendo a Mendoza, in Argentina: qui troverai un post su come ci ci prepara ai Mondiali, come hanno vissuto l'essere arrivati secondi, e il post Mondiali!

Libri:
Questo mese ho letto 3 libri e mezzo: il libro a metà è Anime Baltiche, fortemente sponsorizzato da Claudia, e che mi serve per preparare le mie ferie... quest’anno metterò sulla mia mappa uno spillo più a nord e più ad est di tutti gli altri!




In ordine di s-gradimento ecco le mie letture di giugno:

Trasfondo: poche pagine per intuire come fu mal gestita la guerra delle Malvinas dagli argentini. Interessante, ma soffocante.










Il peso dei segreti:  ottimo punto di partenza per conoscere un po’ di storia
L
moderna nipponica. Romanzo familiare con un ottimo ritmo.



Mai dimenticare: è un giallo di Michel Bussi. Questo può bastare per dire che è proprio un bel libro?




Viaggi:
Amo i picnic. 
Se poi il posto dove posare la propria coperta è circondato da fiori gialli, un bel sole e tanta pace... è Proprio fantastico!
Questo posto, il pian dell’Azaria, si trova nel Parco del Gran Paradiso e si raggiunge con una facile scampagnata a piedi. 

25 giugno 2018

Mai dimenticare

Il primo libro che ho letto di Michel Bussi, Non lasciare la mia mano, era stata una scelta casuale.
Lo stile di Michel Bussi mi era piaciuto così tanto che me ne sono subito con i miei tempi procurata un altro: d'altra parte se è il giallista più venduto d'oltralpe un motivo ci sarà!
Non sono assolutamente rimasta delusa, anzi: non vedo l'ora di leggerne un altro.


In Mai dimenticare siamo nella regione di cui Bussi è originario: la Normandia e in particolare vicino ad Etrat, dove si trova una delle falesie più alte d'Europa.
Il romanzo però non è ambientato d'estate quando le spiagge della Normandia sono prese d'assalto dai turisti, ma a febbraio quando i turisti si possono contare sulle dita di una mano.

Il turista sfigato accusato dell'omicidio di una ragazza stuprata, strozzata con una sciarpa rossa e gettata dalla scogliera ha il profilo perfetto per essere accusato di essere un omicida: giovane, arabo, con un handicap importante (ha una protesi ad una gamba) e che lavora in una comunità per ragazzini con problemi psichici.
L'intero romanzo è scritto come se fossero le memorie di Jamal, il ragazzo accusato di questo omicidio (e non solo) ed unico testimone di quello che secondo lui è stato un suicidio:
La versione dei poliziotti vi apparirà molto più accettabile. Vedrete, anche voi dubiterete. Fino alla fine. Tornerete all'inizio di questo racconto, rileggerete queste righe e penserete che sono pazzo, che vi sto tendendo un  tranello o mi sono inventato tutto. Invece non ho inventato proprio niente. Non sono pazzo. Non sto tendendo nessuna trappola. Vi chiedo soltanto una cosa, fidatevi di me. Fino alla fine.
Mai dimenticare Il professore di geografia francese contro quello italiano di lettere, non c'è che dire, una bella gara: Bussi contro D'Avenia. Così diversi, così coinvolgenti. Sono due degli autori che ultimamente spopolano nelle librerie, vorrei davvero tornare ragazzo per avere profe così... Oggi varco le Alpi per raccontarvi dell'ultima fatica del bravo Michel, Mai dimenticare. L'autore transalpino ci porta nella sua Normandia, a Yport, piccolo paese stretto tra due falesie ai bordi della Manica. Il suicidio di una donna riapre vecchie ferite che nemmeno il tempo aveva sanato. Dieci anni dopo l'omicidio di due giovani ragazze il modus operandi è sempre lo stesso: violenza sessuale e strangolamento. Jamal Salaoui, ragazzo magrebino portatore di handicap e testimone oculare, viene accusato di aver assassinato la presunta suicida. Inizierà un viaggio dell'assurdo che porterà il protagonista a credere a tutto ed al contrario di tutto. E con lui il lettore. Con la forza prorompente della sua scrittura, giocando con il tempo e con una buona dose di mistero, Bussi mi ha fatto letteralmente "impazzire" durante la lettura... Un giallo complesso, omicidi e personaggi che rincorrono gli anni, un finale sbalorditivo, forse troppo. Ed è questa forse l'unica pecca dell'autore nel romanzo: con l'intento di stupire, dopo una trama geniale, si è lasciato prendere un po la mano con qualche forzatura di troppo. Rimane comunque un libro coinvolgente, scritto benissimo e con un epilogo che mi ha addirittura commosso... Ed ora sotto con il 2.0... Buona domenica.
Un post condiviso da Riki (@ti_racconto_un_libro) in data:

