24 aprile 2018

Cos'è la destra / cos'è la sinistra

Sono tornata dai primi 4 giorni inglesi della mia vita e ho una considerazione importanterrima da fare.
Si dice che dai viaggi bisogna tornare un po' cambiati, arricchiti, che i viaggi e gli incontri aprano la mente.
La citazione che apriva la mia tesi di laurea, una vita fa, era di Proust: un vero viaggio non è cercare nuove terre, ma avere occhi nuovi.

Torno dall'Inghilterra sapendo di aver sempre dato troppo peso ad una di quelle cose che ti ripetono sempre da bambino: "prima di attraversare guarda bene".


Se davvero ci volesse coscienza per attraversare la strada allora non si spiega come io sia tornata a casa viva e sulle mie gambe!
Ma come cavolo viene in mente a 'sti inglesi di guidare al contrario?!?!
Da che parte sbucano le macchine quando attraversi?
E le scale mobili? Ma ditelo che piazzate al contrario pure quelle, così uno evita di intrapparsi!
Ah, com'è bello saper apprezzare questo mondo vario variegato avariato!

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---- > poi arriverà anche un post serio su Liverpool & Manchester, promesso! Sempre che io non decida di iniziare a guardare a destra prima di attraversare ora che sono tornata a casa: se non mi sentite per un po' potrei essere finita male!

18 aprile 2018

Il valzer lento delle tartarughe

Il valzer lento delle tartarughe è il secondo libro della saga della Pancol: un altro mattonazzo da leggere dopo Gli occhi gialli dei coccodrilli.
Il primo libro della Pancol mi aveva ipnotizzato mentre su questo, per quanto il mio giudizio sia positivo, ho qualche dubbio.

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Il primo motivo per cui mi sono un po' abbacchiata è che il romanzo fatica a ripartire. Questo non è colpa della scrittrice ma piuttosto è colpa mia che so/dovrei sapere che una saga nasce per essere letta a spezzoni e tra l'uscita di un volume e l'altro non passa un giorno, ma mesi ed anni. E' quindi logico che si debbano richiamare episodi, ricordare come siamo arrivati a quel punto e rinfrescare la memoria: l'effetto per il lettore seriale (e che ha scoperto la saga con un leggero ritardo) è di una gran lentezza! Questo è il motivo per cui ho deciso che prima di leggere Gli scoiattoli di Central Park sono tristi il lunedì aspetterò almeno qualche settimana.


Il valzer lento delle tartarughe tinge di giallo le vicende della famiglia di Josephine.

Infatti alla fine del primo libro Josephine ha finalmente ricevuto il suo riscatto ed è di dominio pubblico che è lei la vera autrice del romanzo che in un primo momento aveva pubblicato con il nome della sorella.
Ha lasciato il suo alloggio nella periferia parigina per trasferirsi in una zona molto elegante e chic della capitale, dove inizialmente è un po' un pesce fuor d'acqua.
Josephine viene aggredita una sera mentre rientra a casa e poco dopo viene uccisa una donna nello stesso parco dove lei si è salvata per un pelo. Nella zona c'è un serial killer che continua ad uccidere imperterrito donne che di primo acchito non hanno nulla in comune tra loro... come mai?
C'è poi un intreccio amoroso abbastanza alla Beautiful e Josephine nei panni di una mini-Brooke mi è sembrata non troppo credibile.

Quello che non mi è piaciuto del romanzo è l'eccessivo peso di certi elementi soprannaturali: il malocchio, le stelle che guidano, il papà morto... a mio gusto è stato un po' eccessivo.


Questo secondo libro si regge per quasi metà della storia sulla capacità di coinvolgere del primo: forse è proprio vero che il secondo album libro è sempre il più difficile.
Aspetto di leggere l'ultimo libro per dare un giudizio definitivo su questa saga...
Chi l'ha letto tutto ha avuto le mie stesse impressioni?

11 aprile 2018

Cinque posti che hanno saputo ritornare a vivere (forse pure meglio di prima)

Mi piacciono le città che sanno cambiare: quelle che avevano un triste destino segnato e poi, grazie al turismo o ad un progetto artistico, sono riuscite a risollevarsi.
Forse questa passione mi deriva dall'aver studiato i 5 anni del Liceo ad Ivrea: è una cittadina che vive sul ricordo del fu compianto Olivetti e le sue idee pionieristiche, ma che chi è venuto dopo di lui è riuscito a disintegrare, e nessuno riesce davvero a rilanciare.

