18 maggio 2019

Estonia -la mia top 5

La scorsa estate sono stata in Estonia, prendendomela con calma e cercando di vedere qualcosina di più rispetto alla sola Tallinn.
L'Estonia mi è piaciuta di più della Lettonia (di cui però ho visto solo Riga): l'ho trovata più particolare, anche se in Lettonia si mangia meglio!

Ecco la mia Top 5 della mia Estonia: i 5 posti che, se ascoltate me, dovete assolutamente vedere.

5. Pärnu
Pärnu è la località balneare numero 1 dell'Estonia ed è raggiungibile per una gita al mare in giornata da Tallinn. Io ho scelto di dedicarle un po' più di tempo e considerarla una tappa per spezzare il viaggio in pullman tra Riga e Tallinn: è stata una scelta azzeccata.
Oltre alle spiagge, al vento, alla marea e alle caratteristiche case di legno, a Pärnu c'è qualcosa di semplice ed elegante che mi ha conquistato.
Non poteva essere che così in un posto dove c'è un elefante in mezzo al mare!

spiaggia-mar-baltico

4. Il Museo del KGB all'Hotel Viru
Mi sono chiesta se valesse la pena spendere 11 euro per prenotare una visita di un'ora al museo del KGB all'ultimo piano dell'Hotel Viru. Questo era formalmente l'unico hotel a Tallinn che negli anni '60 potesse ospitare turisti occidentali, ma all'ultimo piano c'era la sede del KGB. Dietro ogni piccolo oggetto c'è una storia che racconta una visione del mondo ormai lontanissima dai nostri pensieri.
Quando sono uscita di lì mi sono detta che era stato interessante, ma decisamente caro per quello che effettivamente avevamo visto. A distanza di mesi è però una visita che mi  rimasta impressa in modo vivido e quindi credo ne sia valsa la pena!
Meglio essere un informatore di tripadvisor che uno del KGB.
Cartello all'uscita del museo
3. Tallinn, Toompea
Tallinn può essere inferno e paradiso, preparatevi.
Quando sono arrivata in centro a Tallinn ho pensato di essere finita in qualcosa di molto più pressante di un centro commerciale la domenica prima di Natale, poi ho scoperto che erano attraccate contemporaneamente 3 navi da crociera. Il mio consiglio è di provare a capire se nei vostri giorni di permanenza ci saranno dei giorni senza turisti crocieristi e dedicarli alla visita della città e negli altri dedicarsi a tutto quello che c'è da vedere fuori dalla città vecchia.
La città vecchia visitata con calma sembra una fiaba, con le sue guglie, le torri, le mura.
Tallinn è una città speciale, una bomboniera e merita di essere ammirata dall'alto: da lì lascia senza fiato!



Un post condiviso da Federica (@federica_zucca) in data:


2. Kumu, il museo d'arte estone
Mai avrei immaginato che il Kumu mi sarebbe piaciuto così tanto quando ho deciso  di andarci visto il tempo bruttino: un'esposizione meravigliosa!
Il percorso è tutto legato all'arte estone dal XVIII secolo in poi ed è veramente ben pensato perché rende palese come nel corso dei decenni sia cambiato il modo di rappresentare la realtà.
Interessantissima anche la sezione dedicata alla propaganda sovietica e la contropropaganda: anche se è stato un pochino inquietante essere guardata da tutti quegli Stalin contemporaneamente.
Ci sarebbe da perdersi lì dentro!
Il mercato dei fiori di Tallinn secondo i canoni del "soviet modernism"

1. Lahemaa National Park
Se andate a Tallinn non perdetevi assolutamente la gita di un giorno al Parco Nazionale Lahemaa: grazie a Claudia di ViaggiVerdeAcido per averlo consigliato sul suo blog!
Non dimenticherò mai la giornata trascorsa tra antiche ville estoni, casette di pescatori, al museo del mare e la fantastica camminata nelle torbiere estoni.
Questo è sicuramente il Top dei Top del mio viaggio tra Estonia e Lettonia!

13 maggio 2019

Salone del Libro 2019

Ho passato un lungo sabato al Salone del Libro. 
Lungo perché sono stata dentro dall'apertura  alla chiusura (quasi): un solo giorno ma molto intenso!