Il caso della povera Magali, bellissima ragazza ventenne, ricorda terribilmente altri due omicidi di due ragazze sue coetanee avvenuti con modalità simili e la stessa arma del delitto una decina di anni prima: la sciarpa rossa.
Davvero dobbiamo credere a Jamal anche se tutto sembra indicare che l'assassino è lui oppure è tutto frutto di un complotto? Chi è che ha ucciso 3 ragazze nel giro di 10 anni con una sciarpa rossa?!?!


Questo libro è assolutamente consigliato:
- a chi ha in programma un viaggio in Normandia e vuole leggere descrizioni minuziose dei paesini e dei paesaggi;
- ama i gialli complessi, dove l'assassino è troppo scontato per essere davvero lui ma non si riesce ad azzeccarlo fino alla fine.
- non ha paura di mettersi a leggere un libro così coinvolgente da non riuscire a fare altro durante tutto il giorno/notte (--> per questo motivo se ne sconsiglia la lettura durante le ferie: potrebbe nuocere alla vita sociale!).

20 giugno 2018

Il peso dei segreti

Cercavo un libro "asiatico" e sono stata fortunata: sono andata praticamente a naso, scegliendo velocissima in biblioteca la mia prossima lettura, che avesse un nome che mi portasse ad est.
Il peso dei segreti di Aki Shimazaki è stato un modo molto toccante per conoscere qualcosa della storia di un paese di cui so poco e nulla: il Giappone.
Quando leggerete sull'aletta che questa è una pentalogia non fatevi prendere dal panico: è stato inizialmente pubblicato come 5 romanzi separati, ma la versione italiana di Feltrinelli li riunisce in un libro solo!

Dans cette saga composée de cinq courts romans centrés chacun sur un personnage différent, Aki Shimazaki nous donne à voir cinq facettes d'une histoire familiale. ✉ On y découvre le Japon du XXe siècle à travers plusieurs événements particulièrement tragiques. 🗻 La violence des chocs émotionnels est pudiquement révélée par un style épuré, simple en apparence mais à la forme très travaillée.🌹 Les titres, qui désignent des éléments naturels (fleurs, oiseaux, coquillages, lucioles), en sont un bel exemple : ils apportent un éclairage métaphorique sur le destin et la psychologie des personnages. 📚 Avec ses sublimes couvertures, ses protagonistes attachants et son écriture allant droit au but, j'ai dévoré et adoré cette série ! 😍 Je vous conseille de tracer un arbre généalogique pour ne pas vous perdre entre les générations. 😄 ↪ À lire absolument pour tous les amateurs de fresques familiales. Chaque tome se lit en 2 ou 3 heures, vous ne serez pas déçus ! 😀📘 #akishimazaki #petitmoispetiteslectures #tsubaki #hamaguri #tsubame #wasurenagusa #hotaru #lepoidsdessecrets #instabook #instalivre #bookstagram #livraddict #livresque #litteraturejaponaise #japon #instajapon #blogueusebelge #bloglitteraire #conseilslecture #lemeac #actessud #babeleditions
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Aki Shimakazi ci racconta la storia di un uomo che viene avvelenato a Nagasaki la mattina del 9 agosto 1945. Ovviamente in quel caos nessuno scoprirà mai che la assassina è Yukiko, la sua stessa figlia poco più di una ragazzina!
Yukiko ormai anziana, poco prima di morire, lascerà una lettera alla figlia in cui le confessa l'omicidio e le chiede di mettersi sulle tracce del suo fratellastro: la donna fino a quel momento non aveva mai sospettato di avere uno zio.