Gli anni dell'Università li ho passati invece a Torino: la città che fino a qualche decennio fa era solo Fiat&Fabbriche e dopo l'azzardo delle Olimpiadi 2006 è diventata una meta turistica capace di sorprendere. Torino è riuscita a colorare le sue ciminiere!


Una città portuale come Valparaiso quando è stata tagliata fuori dalle rotte del Pacifico che circumnavigavano l'America Latina non aveva più speranze di essere un porto fiorente.
Valpo, come la chiamano i cileni, è diventata la città dei murales: una città che con i suoi colori e le sue colline (los cerros) ha rubato il mio cuore!
La particolarità è che, mentre in molte città (italiane e straniere) alcune zone sono state rivalutate grazie ai murales, qui a trarne giovamento è stata una città intera che si è trasformata in una gigantesca tela per artisti che arrivano da tutto il mondo.

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Anche Nantes, a sud della Bretagna, ha trovato una nuova vita grazie all'arte contemporanea.
Qui si è pensato di rivedere pezzi di storia importanti facendoli interagire con installazioni  moderne, che di primo acchito non sembrano avere nulla a che vedere.
A Nantes sono stati così coraggiosi da installare uno scivolo di metallo da cui si può scendere dopo essere saliti sulla punta della torre del castello della Duchessa Anna!
Anche l'area del porto è stata trasformata ed ora è un gigantesco ed artistico luna park: io a Nantes ci tornerei ancora, ancora e poi ancora.
nantes-metro-giallo
Il concetto di spazio e misura non è una cosa oggettiva
Varsavia non mi è piaciuta tantissimo come città (molto meno rispetto a Cracovia e Danzica) ma merita di essere visitata (magari in accoppiata con Cracovia) perché Hitler nella sua follia l'ha distrutta completamente ed i russi poi le hanno dato il colpo di grazia.
Camminare per le strade di Varsavia ricostruita come era prima è uno schiaffo in pieno viso a chi ha cercato di schiacciarla e non ce l'ha fatta!
I grattacieli della parte nuova di Varsavia accanto all'Elefante dalle mutande di pizzo --> qui per scoprire cos'è!
Vicino a El Bolson (Patagonia settentrionale argentina) esiste un parco che sia chiama El Bosque Tallado: non è un posto indimenticabile o uno di quelli imperdibili durante un viaggio in Patagonia.
E' un bosco che negli anni '70 è andato completamente bruciato e gli abitanti del luogo hanno deciso di "sfruttare" questa tragedia per trasformarlo in un museo a cielo aperto. Ogni anno arrivano artisti da tutta l'Argentina -ed alcuni nomi internazionali- per mettersi ad intagliare i cespi degli alberi lasciati dall'incendio. Saper rinascere dalle proprie ceneri, rispettando i propri tempi, è già di per sé una grande arte!
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Per me viaggiare significa non solo imparare cose nuove, mangiare cibi diversi, riempirsi gli occhi di cose particolari ma portarsi a casa qualcosa che ti serva nella vita di tutti i giorni, tornare un po' cambiati.
E quindi ora, nuovo 2018/bis, io mi rimetto in viaggio-viaggetto e senza rendermene conto ho scelto un'altra città che ha saputo trasformarsi (o per lo meno così mi pare da quello che ho letto).
Quale? Questo è il primo indizio!
Il mio programma di viaggio è in fase di realizzazione finale

Se anche voi volete scrivere un post sui luoghi che avete visitato e che vi hanno colpito per questo motivo per favore segnalatemelo che sono alla ricerca di nuove idee per tanti nuovi viaggi da fare con lo zaino in spalla!

08 aprile 2018

Gli occhi gialli dei coccodrilli

Gli occhi gialli dei coccodrilli è il primo libro della trilogia di Katherine Pancol ed ha 600 pagine.
Io l'ho scelto in biblioteca, ignara di tutto questo, semplicemente ammagliata dal titolo e non di sicuro dalla copertina di Bompiani che lascia un po' a desiderare.
leggere-caffè
Appena esce un raggio di sole io mi metto a leggere nei dehor dei bar
Gli occhi gialli dei coccodrilli racconta la storia di Josephine, una ricercatrice francese di storia medioevale specializzata nel XII secolo, con una vita familiare per nulla facile.
Il romanzo inizia con lei che si taglia mentre sbuccia le patate in attesa del ritorno delle figlie da scuola mentre il marito bighellona per casa. Da lì a poco il precario equilibrio di Josephine salterà in aria perché il marito la sta per abbandonare per un'altra donna e deciderà di trasferirsi in Kenya con l'altra ad allevare coccodrilli.
Josephine si trova così sola, con un impiego precario, a dover badare a due ragazzine: la maggiore è una ragazza stupenda quanto determinata a diventare una donna di successo, costi quel che costi.
Jo, che si è sempre sentita un brutto anatroccolo ed è così insicura, non ha possibilità di scelta: deve rimboccarsi le maniche e salvare se stessa e le sue figlie dal casino in cui il marito le ha cacciate.