Anni fa mi ero ripromessa che io al Salone del Libro non ci sarei mai più andata di sabato: troppa gente, troppa calca, troppo di tutto.
Ammetto che ho iniziato a pensare di aver fatto una cavolata ad aver cambiato idea esattamente nel momento in cui sono scesa dal treno con Claudia e abbiamo trovato una coda lunga come il mondo.
Per fortuna avevamo il pass stampa blogger e ci siamo infilate nel Salone ancora deserto.

A me del Salone non interessa molto la parte fieristica perché in mezzo a tutti quei libri, a quella scelta infinita, io mi trovo persa: vedo mille cose che mi piacerebbero, ma mai nessuna che mi interessi. Ed è strano per una come me che quando va in libreria vede sempre qualcosa che vorrebbe comprare, ma tutta questa folla mi distrae eccessivamente. Per molti anni sono andata al Salone del Libro uscendo senza acquisti!
Il fatto che la maggior parte degli editori non faccia sconti (o per lo meno regali qualcosa) mi porta spesso a rimandare l'acquisto a momenti successivi.
Quest'anno sono andata al Salone con l'elenco dei libri che dovevo comprare: uno per la festa della mamma, uno per me che volevo da parecchio, la Lonely Planet per il posto che spero diventi la meta della mie vacanze estive come da tradizione (perché EDT fa sconti interessanti), e uno che ho adocchiato alla fine.
Sono soddisfatta e li ho infilati nella borsetta di tela Shakespeare and company, che mi ha portato anni fa mia sorella da Parigi e mi fa sempre compagnia al Salone!

Tra gli altri riti da rispettare c'è la foto al grande scaffalone cilindrico dei libri: la faccio sempre, anche se mi fa un po' tristezza e mi ricorda la libreria finta del primo Berlusconi. Io tutti gli anni quando faccio la foto lì penso a Silvio... e non è un pensiero felice XD

Negli ultimi anni però ho deciso di ascoltare il consiglio di Strawberry e, invece che concentrarmi sull'aspetto fieristico, mi dò agli incontri.
Sono partita con un calendario di eventi piccoli e grandi conscia che non sarebbe stato possibile - e nemmeno saggio- partecipare a tutto.

Munita di penna e quaderno per gli appunti mi sono sparata grandi e piccole code per ascoltare i miei autori preferiti.
Le foto sono incredibilmente brutte, lo so.


Ho ascoltato Claudia Piñeiro raccontare il suo ultimo libro, Le maledizioni, insieme a Margherita Oggero. Questo incontro è quello che mi è piaciuto meno perché mi sembrava ci fosse poca sintonia fra loro e il libro lo acquisterò più avanti. La Piñeiro è la mia giallista argentina preferita e se volete leggere un suo bel libro vi consiglio Tua.
Claudia Piñeiro & Margherita Oggero
Secondo appuntamento con cinque autori latinoamericani dal tema profondo: esiste la letteratura latinoamericana?
Il poco tempo a disposizione di ciascuno non ha permesso di andare molto a fondo ma ci sono stati spunti abbastanza interessanti.
Tra i relatori senz'altro il mio preferito era Sepulveda!
Se solo fossi riuscita a sedermi, credo che l'incontro mi sarebbe pure piaciuto di più!
Da sinistra: il moderatore Bruno Arpaia, i messicani Monge e Villoro, Sepulveda per il Cile, la Piñeiro e Alan Pauls (che è arrivato subito dopo) per l'Argentina
 Molto carino è stato l'incontro invece con Petunia Ollister sugli elementi che possono pesare sul successo o l'insuccesso di un libro: dalla copertina, ad un titolo con una certa parola, al periodo in cui esce. Ci sono tanti aspetti che noi lettori nemmeno pesiamo e ci sono tanti aneddoti divertenti al riguardo!
Petunia Ollister, che su instagram fa delle foto strepitose di colazioni letterarie
  E poi c'era l'incontro che più attendevo della giornata: Giacomo Papi, autore divertente ma profondo che ha scritto una piccola perla come Il censimento dei radical chic.
L'incontro è stato ricco di aneddoti, come quello del perché abbia inserito la ricetta della torta sefardita nel suo libro, e di pensieri relativi al peso della cultura nel nostro mondo.
Giacomo Papi, mai me lo sarei immaginato così tanto alto!
Già ero contenta, ma dopo il firmacopie sono uscita davvero esaltata da una giornata stancante ma bella!
La mia copia de Il censimento dei radical chic autografata dall'autore... e timbrata!
Ultimo pensiero di questa giornata piena di libri, lettori e scrittori.
In giro per il Salone, tra i vari stand, si scorgono tante frasi e idee relative alla lettura. Ne ho fotografate alcune e alla fine la mia preferita è questa e non solo perché è della mia amata zia Row!
Leggere non rende persone migliori, ma un buon libro può salvare chiunque.