Inizia così un viaggio nella memoria di tutti i personaggi coinvolti, tranne il morto fedifrago, e soprattutto nel corso di un secolo di storia giapponese.
Io del Giappone sono completamente ignorante ed ammetto di non sapere nulla della sua storia, però avevo l'idea che fossero un popolo estremamente gentile ed accogliente.
Ho scoperto invece che sono stati (e forse sono ancora) profondamente razzisti, sia tra giapponesi di regioni differenti ma soprattutto con i coreani. Gli eventi raccontati rispetto ai coreani mi hanno davvero sconvolto.
Questo libro merita una lettura approfondita perché è un modo poco impegnativo per conoscere una pagina oscura della storia del Giappone.
La trama è coinvolgente e l'alternarsi dei punti di vista rende dinamica la lettura.
Davvero un bel libro!

15 giugno 2018

Tag Very Pop Blog - Le nostre estati del passato

MiziMoz ha avuto una bella idea per prepararci nell'attesa dell'estate 2018... che chissà cosa e dove ci porterà!
Moz ci chiede di fare un esercizio di memoria e tornare indietro alle estati della nostra infanzia e andare a recuperare i vari ricordi... per me è stato davvero molto divertente.

Le regole sono semplicissime:
1- Elencare tutto ciò che è stato un simbolo delle nostre estati da bambini, in base ai vari macroargomenti forniti;
2- Avvisare Moz dell'eventuale post realizzato, contattandolo in privato o lasciando un commento a
https://mikimoz.blogspot.com/2018/06/le-mie-estati-da-bambino.html
3- taggare altri cinque bloggers, avvisandoli.



Pronti? Allecciate la cintura della macchina del tempo che fra poco sarete catapultati nelle mie estati degli anni '90!

GIOCO IN CORTILE

A me d'estate piaceva tantissimo "cucinare" e come delle brave cuoche attente alla salute delle nostre bambole cucinavamo... rispettando le stagionalità XD
Prima della fine della scuola con mia sorella preparavamo tantissime "pastasciutte" con i gambi dei denti di leone, mentre in piena estate ci divertivamo un sacco a fare la "cacata", ossia una minestra con le foglie dei cachi del vicino (e metà del divertimento era garantito dal nome della pietanza!).
Quando l'estate stava per finire ed iniziavano i primi temporali di agosto, mia nonna ci liberava in giardino alla raccolta di lumache rosse che mettevamo dentro una soluzione di acqua e sale... ci divertivamo un sacco! Sono stata una bambina sadica prima di diventare vegetariana!

GIOCO IN SPIAGGIA

Per qualche motivo che non ricordo i nostri (miei e di mia sorella) castelli di sabbia avevano un nome molto più romantico: le case dei topi... che bambine dai gusti raffinati!

FUMETTO

Avevo una vera e propria passione per tutto ciò che aveva a che fare con la morosa di Topolino, quindi il giornalino che mi faceva compagnia in spiaggia d'estate (se mi comportavo bene) era Minni!
D'inverno non credo lo leggessi spesso, ma sicuramente usavo i segnalibri che si trovavano nel giornalino con tutti i personaggi Disney...

CIBO

La mia nonna a giorni alterni mi preparava le frittelle di fiori di zucca rigorosamente non ripiene e non salate... e io ne mangiavo una dozzina (minimo) prima di pranzo!
Effettivamente ora che ci penso mi chiedo perché si preoccupasse se poi non mangiavo pranzo!

CANZONE

Era l'estate 1994: la tremenda estate della mia pertosse ed io ascoltavo solo ed unicamente a palla Remix '94. Era una cassetta arancio fluo e una delle mie canzoni preferite era Nord Sud Ovest Est!

LIBRO:

Adoravo mettere il naso tra i libri di mia mamma da bambina: ricordo di aver scoperto così Il giornalino di Gianburrasca, che  mi era piaciuto tantissimo, e Piccole donne, che invece non ho mai finito!

FILM:

L'estate non è la stagione dei film ma ricordo che al mare andavamo al cinema all'aperto... e una volta avevamo visto uno dei miei film preferiti in assoluto: Mr Doubtfire!

LUOGO:

Il luogo delle mie estati è sempre stato Laigueglia e i bagni La Vela con i loro ombrelloni blu e le sdraio gialle: erano il mio pensiero felice per tutto l'inverno!