Sicuramente non può fare affidamento su sua madre, che è una stronza anafettiva di prima categoria, e nemmeno sulla sua bellissima sorella che finirà per cacciarla in un altro guaio ancora più grande.
Iris la convince a scrivere un romanzo con il patto segreto che a Jo andranno i meriti economici mentre lei si occuperà della promozione e si prenderà in pubblico le glorie del suo successo... ovviamente le bugie hanno le gambe corte!
Leggere al Parco della Tesoriera a Torino
La vita era continuata, dopo, la vita continua sempre. Ti dà delle ragioni per piangere e delle ragioni per ridere. E' la vita, Josephine, fidati. [...] A volte ti pesta i piedi, altre ti fa volteggiare. Bisogna entrare nella vita come si entra in una danza. Non interrompere il movimento per piangersi addosso, accusare gli altri, bere, prendere delle pastiglie per attutire il colpo. Volteggiare, ondeggiare, ballare.
Gli occhi gialli dei coccodrilli è la storia sul coraggio di chi reagisce a testa alta alle sfide della vita, sulla determinazione di chi si rimette in gioco e chi riesce a cambiare se stessa.

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Non fate come me: scegliete consapevolmente questa lettura.
Perché quando arriverete alla fine di questo libro, che si lascia letteralmente divorare, non potrete resistere alla tentazione di buttarvi sul volume successivo e poi ce ne sarà ancora un terzo per un totale di altre 1500 pagine. Se inizierete a leggere la Pancol potrete dire addio alla vostra vita sociale. E non dite che non vi avevo avvisato!
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05 aprile 2018

Ciao Marzo

Marzo pazzerello, vedi il sole prendi l'ombrello: un po' come il mio umore altalenante, ma non mi lamento nemmeno troppo... ecco che cos'è stato questo terzo mese ricco di tante letture ed una bella scoperta!


Libri (dal più bello al meno bello):

Questo mese ho letto sei libri, che per me è davvero tanto. Tre di questi parlavano di anziani: è stata una strana casualità!





Americanah: una storia di ordinario razzismo e di come una ragazza nigeriana scopre di essere molto nera solo quando va a vivere negli Stati Uniti.












Non lasciare la mia mano: vacanza ai Tropici? Non sempre è una buona idea. Libro giallo per chi ama viaggiare










Le cose cambiano:  com'è essere anziani negli Stati Uniti? Non fighissimo.














Dodici ricordi e un segreto: un nonno piemontese, qualche ricordo ancora nitido, un segreto gigante e tante frasi da sottolineare.










Patagonia Express: non è un libro imperdibile sulla Patagonia, ma sono appunti che risvegliano ricordi vivaci in chi ci è stato.











Mistero a Villa del Lieto Tramonto: pseudo giallo finlandese ambientato in casa di riposo. Noioso.









Gironzolii:
Questo mese non sono andata molto lontana ma sono stata qualche volta in più del solito in città/Torino e ne ho goduto di aspetti che di solito vivo poco!
Di questo mese di marzo ricorderò una bella serata in piazza Vittorio con quel chupito alla viola e nutella che "ne potrei bere altri 10" [cit non mia, giuro!] e la brioche alle tre del mattino. come fanno i giovani :)
Ricorderò una bella mattinata a mangiare datteri e "patatine" di platano durante la visita guidata di Porta Palazzo, il più grande mercato all'aperto d'Europa.
E porterò con me lo stupore di trovare il "profilo" del mio Pablo Neruda in un quadro di Guttuso, un artista che conoscevo pochissimo ma che mi ha emozionato fin dal primo momento in cui sono entrata alla GAM. Certo quando ho visto la gigantesca tela che rappresenta il funerale di Togliatti e ho visto il Poeta... mi sono sciolta in un brodo di giuggiole!