08 maggio 2019

Cicatrici

Perché ho letto Cicatrici di Juan José Saer?
Saer è un autore argentino, un classicone, e si sa che io quando sento "Argentina" perdo la bussola.
Non avevo mai letto nulla di suo ma la copertina scelta da  La Nuova Frontiera ha fatto l'effetto di una calamita!
Lo scrittore Juan Josè Saer (1937-2005)
La trama in beve:
Quattro personaggi, ognuno con la propria mania che ormai è diventata una patologia, e un unico fatto che in qualche maniera li rende attori dello stesso fatto: l'omicidio di una donna da parte del marito.
Nessun colpo di scena, solo il lento scavare tra le abitudini di noi umani.




Recensione di Cicatrici di Juan José Saer
Tutte le città argentine in cui sono stata sono fatte a scacchiera, proprio come Torino.
Questo quindi non mi ha stupito. Mi ha sempre strabiliato il fatto che un qualsiasi argentino conosca tutti i nomi di tutte le via del centro di una città e sia in grado di dirti esattamente dopo quante vie dovrai svoltare quando ti dà un'indicazione.
E quando ti danno un appuntamento ti dicono sempre che ci si troverà all'angolo tra quella strada e la tal altra.
L'appuntamento che ci dà Juan José Saer in Cicatrici è al Palazzo di Giustizia a Santa Fe, dove si terrà l'interrogatorio di Luis Fiore, l'uomo che ha ammazzato la moglie con due fucilate a bruciapelo fuori da un bar.

Umana smettila di infastidirmi con ste foto ai libri.
Che oggi il postino ti abbia portato Cicatrici La nuova frontiera non me ne frega niente.
Buona serata da Minni, gatto poco interessato alle letture altrui ma esperto di Cicatrici.

Cicatrici più che ad un romanzo unitario assomiglia ad una raccolta di quattro racconti che si intersecano tutti con lo stesso fatto.

E' un libro che racconta di quattro uomini soli e che scelgono come compagnia il loro vizio ed è un vizio che li porterà ad essere ancora più soli, come in una spirale infernale.

Non è un libro per tutti e per poterlo apprezzare (e non abbandonarlo dopo 3 pagine) si deve conoscere ed apprezzare lo stile degli scrittori argentini degli anni '60: quella loro ossessione per descrivere tutti i fatti della giornata (compreso quante volte fanno pipì) o spiegare nel minimo dettaglio che cosa succede durante una partita di carte.
Se si ama il genere è un libro che darà grandi soddisfazioni, se no sarà una croce!


Autore: Juan José Saer
Anno prima pubblicazione: 1969
Pagine: 300
Dove: Santa Fe, anche se non viene mai nominata
A chi può piacere: è un libro difficile. Per poter essere apprezzato bisogna amare lo stile degli scrittori anni '60 argentini, se no ci si troverà spiazzati.
Un'altra recensione: ottima la recensione di Recensire il mondo: concisa ma sottolinea i punti di forza del romanzo.

03 maggio 2019

Le solite sospette di John Niven

Perché ho letto Le solite sospette di John Niven?
Anni fa ho letto A volte ritorno dello stesso autore: un libro originale e molto divertente ed ironico, anche se a volte mi era parso eccessivamente volgare.
Lo spirito dissacrante di Niven però mi aveva convinto e mi era rimasta la voglia di leggere ancora qualcosa di suo. La copertina di questo libro e la trama mi aveva incuriosito già da un po' e finalmente l'ho letto.
Finalmente, perché questo libro è incredibilmente divertente!
niven-john-libro-rapina-banca


La trama in breve:
Quattro signore inglesi ( 3 sessantenni ed una novantenne) ed un unico obiettivo: rapinare la banca della cittadina e farla franca.