VIDEOGAME:

Avrei sperperato tutti i miei denari alle macchinette dei videogame in cui si giocava a Puzzle Bobble: non me ne piaceva nessun altro, ero solo ossessionata da quello!



GIOCO DA TAVOLA:

Le carte ci hanno fatto compagnia in tanti pomeriggi quando era ancora troppo caldo per andare in spiaggia oppure faceva brutto e si doveva rimanere in casa.
Il mio gioco preferito era Scopa all'asse.

GIOCATTOLO:

Avete presente quelle specie di racchettoni con il velcro? Adoravo!

TELEVISIONE:

La mattina su Italia 1 c'era Settimo Cielo!!!

LIFE:

Ero una bambina campagnola a cui piaceva da impazzire stare all'aria aperta, che fosse stare nei prati di casa, in gita in montagna o su una spiaggia. L'importante però è che non si giocasse a correre/prendersi: insomma, non sono cambiata di molto!

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Estate 1989 probabilmente

Sentitevi liberi di prendere questo tag anche se non siete fra i 5 nominati: sono curiosa di volare in tante altre vecchie estati!

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10 giugno 2018

Trasfondo

Se non conoscete la storia della guerra delle Malvinas, Trasfondo, scritto da Patricia Ratto, non fa per voi.
Tutto pronto per la recensione: libro, appunti del Salone del Libro, romanzo ed atlante!

Che cosa siano le Malvinas non è necessario saperlo in modo approfondito: sono le Falkland!
Basti sapere che sono due isolotti sperduti nell'Oceano Pacifico, dove non c'è nulla di particolare, ma hanno una posizione strategica per avere un accesso futuro alle risorse dell'Antartide. E questo è uno dei motivi per cui nel 1982 scoppiò una guerra tra l'Argentina della dittatura militare e il Regno Unito della Tatcher.
[Questo è grosso modo quello che ho capito dopo una visita al limite del surreale nel Museo delle Malvinas a Buenos Aires]
museo-islas-malvinas-buenos-aires
Là lo chiamano Museo, io lo chiamo "Pura Propaganda Politica"
Gli argentini si sentono davvero derubati di un bene quindi con loro non dovrete mai usare la parola Falkland, hanno un giorno festivo dedicato alle Malvinas (il 2 aprile, il giorno in cui è iniziata la guerra) e ricordano i loro eroi morti anche al centro di Buenos Aires in Plaza de Mayo e se andrete in Terra del Fuoco li troverete ancora più caldi sull'argomento.
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Proibito l'attracco della navi PIRATA inglesi - Ushuaia
Questo libro non è per tutti per due motivi:


  • la storia dei ragazzi mandati allo sbaraglio su un sottomarino mal equipaggiato è poco nota agli stessi argentini: Patricia Ratto, l'autrice, al Salone del Libro ha detto chiaramente che quando ha ascoltato per la prima volta la testimonianza di un reduce del sottomarino San Luis non ne sapeva nulla. La ricostruzione della storia di questi militari, che per 39 giorni hanno tentato di difendere le coste delle isole Malvinas dagli inglesi su un mezzo dove persino i sistemi per le comunicazioni lasciavano a desiderare, è stata difficile perché non si trovano documenti ufficiali. Probabilmente la dittatura, che in quel momento si trovava in grande difficoltà, cercava delle vittime con cui influenzare l'opinione pubblica ma si è ritrovata con 35 uomini che erano il simbolo della sua sconfitta: questi ragazzi furono fatti sbarcare di notte in modo vergognoso e senza alcun onore in una piccola località vicino Mar del Plata.
  • Fonte: il manifesto


  • Lo stile è volutamente claustrofobico: l'autrice ha spiegato come oltre alla ricerca storica abbia dovuto avviare una ricerca tecnica su che cosa significhi vivere in un sottomarino. Il suo stile rende molto bene l'idea di avere poca aria, i rumori dei motori, la mancanza di luce naturale: sembra per davvero di soffocare durante la lettura, ma questo dopo un po' rende pesante la lettura.
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Trasfondo di Patricia Ratto è una lettura adatta a chi è impallinato con la storia dell'Argentina oppure per chi ama i sottomarini.