31 marzo 2018

Mistero a Villa del Lieto Tramonto

Non ho deliberatamente scelto di leggere libri sulla vecchiaia, ma credo che, siccome me ne sto occupando molto al lavoro, forse questo abbia influenzato inconsciamente la scelta delle mie letture: questo mese infatti avevo già letto un libro con protagonista una vecchietta negli Stati Uniti che non può permettersi una casa di riposo per il marito e un nonno italiano che di fronte alla sua demenza sceglie di farsi ricoverare per non pesare sulla famiglia.
Con Mistero a Villa del Lieto Tramonto mi sono trasferita ad Helsinki: tutti noi abbiamo il pregiudizio che la qualità della vita e dei servizi nei paesi del Nord Europa siano un vero paradiso terrestre, distante anni luce da quelli che abbiamo noi. Minna Lindgren, l'autrice, in un'intervista di qualche anno fa quando il libro è stato tradotto in italiano dichiarava che invece i finlandesi pensano che in Italia e nei paesi del Mediterraneo la famiglia sia ancora un'istituzione così forte da permettere di prendersi cura degli anziani.
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Letture in pausa pranzo

Villa Lieto Tramonto ospita anziani autosufficienti ed anziani che non sanno più cosa si fanno in un reparto di isolamento.
Le protagoniste del libro sono tre nonne ultranovantenni ancora vispe, seppur con qualche acciacco, capaci di uscire dalla struttura ed andare in giro per Helsinki in autonomia e abbastanza sveglie per rendersi conto che a Villa del Lieto Tramonto non è tutto oro quel che luccica.
Tutto inizia quando si scopre che il giovane cuoco è morto in condizioni misteriose (ecco il perché del titolo e della copertina spagnola!), ci sono dei piccoli furti ed un inserviente viene accusato di aver stuprato un anziano.
Questo libro racconta di tante solitudini e di anziani dimenticati, vuoi perché non hanno figli oppure perché i loro figli sono morti senza diventare così tanto vecchi oppure perché sono menefreghisti.
Racconta anche di storie di amicizia che danno la forza di vivere e regalano tanta gioia.
Tre nonne e un cuoco morto
Sulla copertina si legge che The Independet ha scritto che la Minna Lindgren è la Agatha Christie del Nord.
Parliamone.
"Tic tac, tic tac, tic tac" è quello che ripete sempre come un mantra Irma, una delle nonne.
Così come a Villa del Lieto Tramonto il tempo sembra non passare mai, anche durante la lettura di questo presunto-giallo il tempo non trascorre mai e noiosamente la fine sembra non arrivare mai.


L'unico buon motivo per cui potrei consigliare la lettura di questo libro è la preparazione di un viaggio ad Helsinki: effettivamente la città è molto ben descritta e vengono citati un sacco di monumenti e palazzi che potrebbe essere utile e carino segnarsi di visitare.
Per dovere di cronaca questo libro è il primo di una trilogia che comprende anche Fuga da Villa del Lieto Tramonto ed Assalto a Villa del Lieto Tramonto. Inutile dire che non mi passa nemmeno dall'anticamera del cervello di mettermi a leggerli.
E ancora più inutile dirvi che la fascetta sulla copertina che lo accomuna ad Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve mi trova molto molto in disaccordo.

27 marzo 2018

Non lasciare la mia mano

Tra la grande isola del Madagascar e l'isola piccina di Mauritius c'è un'isoletta che si chiama Reunion.
Reunion è un'isoletta vulcanica, dove tutti si conoscono, e dove c'è un lato dell'isola ricco di strutture turistiche ed un altro decisamente più povero: Michel Bussi descrive così bene quest'isoletta tropicale che sembra di esserci stati per davvero!

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Michel Bussi è un noto giallista francese: di suo non avevo mai letto nulla, ma so chi gli altri suoi romanzi sono ambientati nella sua regione di origine, la Normandia, mentre con Non lasciare la mia mano sposta le vicende in un'isoletta sperduta nell'Oceano Indiano, che è ancora oggi un protettorato francese.