C'è quella appena rimasta vedova e che ha scoperto che suo marito l'ha lasciata piena di debiti ed è morto durante un giochino con una signorina, quella con il nipotino malato grave e che rischia di morire se non lo porteranno negli Stati Uniti in tempo, quella che fa le pulizie all'ospizio dopo essersi divertita molto in gioventù e la più anziana che all'ospizio c'è finita sul serio.

E ci sono due poliziotti inglesi che dovrebbero stanarle durante la loro fuga fino a Marsiglia ma sono incredibilmente pasticcioni e sfortunati!

Le copertine:
La copertina dell'edizione italiana ha un grandissimo pregio: resta impressa ed incuriosisce.
Mi aspettavo però che le signore protagoniste fossero delle vecchiette, come suggerisce la signora in copertina, e non delle sessantenni: suvvia oggi a 60 anni non si è anziane!
E' efficace perché fa subito intuire che si tratti di una nonnetta delinquente...

Le due versioni originali inglesi hanno una copertina incredibilmente brutta e banale, che non evidenziano il punto forte del libro: l'età delle protagoniste.

Il titolo originale svela subito qual è l'obiettivo: fuggire ad una vita divenuta insostenibile e godersi quel che resta... magari proprio in crociera!


Nella versione francese, come in quella tedesca, il titolo è stato lasciato in inglese ma è stato modificato in Old school. La borsetta da signora con dentro una pistola non credo mi avrebbe mai incuriosito.


Il peggio del peggio è una delle due versioni tedesche:in copertina c'è una sedia a rotella. Una delle protagoniste, la più vecchia, effettivamente è sulla sedia a rotelle e la sua sedia a rotelle è un elemento importante nella storia ...ma non così tanto da dedicarle la copertina!

Mi soddisfa invece l'altra versione tedesca: qui si svela subito che al quartetto si aggiungerà una protagonista in più..


Richiesta di affiliazione a Susan, Jill, Ethel & Julie:
Signore, Ladies, Madamine (come diciamo noi piemontesi!),
per favore portatemi con voi!
Ora che ho finito di leggere la vostra avventura mi mancate tanto perché raramente ho letto un libro in cui mi sono divertita così tanto.
Non ho mai rapinato una banca in vita mia, ma ho letto altri libri sull'argomento... fa curriculum?
Non so maneggiare una pistola ma nemmeno voi lo sapevate fare, eppure ce l'avete fatta!

La vostra è una storia che fa tanto ridere, per via del linguaggio molto colorito e delle situazioni in cui andate a cacciarvi.
E' una storia che in modo leggero fa anche riflettere su come non sia mai troppo tardi per rendersi conto di aver sbagliato a giocare le proprie carte, magari affidando la propria vita ad un marito che viene trovato morto con un enorme vibratore fra le chiappe come è successo a Susan.
Non è mai troppo tardi per cambiare vita: voi decidete di tentare il colpaccio con una rapina... e che rapina signore!

Che le donne non sappiano fare squadra è spesso vero ahimè, ma quando riusciamo a rispettare le nostre differenze e compensarci... non c'è Colpo che possa resisterci, nemmeno quando i supercattivi vogliono metterci i bastoni tra le ruote!
Buon divertimento ragazze, ovunque voi siate oggi!


Autore: John Niven, di cui ho già letto A volte ritorno.
Le solite sospette mi è piaciuto di più.
Anno prima pubblicazione: 2015
Pagine: 346
Dove: si parte da un paesino inglese per attraversare La Manica e tutta la Francia da Le Havre a Marsiglia.
A chi può piacere: a chi ama lo stile irriverente di Niven e non si scompone per qualche parolaccia, 
a chi cerca una lettura estremamente divertente, 
a chi piacciono i libri con protagoniste femminili sopra le righe,
a chi pensa che non sia mai troppo tardi.
Un'altra recensione: Anche Righe Vaghe ha apprezzato lo stile un po' sopra le righe di John Niven per descrivere l'incredibile avventura di queste signore!