Ce roman est le deuxième que je lis de Michel Bussi et je ne suis pas prête de m’arrêter. Dès les premiers mots nous rentrons dans le suspense, de suite on mord à l’hameçon. L’auteur nous bluffe à nous mettre sur des fausses pistes, il nous fait voyager au cœur de paysages magnifiques et nous fait découvrir les coutumes de l’île de la Réunion. Cette histoire est documentée avec précision. Un jeune couple Martial et Liane partent en vacances avec leur petite fille sur l’île de la Réunion. Mais ça tourne au drame, Liane disparaît en pleine journée dans sa chambre d’hôtel pendant que son mari s’occupe de sa fille au bord de la piscine. Mais Martial devient le principal suspect, il prend la fuite avec sa fille, une course-poursuite commence au cœur de l’île jusqu’à la dernière page. Le prochain sera certainement Nymphéas noirs du même auteur, j’ai lu que des avis favorables, donc j’ai hâte… #nelachepasmamain #michelbussi #editionspocket #suspense #policier #polar #book #bouquin #instabook #lectrice #lire #livre #livreaddict #roman
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La trama sembra molto semplice, troppo semplice ed infatti il finale è (quasi) a sorpresa!
Settimana di Pasqua e famigliola con mamma-gnocca, papà e bimba in vacanza al sole dei tropici.
La moglie-gnocca sparisce dalla loro camera d'albergo lasciata a soqquadro: ci sono segni di colluttazione, il marito è stato visto entrare in camera ed allontanarsi con un cesto della biancheria dove si poteva nascondere un cadavere e iniziano a morire ammazzate anche altre persone sull'isola.
Tutto porta a pensare che l'assassino seriale sia il marito, ancor più quando nella sua storia familiare salta fuori che c'è un altro morto in circostanze sospette...
La detective dell'isoletta di Reunion ci avrà visto giusto o dovrà cambiare la sua pista?


Questo è un giallo così coinvolgente da farsi leggere giorno e notte in men che non si dica, dopo essersi fatti trascinare nelle vicende di questa famigliola felice e in quelle della detective cocciuta che deve incastrare l'assassino dell'isola...
Da leggere assolutamente!

22 marzo 2018

Dodici ricordi e un segreto

Pagina Facebook del blog
Enrica Tesio è una scrittrice di Torino ed il suo ultimo romanzo è davvero molto piemontese: non nel senso che Torino e la sua regione ne fanno da sfondo, ma nel senso che ne sono quasi protagonisti.

Dodici ricordi e un segreto racconta di una famiglia un po' differente da quella classica: protagonista è Aura una ragazza poco più che ventenne la cui mamma, Isabella, l'ha avuta quando aveva solo 18 anni. Aura è stata cresciuta non dalla sua mamma, che è rimasta ancora una ragazzina, ma dal nonno Attilio.
Nonno Attilio come molti nonni dei giorni nostri soffre di una malattia che piano piano gli sta togliendo memoria e dignità e chiede ad Aura di fargli un enorme regalo: ricordarlo per l'uomo che è stato e non cercarlo quando sarà chiuso in una casa di riposo.
Aura accetta, come accetta di diventare la custode dei suoi ultimi ricordi, ma mantenere fede a quella promessa sarà molto più difficile del previsto.
Facendo così riuscirà a ricostruire la storia della sua famiglia e scoprire un segreto importante sulla sua famiglia.



Sarò sincera: la Tesio in questo suo secondo romanzo mi è piaciuta ma non mi ha entusiasmato.
Ci sono una serie di immagini, frasi, citazioni davvero perfette, di quelle che se avessi ancora una smemo vorrei ricopiarle per non perderle.
La Tesio sul breve, che sia un post su facebook o la sua rubrica su Donnamoderna, è davvero geniale, quando si misura con altre lunghezze secondo me perde un po'.
Il suo Dodici ricordi e un segreto rimane comunque una lettura piacevole e scorrevole, con una tematica importante quale il rapporto vecchiaia-malattia ma allo stesso tempo leggero e non triste.
Se vi capita tra le mani e pensate di fare una capatina a Torino, leggetelo.
[E poi ci facciamo un giro insieme che a me piace sempre prendere un caffè con altri blogger!]

15 marzo 2018

Le cose cambiano

Appena esce un raggio di sole, io in pausa pranzo mi metto a leggere nei dehor dei bar :)
Le cose cambiano di Cathleen Schine racconta una normale famiglia americana, che era ed è molto unita ed è di origine ebraica, proprio come l'autrice.
C'è la nonna che è la vera protagonista del libro, Joy (ma per il nonno è sempre stata Joyfull), il nonno Aaron che è molto malato ed un figlio ed una figlia ormai grandi e con la loro famiglia.
La Schine racconta cosa vuol dire essere vecchi e cosa vuol dire avere una persona anziana in famiglia, sia quando sta ancora relativamente bene sia quando piano piano inizia a perdere colpi.
Come suggerisce il titolo, le cose cambiano come cambiano le persone e come cambiano i ruoli all'interno della famiglia.



Le cose cambiano racconta anche due americhe diverse: quella della East Coast, dove fa un freddo becco, e dove Joy ha costruito tutta la sua vita e che non vuole assolutamente lasciare, e quella della California, dove invece si è trasferita Molly (la figlia) quando si è innamorata di un'altra donna e dove il sole splende sempre e sembra sempre primavera.


Questo libro può piacere a chi è interessato al tema del rapporto figli e genitori anziani, ma a me ha colpito soprattutto per una cosa che mi ha inquietato: il sistema di welfare americano.
Lavoro in un'assicurazione e vado in giro tutto il giorno a raccontare che purtroppo i servizi che diamo per scontati si stanno privatizzando (e non sapete quanto vorrei che non fosse così!) e che alla lunga -ma nemmeno troppo- andremo verso un sistema simile a quello americano.
Joy ha 86 anni e lavora ancora in un museo per due motivi: ama il suo lavoro e la fa sentire viva e meno inutile, ma soprattutto i risparmi della sua famiglia non basterebbero a pagare un'assistenza per il marito malato.
Questa cosa mi ha colpito -e spaventato- tantissimo.

Le cose cambiano è un romanzo carino, ma non imperdibile.
Della stessa autrice ho letto:
Che ragazza! un libro ambientato nella New York degli anni '60
La lettera d'amore che è un vero balsamo per l'anima: è l'unico libro che in vita mia abbia abbandonato su una panchina: meritava di addolcire la vita anche di qualcun altro e spero stia ancora girando! 

08 marzo 2018

Patagonia Express

Patagonia Express di Luis Sepùlveda, in una vecchia edizione tascabile con il prezzo ancora in lire, è arrivato sul mio comodino perché ormai la mia ossessione patagonica è così nota che mi è stato regalato, salvandolo da una vecchia libreria che una signora stava ripulendo per far spazio a libri nuovi.


Luis Sepùlveda mette subito le cose in chiaro: non si tratta di un romanzo, ma di una serie di appunti presi su una moleskine (quando non andavano ancora di moda) su di un viaggio nato da una conversazione con Bruce Chatwin,  che ha scritto un libro famosissimo sulla Patagonia (e che prima o poi deciderò di leggere).


Luis Sepùlveda racconta storie crude, leggende e personaggi quasi mitologici di una terra inospitale, ma con un fascino incredibile, e di un viaggio in nave tra fiordi ed isole e via terra tra le montagne e le pianure sconfinate della fine del mondo.
Vi troverete così invitati a mangiare tantissimi agnelli alla parilla, il piatto tipico della Patagonia, e a sentire storie che sembrano incredibili, come quella della castrazione con un morso ben preciso degli ovini oppure la storia di chi si sarebbe inventato un'impresa di pompe funebri in elicottero per spostare i defunti velocemente su grandissime distanze.

Anche io durante il mio viaggio Patagonico ho preso tanti appunti

A chi può piacere questo taccuino pieno di appunti di Luis Sepulveda, che si legge in un pomeriggio?
- A chi ama le curiosità: storie incredibili e racconti portati dal vento. Se invece amate storie più omogenee o con un filo conduttore chiaro questa lettura non vi entusiasmerà.

Può essere utile come lettura per chi sta pensando un viaggio in Patagonia?
Secondo me assolutamente no, perché parla di posti lontanissimi dai circuiti turistici.
E' molto più bello da leggere a posteriori, una volta tornati dal viaggio per ritrovare un po' dello spirito misterioso incontrato durante il viaggio e ritrovarlo amplificato di mille volte tra le pagine di questo libro!

Il sole tramonta a ovest, si inabissa nel Pacifico, e i suoi ultimi riflessi proiettano sulla candida pampa l'ombra del Patagonia Express che si allontana in senso contrario, verso l'Atlantico, là dove iniziano i giorni.


04 marzo 2018

Americanah

Certi amori fanno dei giri immensi e poi ritornano: questa è una prima lettura che si potrebbe dare di Americanah, un libro bellissimo di Chimamanda Ngozi Adiche (e grazie a Claudia che me l'ha regalato).
Ifemelu è una liceale di una normalissima famiglia nigeriana che si innamora di Obinze, un suo coetaneo bellissimo figlio di una professoressa universitaria.


La loro storia -non il loro amore- non reggerà alla distanza intercontinentale, quando Ifemelu deciderà di lasciare la Nigeria dopo aver vinto una borsa di studio all'Università di Princeton ed Obinze rimarrà lì, con la promessa ed il progetto di raggiungerla prima possibile.



Quando arriva negli Stati Uniti, Ifemelu scopre un paese molto diverso da quello che aveva immaginato, un paese profondamente razzista.
Ifemelu dopo mille difficoltà riesce a trovare un primo lavoro con cui mantenersi e riesce brillantemente a proseguire la sua carriera universitaria.
Ad un certo punto ha un'idea straordinaria: scrivere i suoi pensieri da Nera-Non-Americana su quello che vive ed osserva di questo paese. Apre quindi il blog "razzabuglio" e lì inizia meticolosamente ad appuntare i diversi tipi di razzismo che incontra quotidianamente.
Gli Stati Uniti sono un paese dove un nero viene sempre discriminato in qualsiasi ambito, ma se lo fa presente anche ad un non-nero-progressista (i conservatori alla Trump lasciamoli solo perdere!) si sentirà rispondere  che non è questione di razza, ma di classe/genere/ecc. E' un paese così razzista da negare di esserlo!

"Princeton, in the summer, smelled of nothing, and although Ifemelu liked the tranquil greenness of the many trees, the clean streets and stately homes, the delicately overpriced shops, and the quiet abiding air of earned grace, it was this, the lack of a smell, that most appealed to her, perhaps because the other American cities she knew well had all smelled distinctly. Philadelphia had the musty scent of history. New Haven smelled of neglect. Baltimore smelled of brine, and Brooklyn of sun-warmed garbage. But Princeton had no smell." . . . "Princeton, d’estate, non aveva odore, e anche se a Ifemelu piacevano la verde tranquillità dei tanti alberi, le strade pulite e i palazzi imponenti, i negozi un filo troppo cari e la quieta, persistente aria di meritata grazia, era proprio questo, l’assenza di odore, ad attirarla di più, forse perché le altre città americane che conosceva bene avevano tutte un odore ben distinto. Philadelphia aveva l’aroma muffito della storia. New Haven sapeva di abbandono. Baltimora puzzava di salamoia e Brooklyn d’immondizia scaldata dal sole. Ma Princeton non aveva odore." . . . #chimamandangoziadichie #americanah #readingtime #femaleauthors #femalewriters #africanliterature #blackauthors #readingtime #consiglidilettura #romanzo #libridaleggere #bibliophile #bookstoread #bookphotography #libri
Un post condiviso da Typewriter Girl (@thetypewritergirl) in data:

Dopo aver citato Venditti, è proprio il caso di menzionare anche Nicolò Fabi che viveva sempre con i suoi capelli. [recensioni con citazioni di alto livello culturale, come potete evincere dalla mia preparazione filosofica e sociologica]
In questo libro, come indica anche la copertina, i capelli di Ifemelu sono protagonisti delle sue discriminazioni ma anche motivo del suo orgoglio afro, senza mai farne una scelta politica.
Ifemelu scopre che negli Stati Uniti tenere i capelli crespi al naturale è sinonimo di trasandatezza e che le nere americane, come anche Michelle Obama, ricorrono a potentissimi e superchimici prodotti liscianti, che ovviamente li rovinano non poco.
Il libro inizia proprio quando Ifemelu decide dopo più di 10 anni negli Stati Uniti di tornare a vivere in Nigeria ed è costretta a recarsi alla periferia di Princeton per trovare un salone che le faccia le treccine perché in centro non ce ne sono....

Non vi svelo altro, ma sappiate che è un libro imperdibile!


28 febbraio 2018

Addio febbraio

La rubrica di fine mese #FedericaRicordati rischiava di saltare già al secondo appuntamento: febbraio che in teoria ha solo 28 giorni per me è stato un mese infinito, duro, difficile e tanto tanto deludente.
La verità è che meriterebbe di essere dimenticato e non ricordato: la cosa bella però di avere 30(+2) anni e non 20(+2) anni è che ormai so che è dalle difficoltà che si esce un po' più forti se si stringono i denti, soprattutto quando si tocca con mano quante persone ti vogliono bene e sono disposte a porgerti una spalla su cui piangere e farsi in quattro per farti sorridere.
Quindi ecco qui la "nuova" rubrica che va avanti per la sua strada: non è scappando che si risolvono i problemi.

Libri:
Tra quelli letti questo mese il migliore in assoluto è quello che sto finendo: Americanah, di cui mi mancano poche pagine, di Chimamanda Ngozi Adichie.

Ti ho amata per la tua voce è la storia di Umm Khalthum, una famosissima cantante egiziana dello scorso secolo.
Un libro un po' pesantino, ma che potrebbe piacere agli appassionati di storia del mondo arabo.











La fine della storia è un thriller internazionale ambientato tra Santiago del Cile e la Russia. A me non è piaciuto molto, ma ha il grande pregio di mettere in risalto come la classe dirigente cilena sia oggi invischiata in rapporti poco limpidi.








Le otto montagne di Cognetti ha un grandissimo merito: racconta la montagna in modo assolutamente originale. 
Merita di essere letto.












Cinema:

La forma dell'acqua è candidatissimo agli Oscar. C'è chi lo ha trovato di una poesia unica, io non riesco a coglierne l'originalità. Un film carino e nulla più.









Gironzoli:
Sono andata a Palazzo Madama a Torino a vedere due mostre: quella sui profumi e quella dedicata ai gioielli di Ferré. Nessuna delle due mi ha entusiasmata.

In lettura:
Questa settimana finirò di leggere Americanah, che è bellissimo!
Voglio "tornare" in Patagonia, dove ho lasciato un pezzo di cuore: ho due libri patagonici sul comodino da un po' e non ho ancora deciso quale dei due leggere.

E poi mi auguro un Buon 2018, che per me inizia (o ricomincia) da domani!



23 febbraio 2018

Le otto montagne

Un collega arriva in ufficio e mi molla un libro dicendomi "Questo lo leggi velocemente e secondo me ti piace".
Il libro era Le otto montagne di Cognetti: non avevo mai letto prima qualcosa di Paolo Cognetti e sinceramente, nonostante le ottime recensioni come quella di Claudia, un libro che parla di montagne non credevo facesse al caso mio.
Fonte: Il giro del mondo attraverso i libri
Ed invece è una lettura che mi ha conquistata per la sua ruvidezza ed onestà.
Spesso noi che guardiamo le montagne dalla valle o ci andiamo la domenica a camminare ci facciamo l'idea che vivere in mezzo al verde con le mucche e lontani dal casino sia fantastico, rilassante ed estremamente piacevole.
Paolo Cognetti ci racconta com'è dura la vita in montagna: come la natura non perdoni e come richieda un lavoro continuo e costante per sopravvivere.


Cognetti racconta non solo la montagna in maniera particolareggiata senza scadere nel "pallosismo descrittivo", ma soprattutto i rapporti umani privi di fronzoli.
Le otto montagne è la storia di Pietro e Bruno: due ragazzini che si incontrano a Grana (un paesello che non esiste per davvero) ai piedi del Monte Rosa dove Bruno è l'unico giovane del paese e Pietro trascorre le vacanze estive. E' il racconto di due piccoli uomini che crescono, che fanno scelte diverse, che costruiscono cose diverse ma non dimenticano mai la loro amicizia.
E' anche la storia di una mamma che è brava a fare da collante tra uomini-orsi con poca attitudine alla conversazione ed un padre ed un figlio che non riusciranno mai davvero a capirsi, nonostante il grande bene che si vogliono.


Se siete di quelli come me che fuggono dai romanzi che hanno letto tutti e di cui tutti parlano, trovatevi un collega che vi lasci sulla scrivania libri come questo... merita!

18 febbraio 2018

La forma dell'acqua

La forma dell'acqua ha vinto il Leone d'oro a Venezia.
E' così bello da meritare un premio così prestigioso? Mah! E' carino, stranissimo, ma non è così originale o coinvolgente da essere un film indimenticabile.

Siamo in piena Guerra Fredda in un laboratorio di Baltimora, dove lavora Elisa come donna delle pulizie.
Elisa è muta e ha come amico e vicino di casa un signore omosessuale con la fissa per i parrucchini e ha come amica e collega una signora afroamericana che cerca di far valere il suo ruolo all'interno del matrimonio.
In questo mondo di "diversi" ci mancava il "mostro": ovvero una creatura che è stata catturata nel Rio delle Amazzoni e che gli americani vogliono studiare e temono che i russi vogliano fregargliela.
Elisa mentre fa pulizia impara a conoscere la cosa che vive nell'acqua e siccome la cosa è dotata di cuore (e di pisello) nasce un grande amore.
Elisa non potrà permettere che gli facciano del male e in modo rocambolesco lo farà scappare con l'aiuto dei suoi amici.

Troppo sangue, troppo sesso, troppo strano per essere davvero bello.

Cose da ricordare: chi sembra un mostro non sempre lo è, chi non lo sembra invece può esserlo.